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Ferdinando Sabatino, nato a Milano nel 1960 si è laureato in Filosofia morale con Franco Fergnani presso l’Università degli studi di Milano con una tesi sulla medicalizzazione e lo stato giuridico della delinquenza in cui applica le tesi di Foucault nei codici penali pre-unitari fino al codice Zanardelli. Professore di Storia e filosofia e di Filosofia e scienze umane, è esperto nei processi socioculturali delle comunicazioni di massa. Si è interessato al pensiero organizzativo delle strutture industriali, già docente presso la Scuola di specializzazione per l'insegnamento secondario dell’Università degli studi di Milano, ha collaborato con la cattedra di Filosofia morale del Dipartimento di filosofia. Si occupa prevalentemente di storia dei sistemi di pensiero e di fenomeni collettivi, ha studiato le istituzioni totali come forme di potere su cui le società moderne hanno articolato aspetti ideologici di risocializzazione per giungere alle più sofisticate e complesse forme ideologiche contemporanee. Ha orientato recentemente i suoi interessi sui problemi della violenza collettiva ed etnica; sulla questione dei diritti e sul conflitto tra lavoro e capitale.
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"...bisogna discernere il rumore sordo e prolungato della battaglia"
Michel Foucault

venerdì 13 giugno 2025

COSA CI SUGGERISCE LA SCONFITTA REFERENDARIA?

Alla fine quorum non fu, il sì non passa e si ferma a poco più del 30%. Qualche analisi sarebbe opportuno farla, timida ma  chiara. La domanda che mi pongo già da un po’ di tempo, cioè cosa se ne fanno della democrazia gli italiani, mi sembra giunta oggi a giusta maturazione. Sembra che il nostro paese abbia smarrito non solo l'interesse per la politica, cosa in sé anche capibile, ma anche il modo di poter far valere i propri interessi attraverso la politica. E' un paese che da troppo tempo ha taciuto per ogni nefandezza gli veniva proposta, incurante dei propri interessi più immediati e il periodo dal COVID in poi ha dimostrato la totale insensatezza degli italiani che hanno bevuto ogni cosa accettando le narrazioni che gli venivano imposte. Non siamo più usciti da questa palude. Evidentemente dopo questo referendum la sensazione è che stiamo troppo bene e non si è raggiunto quel livello di guardia che si chiama non dico 'fame' ma 'indigenza' che comporta, per quanti la subiscono quotidianamente realmente anche in questo paese, una vera 'vita di merda senza se e senza ma', con contratti di lavoro da tre a cinque euri, contratti atipici senza futuro con licenziamenti immotivati perché, vuoi mettere, meglio avere uno stipendio da fame che non averlo. Dicono quelli che ce l'hanno, ovviamente. Qui si tratta di capire che società civile vogliamo, quale democrazia, quale lavoro, quale politica. Qui c'è da rifondare tutto un tessuto tra partiti, politica e rappresentanza popolare che oggi è messa in naftalina a nostro discapito, ogni tanto ci dicono che dobbiamo votare e poi ci rimettono nel ripostiglio. Spero lo si capisca in fretta. Sono andato a votare perché ritenevo giusto i temi del referendum non tanto chi li proponeva, per dovere civico ma non nutrivo particolari illusioni, anzi...Le mie personali stime andavano per il 32-35%, sembravano ancora alte vista l'affluenza anche di lunedi che era intorno al 27%. Bassissima. Dunque una debacle annunciata della democrazia diretta. Per cui qualche osservazione occorre farla. Prima cosa la politica, poi la gente. Non so quale delle due parti trovo più colpevole. La politica mostra solo la parte più falsamente comunicativa, a parte il governo schierato blindando il no, quella è la loro idea di società inutile pensare ad altro, l'opposizione si è dimostrata debole, fragile, frammentata come ci si aspettava, completamente smarrita. A parte la manifestazione propagandista dove sembravano tutti uniti usando come traino la questione palestinese, la realtà dice ben altro. Oltre al silenzio 'rumoroso' di questi ultimi periodi tra slogan impolverati e frasi facili ad effetto che hanno fatto capire la loro distanza. Anche la scelta condivisa di un macroscopico analfabetismo politico o di ingenuità se piace di più appuntandosi al petto la medaglia di chi è andato a votare a un referendum come se fosse un voto politico, sostenendo che i votanti del sì al referendum (più o meno intorno ai 12.036.392) erano più di quando il centrodestra vinse le elezioni nel 2022, ha lasciato a bocca aperta per l’inconsistenza politica. Non si ‘riparte dai dodici milioni di sì’ come dicono i tre esponenti Schlein-Landini-Fratoianni che proprio fanno finta di non capire che non siamo all’interno di una competizione contradaiola per vincere una gara, non si vince sperando nei messaggi, bisogna creare adesione su un programma reale e condiviso che non c’è. Anche perché, dati alla mano, errore più errore meno, le cose non stanno proprio così volendo proprio sostenere una cosa così senza senso perché alle politiche del 2022 FdI prese 7.300. 622 voti pari al 25,99%, Lega 3.234.511 pari all’8,77% e FI 2.317.826 pari all’8,11% che complessivamente fanno 12.852.965 preferenze, dunque sempre di più dei 12.036.392 dei votanti al sì nel referendum di oggi. Attestarsi, dunque, dopo una debacle come questa una valenza politica lascia intendere come questa opposizione sia proprio fuori da ogni contesto pensando a una ennesima ripartenza a sinistra che ormai è da mezzo secolo che provoca solo debacle sempre più consistenti. Entrando più nel merito di questa debacle, come poteva il PD che dentro di sé mantiene ancora molti esponenti renziani che produssero il Jobs act smentire se stessi? Tra ‘cacicchi e capibastone’ questi esponenti di un partito geneticamente modificato avrebbero veramente potuto votare per l'annullamento di ciò che avevano alacremente e colpevolmente votato anni fa? Io credo di no e non credo di sbagliare ipotizzando a breve una nuova resa dei conti al loro interno. L’ennesima. E la CGIL che oggi con Landini urla alla luna, perché non urlò nel 2015, non si è opposta oppure ordito le piazze in questi dieci anni? Silenzio, parla solo la foto di Landini con Draghi che gli cinge la spalla. Mai avrei voluto vederla quella foto. La sinistra paga il suo allontanamento dai problemi del lavoro, sul diritto al lavoro, e questo suo sbandamento è percepito dalla gente che non assolvo, ma comprendo. Non assolvo perché il referendum è un potere diretto, sei tu elettore che esponendosi determina un cambiamento per cui, in questo caso, tu elettore hai smentito te stesso, non la politica. Non è come l'elezione politica dove non trovi chi ti rappresenti con i loro soliti rimaneggiamenti dietro le quinte. Qui è l'elettore che ha tradito se stesso. Poco da aggiungere. E questo dramma tutto italiano piano piano sta portando il cittadino fuori dalle istituzioni. Ma anche dai propri interessi più prossimi. Dunque non cambia nulla, e in questo caso la colpa è solo della nostra inettitudine, della nostra miscredenza messa a dura prova da anni di brutta politica. Ma diciamolo nessun cambiamento è possibile se la gente si ritira, non sono mai esistiti governi che hanno 'regalato' democrazia. Mettiamoci in testa questa semplice verità storica: ogni cambiamento passa da noi e si è scritto col sangue. Forse agli italiani va bene questo mercato del lavoro? Vanno bene questi contratti atipici? Questa latitanza delle leggi sul lavoro e la sicurezza? Evidentemente sì, credo. Poi da domani partiranno le solite lagne, ricordatevi però che oggi potevate e vi siete ritirati. Ogni periodo storico ha leggi sbagliate, poi siamo noi che dobbiamo pensare se vale la pena modificarle quando ce ne danno la possibilità. Capisco che il referendum è in disuso, ha perso di importanza, ma se avessimo ragionato così non saremmo mai andati a quelli sulla repubblica, sul divorzio, sull'aborto, il nucleare, per l'acqua e via dicendo, le società civili mobilitano i cittadini e dobbiamo essere noi a proporci se pensiamo valga la pena. E' un impegno etico anche verso le generazioni future se pensiamo valga il nostro tempo. L'impegno diretto penso valga la pena e il nostro tempo, sempre...a prescindere da chi lo propone, perché ne va di mezzo quello che resta della società che è, oggi, veramente poco. A meno di pensare che conti solo l'orticello di casa nostra, la nostra famiglia e 'a culo tutto il resto' come diceva Guccini ne L'avvelenata, ma grazie alla Arendt sappiamo cosa questo voglia dire.








Muti.