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Ferdinando Sabatino, nato a Milano nel 1960 si è laureato in Filosofia morale con Franco Fergnani presso l’Università degli studi di Milano con una tesi sulla medicalizzazione e lo stato giuridico della delinquenza in cui applica le tesi di Foucault nei codici penali pre-unitari fino al codice Zanardelli. Professore di Storia e filosofia e di Filosofia e scienze umane, è esperto nei processi socioculturali delle comunicazioni di massa. Si è interessato al pensiero organizzativo delle strutture industriali, già docente presso la Scuola di specializzazione per l'insegnamento secondario dell’Università degli studi di Milano, ha collaborato con la cattedra di Filosofia morale del Dipartimento di filosofia. Si occupa prevalentemente di storia dei sistemi di pensiero e di fenomeni collettivi, ha studiato le istituzioni totali come forme di potere su cui le società moderne hanno articolato aspetti ideologici di risocializzazione per giungere alle più sofisticate e complesse forme ideologiche contemporanee. Ha orientato recentemente i suoi interessi sui problemi della violenza collettiva ed etnica; sulla questione dei diritti e sul conflitto tra lavoro e capitale.
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"...bisogna discernere il rumore sordo e prolungato della battaglia"
Michel Foucault

martedì 10 dicembre 2019

Machiavelli visto da Asor Rosa

Ho da poco finito di leggere il "Machiavelli e l'Italia. Resoconto di una disfatta" di Asor Rosa edito da Einaudi. Il Machiavelli che ne esce è un autore di grande respiro confinato in una realtà che ancora non lo ha compreso del tutto.  Concordando con la sua tesi di fondo per quello che concerne un autore a 'tutto tondo' proprio per uscire dagli impantanamenti di una visione riduttiva 'buonista' o 'malvagia' come dir si voglia, mi interessa molto invece l'implicita lettura che Asor Rosa credo lasci trasparire circa un uso - spesso mal interpretato o a tratti solo parzialmente interpretato in  generale per la vulgata di comodo mezzi-fini - scorretto e limitato propugnato da una politica miope in cui, come l'autore afferma nel finale, 'machiavellisti' e non 'machiavellici' sono stati gli operatori del settore nel corso degli ultimi decenni: nel senso di politici che non hanno saputo trarre linfa vitale da un pensiero lucido riducendolo al confine di casa senza aprirlo, come dice espressamente nel finale, "ad un'apertura europea, non provinciale, non settoriale e dunque non subalterna". Mi domando, come ha fatto anche il grande storico nel finale del suo libro credo più come un grido di speranza che non come una reale aspettativa, se e fino a che punto gli italiani e l'Italia aspettino il 《principe nuovo》. Quale principe potrà mai uscire mi chiedo da un panorama come questo odierno? Questo mi preoccupa non poco. Quelli che vediamo all'orizzonte sembrano più mesti 'Brancaleoni', certamente meno divertenti dell'interpretazione cinematografica fatta dal grande Gassman, sempre proni a subire e non a far valere le proprie ragioni con i potenti fuori casa, in sostanza 'fare politica' come dovrebbe essere fatta, a parte qualche figura solitaria e sporadica. Mi chiedo se tutto ciò non rientri a pieno titolo nel resoconto di una lunga disfatta del sistema politico italiano come penso ormai da molto tempo.
Per quanto riguarda l'attesa di un "Principe nuovo" ho la netta sensazione che non ci piacerà, ma confido nella nostra Costituzione che abbiamo salvaguardato da "Principi nuovi" che sembravano agnelli, ma parlavano con lingua biforcuta.