Due parole sulla polemica estiva riguardante l'esame d stato, una breve e veloce considerazione su una cosa che considero sacrosanta, la protesta, su un tema che oggi appare veramente obsoleto, l'esame di stato. Ma protestare richiede coraggio. A me sembra sia mancato. Vediamo il perché secondo me ovviamente.
Il tempo è il nostro vero ‘capitale’ e non lo vediamo perché siamo ciechi. In una società frenetica drogata di velocità, malata di bulimia nervosa avere ‘del tempo’ è veramente l’unica cosa che conta. Invece ci hanno rubato il tempo inchiodandoci dentro una finta immagine, in un simulacro. Ci tolgono il nostro tempo. La società bulimica, capitalistica, avveniristica, sempre attraverso la velocità ci comunica che questa è una società senza maturità: si è giovani oppure anziani, ma non si è mai in grado di pensarsi veramente maturi. È una società che vuole una giovinezza sempre più grande, sempre più smodata, incapace di cogliere i cambiamenti generazionali che inevitabilmente ci sono. Si è giovani fino a 60 anni, anno più anno meno, poi comincia il declino, improvvisamente, e si continua a imitare inconsapevolmente il lifestyle dei giovani, cancellando i segni del tempo che passa dal nostro corpo, le nostre rughe che incedono irreversibilmente. Le rughe sono lo specchio di questa società fantasma. La paura del tempo passa dal chirurgo plastico che allevia la depressione da invecchiamento. Quello che non esiste più è la fase della maturità, quella della stabilizzazione personale. In questa società si è sempre precari della vita salvo poi trovarsi anziani senza, però, essere stati maturi. Viviamo insomma contro natura. Che fine ha fatto la maturità nel nostro tempo che passa? Ecco, mi sembra che la polemica mediatica sull’esame di stato dove alcuni studenti si sono rifiutati di svolgere l’esame orale considerato inutile avendo già la promozione in tasca, ci dice alcune cose sulla società di oggi. In primo luogo la totale mancanza di rischio in questa scelta. Il rischio è parte dell’assunzione di responsabilità che ogni scelta esercita. Da Kierkegaard a Sartre non c’è scelta senza rischio. Mentre qui siamo in una situazione protetta, anestetizzata e indolore dove non si paga nulla. Dove non ci sono tagli nella carne. Poi la mediaticità che cannibalizza l'azione individuale e crea per contagio l’imitazione. Essere esposti mediaticamente riduce l’agire ‘rivoluzionario’ chiedendo al medium di fare quella rivoluzione che chiedi a parole. Cosa impossibile perché nella società dello spettacolo interessa di più la spettacolarizzazione che il fatto in sé. Ora, pur evidenziando in questo rito di passaggio alcune evidenti storture su cui sarebbe opportuno riflettere perché questo esame com'è non serve a nessuno, l’odierna battaglia contro l'esame di maturità sancisce simbolicamente questa fase dell'immaturità generalizzata per una società di giovani che non pensano se non a godere dello status quo che hanno assecondando i modelli del nuovo capitalismo della seduzione consumistica. Non c’è nulla di rivoluzionario nel fare un video su YouTube denunciando l’inconsistenza dell’ esame senza rischiare sulla propria pelle. Siamo di fronte alla denuncia-selfie, edulcorata dal medium che mangia ogni cosa e lo espelle nella società. L'eterno giovane è l'idealtipo del sistema capitalismo: il giovane di oggi è consapevolmente sedotto dai desideri e vive precariamente in attesa di una stabilizzazione che, nel regime capitalistico odierno, non giungerà mai. Come sempre, va da sé, l'ordine dominante del capitale produce l'intollerabile situazione di cui non conosciamo immediatamente le vere conseguenze e individui disposti ad accettarlo con euforia perché cercano l’inclusione. Il capitale che ci vuole eterni giovani che consumano nega ai suoi sudditi la maturità senza che alcuno di noi ponga resistenza, anzi in questo modo si battono contro ogni figura che identifichi la maturità. Questo sembra emergere da questa estiva polemica che, al di là del ragionevole e indubbio recriminare sulla sua inutilità che sembra palese e su cui non ho nulla da imputare agli attori che la fanno, non riesce però a uscire dalla estemporanea e infantile esplosione che non cambia l'ordine delle cose. Anzi sembra andare incontro supina e in fondo perfettamente congruente agli slogan del sistema che a parole dicono di combattere. Forse è una questione di coraggio che oggi latita tra la bulimia delle immagini che vediamo.

