Con la consueta attenzione e precisione di un orologio svizzero, puntuale ad agosto arriva il solito pensiero del presidente della Fondazione Agnelli, Gavosto. Puntuale e comunque ripetitivo nelle sue ricette neoliberal che piacciono tanto ai soliti salotti di cui si può ben identificarne l'origine. Ma tant'è. Solo la morte è più puntuale di Gavosto.
Il nostro, puntualmente stimolato, parla e parla di scuola, non tanto per chiarire come sarà possibile, ad esempio, incominciare l’anno scolastico che verrà con aule in grado di supportare una eventuale ondata di Covid, oppure della tanto abusata idea sbandierata da Bianchi (rimasta solo sulla carta) di mettere soldi per gli impianti di aerazione dato che, dopo due anni di pandemia, gli studenti sono sempre regolarmente stipati in classi pollaio senza adeguati sistemi di aerazione seguendo il principio del metro dalla rima boccale e a breve senza mascherine. Magari avrebbe anche potuto, che so, parlare di come ovviare al solito e annoso problema del reperirimento degli insegnanti poiché le graduatorie sono esaurite e i supplenti come si è visto l'anno passato non si trovano o trovano non conveniente venire a migrare per pochi soldi in città costose. Figuratevi, avrebbe potuto ma alla fine la sua puntuale litania, il problema dei problemi, è che gli insegnanti lavorano poche ore come da intervista su Repubblica. In sintesi, il succo del discorso è semplice: se i docenti vogliono essere pagati di più dovrebbero accettare di rimanere a scuola almeno 35 ore a settimana, come avviene negli altri paesi avanzati. Quali paesi? Puntuale sciorina qualche dato senza ben inquadrarlo nei diversi contesti come cercherò di fare nel mio piccolo. Ma andiamo con ordine.
"I nostri insegnanti dovrebbero ricevere salari europei e lavorare secondo orari europei: trascorrendo più ore a scuola in spazi che dovrebbero essere adeguati e resi più ospitali e salubri a svolgere le attività che permetterebbero di migliorare la qualità degli apprendimenti […] Nel resto d'Europa, queste attività sono disciplinate da contratto e svolte in genere a scuola, con un impegno lavorativo settimanale di fatto a tempo pieno (35 ore in Francia, 38 in Spagna, 40 in Germania)" dice il presidentissimo. Ma è poi così vero? Possiamo dubitarne senza ledere maestà sua?
Ora, per prima cosa non è chiaro a quali contratti europei faccia riferimento nello specifico, ma il Presidente Gavosto non è la prima volta che si macchia di omissioni per diciamo 'forzare' il suo discorso. In Germania, ad esempio, gli insegnanti sono tenuti, a seconda di quale segmento di scuola fanno parte, a fare dalle 28 alle 26 ore di lezione, MA TRATTASI DI ORE DI 45 MINUTI (mentre, come sanno anche i sassi, in Italia sono di 60 minuti) per cui alla fine del discorso prodotto dal Nostro il computo orario complessivo risulta assai simile. Mentre le ore per la correzione dei compiti sono svolte a casa; obbligatorie, come in Italia, sono le ore di riunioni e consigli di classe o collegi. Diventa, dunque, un vero arcano comprendere dove e come le 35 ore di permanenza obbligatoria a scuola postulate da Gavosto possano essere prese e fatte come dirò a breve. Nel nostro paese oltre tutto, oltre alle 18 di lezione settimanale (più una di ricevimento), gli insegnanti devono anche fare 80 ore cumulative per consigli di classe, collegi docenti o dipartimenti, che si vanno quindi a sommare alle altre (le famose 40+40 come da CCNL). A queste ore CHE SONO IN PRESENZA, ci sono tutte quelle che costituiscono il cosiddetto 'lavoro sommerso' degli insegnanti, ovvero la correzione dei compiti (per chi ha sette/otto classi da gestire vuol dire centinaia di elaborati al mese caro presidente Gavosto) e per la preparazione delle lezioni e del materiale didattico, che contrariamente a quanto pensa il presidente Gavosto non si creano da sé, occorrono tempi precisi per poterle elaborare, pensarle, magari produrle con slide o videolezioni. I docenti italiani fanno anche quello per chi non lo sapesse.
Tra tutto il coacervo insieme di proposte buttate lì, resta (possiamo dirlo senza macchiarci di lesa maestà?) oscuro l’accenno di Gavosto a usare le ore aggiuntive per “le attività che permetterebbero di migliorare la qualità degli apprendimenti” (come da intervista). Come anche i sassi sanno, queste ore sono già svolte da moltissimi insegnanti ma sono, appunto, pagate a parte, con fondi del FIS o con PON europei, perché costituiscono "ore di straordinario" in aggiunta alla normale attività didattica. Dunque sono attività aggiuntive. Ora, dal momento che chi vuole può già farle ora e farsi pagare per l'attività svolta, risulta specioso per non dire viziato affermare che a scuola chi fa di più non sia differenziato o retribuito di più perché, ad esempio, chi organizza corsi pomeridiani di potenziamento o di recupero GIÀ ORA riceve un compenso maggiore di chi fa soltanto 18 ore di lezione standard. Peccato che il presidente Gavosto si dimentica di dire che questo Fis, il tesoretto che ogni scuola riceve ogni anno dal Miur per l'ammontare delle sue cattedre di diritto, rimane sempre quello da anni e anni quando non diminuisce per la perdita di cattedre. Per non dire del fatto che, per ragioni interne alle singole scuole ma spesso per via dei pochi fondi, non tutte le materie possono essere oggetto di attività di recupero (che comunque costituiscono 10-15 ore) se non adeguatamente motivate, molte scuole le proporzionano per le materie di italiano, lingua straniera e matematica le altre le fanno in itinere, dunque non retribuite. Come si dimentica di dire, tra le molte che dice, che il problema vero è dovuto al fatto che lo stipendio base di partenza è così basso che nemmeno eventuali integrazioni lo potrebbero portare a essere appetibile (neppure gli 850 € di Letta promessi entro la fine legislatura basterebbero) per quanti abbiano intenzione di svolgere questa carriera. Come diventa ugualmente difficile ipotizzare, come dice Gavosto, che possa attrarre personale altamente specializzato, in particolare quei docenti collocati nell'ambito STEM: ad esempio, se un giovane laureato in matematica o in discipline scientifiche sa che in altri settori immediatamente, cioè come stipendio base, riceve più del doppio, perché mai dovrebbe insegnare a scuola? E questo non vuol dire, scusatemi, che non possa esistere un docente di matematica che intenda esplicitamente svolgere questa attività, vuole solo osservare che in termini di 'pura appetibilita' non risulterebbe conveniente per quest'ultimo alle prime armi e non sufficientemente motivato proporsi per questo lavoro.
Ma torniamo alle 35 ore a scuola che tanto prudono a Gavosto. Gavosto propone che tutto questo lavoro nel preparare lezioni e correggere i compiti sia svolto a scuola. Ok. Solo che non declina alcun motivo realistico di organizzazione del lavoro per questa esigenza, per cui non risulta chiaro il vero motivo di questa scelta anche se pare, ma è solo una mia conclusione ovviamente, più per una necessità di 'controllo del personale' che non per un effettivo miglioramento della qualità produttiva. Uso gli stessi argomenti di Gavosto, comunque di efficietizzazione del sistema produttivo. Agli alunni, ai genitori, financo agli stessi ds, infatti, credo che non interessi sapere se l’insegnante ha preparato una lezione efficace stando a scuola oppure seduto sulla sedia del tavolo di casa sua, l'importante è che il prodotto sia buono e utile. Logico. Per altro suona come veramente curioso il fatto che in una società che sembra orientarsi, anche se in ritardo, a lodare il lavoro flessibile e si dice pronta a incentivare lo smart working come nuova frontiera del mondo del lavoro, uno di quei pochi lavori che invece già hanno un rodaggio di ore svolte in smart working da casa svolte dal personale sia al contrario demonizzata. Voglio dire, a scanso di equivoci, che non si tratta di normare l'attività per contratto (io sono contrario per ragioni lunghe da spiegare qui) ma prendere atto, insomma, che probabilmente mentre altri dipendenti potrebbero essere incentivati a lavorare da casa nelle grandi aziende, gli insegnanti, che già lo fanno, dovrebbero andare a farlo a scuola (io devo ammettere che per comodità mia e per una questione di costi lo facevo andando nella mia classe, ma era una scelta personale e non obbligata dalla scuola). Ma al di là della bizzarria, il presidente Gavosto come un abile prestigiatore nicchia su un particolare non di poco conto: dove dovrebbero farle queste ore? Gavosto dice, giustamente, che le scuole e le strutture scolastiche dovrebbero essere adeguate. Ma no? scopriamo l'acqua calda, anche perché se si vuole imporre per contratto che centinaia e centinaia di insegnanti, dopo il suono della campanella, restino a scuola a studiare, ricevere, pianificare le lezioni del giorno successivo, è evidente che bisognerà che si trovino per loro dei luoghi adeguati dove farlo, magari studi appropriati per ogni singolo docente con tanto di scrivania, computer, connessione internet, stampante etc. Insomma degli uffici attrezzati, una mensa per il personale o per lo meno dei buoni pasto, che finora come sanno anche i sassi non vengono riconosciuti al personale scolastico.
Sarà strano anche per Gavosto, ma nelle scuole italiane tutto questo non c’è: le aule professori, quando ci sono perché a volte non esistono, sono stanze che difficilmente riescono a ospitare più di una decina di persone tutte assieme e in modo malsano. Spesso fatiscenti e al massimo con 4-5 computer. Il resto delle aule, quando i ragazzi escono, vengono pulite e rimangono chiuse fino alla mattina dopo, per motivi igienici, salvo appunto per le attività aggiuntive. Altri luoghi a scuola non esistono. E quando si parla di trovare spazi i singoli ex Provveditorati rimandano la palla al comune, alla ex provincia e a tutti gli enti locali possibili. Spesso neppure le palestre esistono. Gli edifici scolastici sono già in gran parte fatiscenti, per cui caro presidente riammodernarli sarebbe altresi costosissimo e spesso richiederebbe costruzione di nuovi uffici in scuole che sono situate ad esempio in centri storici o addirittura in palazzi pieni di vincoli architettonici, per cui sono impossibili da ampliare. Detto tutto questo, i docenti dove dovrebbero svolgere le loro ore aggiuntive? Forse nei corridoi? Nei bagni della scuola? Nei corridoi? Dove signor Gavosto? Dunque, sembra che a una attenta lettura non ideologica intorno la scuola italiana esistente, non solo la permanenza a scuola degli insegnanti non garantirebbe alcun miglioramento sicuro della qualità dell’insegnamento (caro presidente Gavosto restare a scuola ore in più non vieterebbe comunque di ciondolare o pensare cosa fare alla sera o fare altro come accade spesso, non me ne vogliano gli altri lavoratori, in molti ufficj), ma richiederebbe, QUESTO È IL PUNTO, allo Stato un enorme esborso di denaro che lo Stato non ha e né ha alcuna intenzione di dare: non in stipendi per i docenti, ma in interventi edilizi di adeguamento per far lavorare i docenti solo a scuola. Ma neppure per i docenti visto che sono anni che non esiste un contratto nuovo. Se ci riflettiamo attentamente, dunque, questa boutade estiva del presidente Gavosto appare, nel migliore dei casi, puramente ideologica per una soddisfazione tutta personale nel far restare gli insegnanti sul posto di lavoro in modo improduttivo per 35 ore, nella peggiore delle ipotesi assume i contorni di una malcelata o forse mai esplicitata idea di controllo del personale indipendentemente dal prodotto finito. Mentre in altri paesi si guarda a come migliorare la qualità del lavoro, anche in termini ambientali, per migliorare il rapporto tra chi lavora e il suo ambiente di lavoro in termini di resa, da noi il presidente Gavosto vuole applicare regimi fordisti di controllo che ormai non hanno più alcuna ragion d'essere nei sistemi di organizzazione del lavoro moderni. Poi vedi che è Presidente di 'Fondazione Agnelli', e pensi a come Marchionne nei suoi ultimi periodi obbligasse gli operai della Fiat a non andare in bagno più di una volta altrimenti scattavano provvedimenti disciplinari. Non è che il presidente Gavosto ha in mente una cosa simile?

