Spiegare l’ontologia sociale di Searle può anche risultare relativamente semplice nonostante l’indubbia complessità del problema a cui il noto filosofo arriva per gradi. E non è esente da difficoltà di natura speculativa come un fine interprete tipo Ferraris, che è anche suo amico, lascia intendere quando fa le pulci al concetto di intenzionalità collettiva non senza qualche ragione. Per cui non tutto quello che ci dice Searle sembra essere oro che luccica. Vediamo alcuni punti chiave di questa teoria che è diventata nel frattempo controversa. La funzione sociale per Searle viene a costituirsi attraverso regole e atti linguistici che conferiscono funzioni e creano obblighi di natura sociale. Secondo Searle, dunque, la realtà sociale è semplicemente costituita da oggetti e atti sociali che si evidenziano grazie all'intenzionalità collettiva, ovvero alla capacità delle menti umane di creare funzioni e status che vanno oltre le sole proprietà fisiche degli oggetti stessi. Questa costruzione avviene per il Nostro tramite regole costitutive attraverso la formula standard "X conta come Y in un contesto C", più concretamente come quando un pezzo di carta (X) diventa una moneta (Y) in un determinato contesto (C). Sono esempi di realtà sociali il denaro, il governo, la proprietà e il matrimonio che esistono solo perché collettivamente attribuiamo loro un significato e dunque una funzione. Fino a qui non ci sono incomprensibilità che inficino il concetto di intenzionalità collettiva.
I componenti chiave della teoria generale di Searle sono questi cinque:
Fatti Bruti vs. Fatti Sociali:
i fatti bruti (come ad esempio le montagne che vediamo) esistono indipendentemente dagli esseri umani che le vedono, mentre i fatti sociali richiedono l'intervento dell' intenzionalità collettiva per esistere;
Intenzionalità Collettiva:
è un'intenzione condivisa da un gruppo di persone che non può essere ridotta alla somma delle intenzioni individuali. Permette la creazione di un contesto sociale in cui le persone riconoscono ruoli e funzioni;
Regole Costitutive e Funzioni di Status:
sono regole, come "X conta come Y in C", che non solo descrivono ma di fatto creano la realtà sociale. Attribuiscono funzioni di status a oggetti (o persone) che altrimenti non potrebbero svolgere;
Oggetti Sociali:
sono il prodotto dell'attribuzione di funzioni da parte dell' intenzionalità collettiva. Non dipendono solo dalla struttura fisica, ma dal riconoscimento collettivo;
Istituzioni:
sono un tipo specifico di fatto sociale creato attraverso regole costitutive e rappresentano strutture sociali complesse come il denaro, le istituzioni e il governo.
In questo senso un pezzo di carta (X) è un oggetto fisico con proprietà fisiche proprie. Tuttavia, se un gruppo di persone lo riconosce come "una banconota da 10 dollari" (Y) in un contesto economico specifico (C), quel pezzo di carta acquisisce una funzione di status e diventa denaro, perciò una componente della realtà sociale. In sintesi, possiamo dire che Searle dimostra come la ‘nostra’ realtà sociale non sia una costruzione arbitraria, ma il risultato di un processo dinamico e collettivo basato sulla nostra capacità di attribuire collettivamente funzioni e significati agli oggetti, creando così la base della civiltà umana. Nel libro in cui teorizza quella che viene chiamata ‘ontologia sociale’, La costruzione della realtà sociale, egli analizza la natura e la struttura di quei fatti che dipendono dal consenso o dall'accettazione degli esseri umani. Questa analisi presuppone una distinzione tra i fatti che dipendono da noi e quelli che esistono indipendentemente da noi (appunto sono distinti in fatti sociali e fatti bruti). Searle dunque si prefigge lo scopo di ribaltare l' opinione, molto corrente nella filosofia moderna, che afferma l' impossibilità dell'esistenza di una realtà indipendente dalle rappresentazioni umane. Dobbiamo chiederci allora come siano possibili i fatti istituzionali e qual è la loro precisa struttura, come può esserci insomma una realtà oggettiva che esiste in parte grazie all'accordo tra gli esseri umani? Ponendo questi interrogativi, Searle intende appunto difendere l'idea che esiste una realtà totalmente indipendente da noi. I fatti istituzionali non esistono isolatamente, ma soltanto in un insieme di relazioni con altri fatti. In ogni situazione della vita reale ci si trova quindi in un complesso di realtà istituzionali intrecciate tra loro. Il linguaggio ha un ruolo fondamentale nella regolazione di questo intreccio e nella sua costituzione: è l'istituzione sociale fondamentale per la determinazione sociale degli individui. Un ruolo altrettanto importante nella creazione delle forme istituzionali è quello dell'imposizione di funzioni. L’intenzionalità collettiva assegna ai fenomeni istituzionali un nuovo status la cui accettazione deve essere continua altrimenti cessa la funzionalità (per questo motivo vengono individuate quattro categorie di funzioni di status: potere simbolico, potere deontico – la regolazione delle relazioni tra persone con doveri e diritti – , potere onorifico, passi procedurali sulla strada del potere). La parte conclusiva della ricerca cerca di mettere ordine nel concetto di realismo e nella teoria della verità come corrispondenza con i fatti. Da un lato, per Searle, il realismo è la tesi secondo la quale il mondo esiste indipendentemente dalla nostra rappresentazione di esso e non va quindi confuso con la teoria della verità. Non è epistemico e non è neppure una teoria del linguaggio. Si può invece supporre che sia una teoria ontologica: esso non dice come sono le cose, ma soltanto che c’è un modo in cui esse sono. Dall’altro lato, la verità implica accuratezza e attendibilità quando viene applicata alle asserzioni. Occorre però un termine generale per ciò che rende attendibili le asserzioni: “fatto” allora diventa il giusto termine ed è quello che nel mondo soddisfa le condizioni di verità espresse dalle nostre asserzioni. Searle conclude allora affermando che la teoria della corrispondenza ha ingenerato una falsa immagine in coloro che si sono accontentati della grammatica superficiale delle parole e delle frasi senza riuscire a vedere dietro di esse l'uso effettivo delle espressioni in gioco: in questo senso possiamo dire che la prescrizione dell’autore rimanda a una terapia filosofica di stile wittgensteiniano e di ‘giochi linguistici’. Il problema però, come dice Ferraris, è che “Searle crede di aver risolto il problema dell'oggetto fisico X, ma ha dovuto pagare un prezzo altissimo, cioè far dipendere l'intera realtà sociale da una funzione immaginaria, ossia l'intenzionalità collettiva, quella che sta dietro alle "dichiarazioni" che facciamo. Così, Searle non esita a dire che la recente crisi economica dimostra come il denaro e altri strumenti della realtà sociale siano frutto di una massiccia immaginazione. Io credo piuttosto che, oltre ad aver causato sofferenze realissime a milioni di persone, la recente crisi economica abbia dimostrato che la teoria di Searle è frutto di una massiccia immaginazione e che l' intenzionalità collettiva è un puro mito filosofico, perché ovviamente verrebbe da dire: se la realtà economica dipende davvero dalla immaginazione, perché non immaginiamo di arricchirci invece che di impoverirci? Se qualcuno ci dice che il denaro è frutto dell'immaginazione c'è una sola obiezione sensata: «Allora dammi i tuoi soldi»”. In questo modo il naturalismo nel mondo sociale porta necessariamente al misticismo. La via da seguire sarebbe dunque un'altra, secondo Ferraris, quella del realismo “che nella fattispecie significa riconoscere che non è vero (come dicono i postmoderni) che nulla esiste fuori del testo, perché la marea di petrolio purtroppo non esiste solo sui giornali. Ma significa anche, e soprattutto, riconoscere che non è nemmeno vero che nulla di sociale esiste fuori della testa (come sostiene Searle), dal momento che il denaro che ha in tasca continuerebbe a valere anche se lui si dimenticasse che cosa vuol dire "denaro". Il punto è piuttosto che, come ho sottolineato più volte, nulla di sociale esiste al di fuori del testo, ossia di quel reticolo di iscrizioni (conti, archivi, borse, listini, giornali, siti web, telefonini) che invadono la nostra vita. Sono quelle iscrizioni che, d'accordo con la regola Oggetto = Atto Iscritto, costruiscono la realtà sociale, attuando la nostra volontà (come quando facciamo una promessa) ma anche contrastandola (come quando dobbiamo mantenere una promessa e non ne abbiamo più voglia) e – cosa secondo me ancor più interessante – suscitandola. Perché in definitiva che cos'è l'educazione e la costruzione della realtà sociale se non un sistema di imitazioni e di iscrizioni che ci definiscono come soggetti e come appartenenti a una realtà sociale? Sono queste lettere che costruiscono lo Spirito, «l'Io che è un Noi e il Noi che è un Io» di cui parla Hegel nella Fenomenologia dello spirito offrendo una versione molto più solida (perché non ridotta allo stato di pura immaginazione) della intenzionalità collettiva…Per chi avesse qualche dubbio, un piccolo esperimento. Guardate uno di quei terribili post-it su cui avete segnato qualcosa da fare, per esempio la scadenza di un pagamento. Avete un bel dirvi che la realtà sociale è frutto di una massiccia immaginazione: la scadenza resta lì. Finirà che andrete a pagare, senza averne alcuna voglia. La vostra intenzionalità, qui, era molto più nel testo che nella testa, era tutta depositata nel post-it. Se il post hoc, ergo propter hoc è un ingannevole sofisma di cui siamo troppo spesso vittime, post-it, ergo propter it sembra catturare il vero funzionamento della realtà sociale”. C’è da dire a onor del vero che l'approccio di Searle alla costruzione sociale è molto diverso da coloro i quali sostengono che una realtà oggettiva non esiste, che la realtà non può essere indipendente dalla nostra mente, in altre parole che la realtà è un costrutto sociale. Infatti nelle ultime pagine de La costruzione della realtà sociale, egli si dichiara a favore del realismo. Ma non a favore del concetto di costruzione sociale della realtà, bensì della costruzione della realtà sociale: “l'intera realtà sociale possiede una struttura logica e questa struttura è fondata linguisticamente”.

