Ho da poco finito di leggere il "Machiavelli e l'Italia. Resoconto di una disfatta" di Asor Rosa edito da Einaudi. Il Machiavelli che ne esce è un autore di grande respiro confinato in una realtà che ancora non lo ha compreso del tutto. Concordando con la sua tesi di fondo per quello che concerne un autore a 'tutto tondo' proprio per uscire dagli impantanamenti di una visione riduttiva 'buonista' o 'malvagia' come dir si voglia, mi interessa molto invece l'implicita lettura che Asor Rosa credo lasci trasparire circa un uso - spesso mal interpretato o a tratti solo parzialmente interpretato in generale per la vulgata di comodo mezzi-fini - scorretto e limitato propugnato da una politica miope in cui, come l'autore afferma nel finale, 'machiavellisti' e non 'machiavellici' sono stati gli operatori del settore nel corso degli ultimi decenni: nel senso di politici che non hanno saputo trarre linfa vitale da un pensiero lucido riducendolo al confine di casa senza aprirlo, come dice espressamente nel finale, "ad un'apertura europea, non provinciale, non settoriale e dunque non subalterna". Mi domando, come ha fatto anche il grande storico nel finale del suo libro credo più come un grido di speranza che non come una reale aspettativa, se e fino a che punto gli italiani e l'Italia aspettino il 《principe nuovo》. Quale principe potrà mai uscire mi chiedo da un panorama come questo odierno? Questo mi preoccupa non poco. Quelli che vediamo all'orizzonte sembrano più mesti 'Brancaleoni', certamente meno divertenti dell'interpretazione cinematografica fatta dal grande Gassman, sempre proni a subire e non a far valere le proprie ragioni con i potenti fuori casa, in sostanza 'fare politica' come dovrebbe essere fatta, a parte qualche figura solitaria e sporadica. Mi chiedo se tutto ciò non rientri a pieno titolo nel resoconto di una lunga disfatta del sistema politico italiano come penso ormai da molto tempo.
Per quanto riguarda l'attesa di un "Principe nuovo" ho la netta sensazione che non ci piacerà, ma confido nella nostra Costituzione che abbiamo salvaguardato da "Principi nuovi" che sembravano agnelli, ma parlavano con lingua biforcuta.

