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Ferdinando Sabatino, nato a Milano nel 1960 si è laureato in Filosofia morale con Franco Fergnani presso l’Università degli studi di Milano con una tesi sulla medicalizzazione e lo stato giuridico della delinquenza in cui applica le tesi di Foucault nei codici penali pre-unitari fino al codice Zanardelli. Professore di Storia e filosofia e di Filosofia e scienze umane, è esperto nei processi socioculturali delle comunicazioni di massa. Si è interessato al pensiero organizzativo delle strutture industriali, già docente presso la Scuola di specializzazione per l'insegnamento secondario dell’Università degli studi di Milano, ha collaborato con la cattedra di Filosofia morale del Dipartimento di filosofia. Si occupa prevalentemente di storia dei sistemi di pensiero e di fenomeni collettivi, ha studiato le istituzioni totali come forme di potere su cui le società moderne hanno articolato aspetti ideologici di risocializzazione per giungere alle più sofisticate e complesse forme ideologiche contemporanee. Ha orientato recentemente i suoi interessi sui problemi della violenza collettiva ed etnica; sulla questione dei diritti e sul conflitto tra lavoro e capitale.
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"...bisogna discernere il rumore sordo e prolungato della battaglia"
Michel Foucault

venerdì 21 maggio 2010

La questione Rai, Santoro e l'opinione pubblica

La questione Rai oggi è diventata una faccenda altamente spinosa. Non sono in gioco tanto i programmi, particolarmente brutti, poco educativi, quasi per nulla divertenti, soprattutto quelli nelle fascie a più alta densità di ascolto; è in gioco la questione della libertà di stampa: dopo tutto, da questo momento, quale servizio avremo? Quale informazione avremo? Dopo "la faccenda Santoro", quale informazione?
Una società veramente libera, deve possedere i requisiti minimi per una informazione non veicolata, ma in grado di far circolare idee, divulgazione, cultura, notizie per una opinione pubblica realmente capace di considerarsi matura, cosa che non sembra esercitarsi nel nostro territorio. Tutto ciò in Italia è seriamente compromesso. Una politica becera e stolta, incapace di vedere oltre il proprio naso, ha letteralmente 'paludato' l'informazione a mestiere di comodo, senza rischi, troppo vicino al potere, tanto da diventare serva del potente di turno. smarrendo così il vero senso dell'informazione, che è quello di accrescere l'opinione pubblica. Chi vuole, oggi in Italia, una opinione pubblica seria e motivata? Se volto lo sguardo, credo nessuno. Forse qualche sparuto gruppo di intellettuali, partigiani delle idee, gruppi depotenziati politicamente e non in grado di formare "opinione". Cosa fanno i nostri, credavamo, alfieri dell'informazione? Se ne vanno. Forse non potevano fare diversamente. Forse. Eppure pensavo che avessero, almeno loro, un po' più di coraggio, di autostima, e restassero lì, in trincea, a far da guardiani alla vera informazione che per anni, comunque, ci hanno dato e garantito nonostante tutto. Invece no, la trincea è sparita, un semplice rompiamo le fila, e, purtroppo, il gioco è terminato. Non entro nel merito del riconoscimento economico. Ha ragione Travaglio nell'articolo di stamani sul "Fatto" a distinguere tra stipendio ed essere comprati; e giustamente ognuno deve essere pagato per il lavoro che svolge. Mi riferivo, invece, al fatto più semplice di rimanere lì e dare fastidio ancora un po' alla faccia del pensiero unico. Hanno vinto loro, inutile nasconderlo. Questa volta hanno seguito la linea del danaro anziché dell'esilio forzato che, lecitamente, dovevano. Ma hanno vinto comunque loro. Che informazione ci sarà da domani? Una grande palude vedo ergersi davanti a noi. Saremo in grado di rimanere saldi e puliti? Dovremo imparare a lavarci con l'acqua sporca se vogliamo rimanere puliti in un mondo sempre più lurido e tentacolare, come ci consigliava quel beffardo di Nietzsche molto tempo fa. Ma questa è filosofia. Tutta un'altra cosa. A presto amici

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