Ma è proprio così?
Ogni tanto sulla scuola si sfogano gli spiriti selvaggi della società in maniera inopportuna. Questa volta è il turno del magnifico rettore della Bocconi il quale si lancia in un'analisi che contiene alcune verità oggettive, direi, e profonde inesattezze. Un po' come Alberoni, il rettore produce un'analisi in parte condivisibile ma giunge a conclusioni sbagliate. Vediamo di comprenderci. Secondo il nostro immarcescibile rettore il forte calo dei laureati italiani (meno del 30% rispetto agli altri paesi dell'Ocse) e il primato dei giovani NEET sarebbero colpa della scuola italiana (non dell'università, in primis naturalmente la sua) ancien regime ancorata alla riforma gentile "per rispondere alle esigenze del pensiero dominante" (mentre oggi no?) e di un mondo che non c'è più. Due situazioni inerenti un mercato del lavoro bloccato di una nazione più periferia decentrata che non centro del sistema produttivo, vengono assimilate come effetti di un sistema scolastico arretrato. Eppure il nostro sistema invidiato nel mondo fino a riforme opinabili per declassamento e impoverimento del sistema, ha sempre sfornato fior fiori di professionisti in grado di portarci ad essere quarta potenza mondiale. Questo tanto tempo fa. Poi vennero le 'riforme' calate dall'alto e tutto si complico' tra carte, burocrazia, progetti, decentramento-accentramento, autonomia, linguaggi aziendalistici e quant'altro voluto da una classe politica acefala. Non so dove abbia vissuto in questo periodo il nostro rettore, ma questa conclusione a cui giunge non può rispondere al vero per diversi motivi. Per prima cosa, balza all'occhio che tutto ciò che è passato in questi ultimi trent'anni di 'distruzione del sistema scolastico' probabilmente non è stato minimamente registrato e considerato dal Nostro. Cosa dire, ad esempio, della rivoluzione degli Istituti professionali prima della distruzione della Gelmini? Piaccia o meno, come ricordava l'articolista, da un po' di tempo si sono sfornati esperti in diversi settori della filiera lavorativa che se non sono occupati del tutto è dovuto più che altro a un mercato del lavoro stagnante e non alla scuola. Siamo così sicuri che la riforma dell'autonomia scolastica di Berlinguer, che la riforma Moratti-Gelmini che ha prodotto un taglio mostruoso di classi, ore e discipline in tutti gli ordini scolastici (e distruggendo parte del sistema professionale), che la riforma Renzi-Giannini con la L.107 e la buona scuola siano il frutto della legge Gentile? Ho grossi dubbi. Su tutto ciò rimando al documentatissimo libro di Stefano D'Errico che spiega meglio di come potrei fare io qui il dissesto prodotto nel sistema dell'istruzione. Università inclusa. Se, ahimè, i dati Invalsi dicono di una realtà deficitaria per le competenze di base, forse occorrerebbe ragionare su 'cosa' questi quesiti vanno a registrare, sul come vengono prodotti rispetto agli altri paesi dell'Ocse, sulle intrusioni extra scolastiche che in questi anni, grazie a riforme pessime, hanno tolto tempo e lavoro al nostro sistema educativo. Siamo proprio così sicuri che l'introduzione di una quantità di attività che pesano sul lavoro di base non abbia tolto spazio alla formazione di base di conoscenze e competenze?
Il nostro rettore dovrebbe porsi la domanda su chi siano i colpevoli, eventualmente, della distruzione sistematica del nostro sistema che non ha risparmiato neppure l'università con un 3+2 che ha abbassato il livello dell'intero sistema. Dovrebbe porsi la domanda del perché si continui a mantenere in quasi tutte le facoltà il numero chiuso la cui entrata per gli studenti dipende da quiz che servono poco o nulla. Dovrebbe chiedersi il perché a fronte di scarsità di medici si mantiene imperterrito il numero chiuso alla facoltà di medicina che, oggi, non produce certo medici migliori rispetto a ieri nonostante la forte carenza di medici esistente s mercato. Dovrebbe porsi la domanda di quale formazione si celi dietro corsi di riqualifica professionale che non vengono fatti da docenti di scuola o università ma da esperti del settore. Dovrebbe chiedersi a cosa servano stage che non fanno conoscere niente a chi li fa. Dovrebbe chiedersi perché ogni riforma dell'istruzione è stata fatta sempre senza il consenso dei docenti che ci lavorano, i quali vengono sistematicamente esclusi. Dovrebbe chiedersi se i progetti di 'qualità' che si è obbligati a fare corrispondano alla qualità che si millanta. Dovrebbe chiedersi le ragioni di quella montagna di progetti che vengono gettati nella scuola che tolgono tempo e denari alla vera istruzione. Dovrebbe chiedersi se tutta questa digitalizzazione sia opportuna o meno, tanto che molti altri paesi hanno cambiato traiettoria in merito mostrando senso di responsabilità vedi Finlandia. Tutto ciò mostra che l'immarcescibile rettore docente di statistica abbia concluso, da premesse condivisibili, risultati sbagliati e fuorvianti. Domandiamoci le ragioni di questa svista anche perché, mi chiedo, come non riesca a vedere che anche, se non soprattutto, questa istruzione è il prodotto di interessi specifici di un determinato blocco sociale rispetto gli interessi di chi studia. L'unica cosa che è rimasta della legge Gentile.

