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Ferdinando Sabatino, nato a Milano nel 1960 si è laureato in Filosofia morale con Franco Fergnani presso l’Università degli studi di Milano con una tesi sulla medicalizzazione e lo stato giuridico della delinquenza in cui applica le tesi di Foucault nei codici penali pre-unitari fino al codice Zanardelli. Professore di Storia e filosofia e di Filosofia e scienze umane, è esperto nei processi socioculturali delle comunicazioni di massa. Si è interessato al pensiero organizzativo delle strutture industriali, già docente presso la Scuola di specializzazione per l'insegnamento secondario dell’Università degli studi di Milano, ha collaborato con la cattedra di Filosofia morale del Dipartimento di filosofia. Si occupa prevalentemente di storia dei sistemi di pensiero e di fenomeni collettivi, ha studiato le istituzioni totali come forme di potere su cui le società moderne hanno articolato aspetti ideologici di risocializzazione per giungere alle più sofisticate e complesse forme ideologiche contemporanee. Ha orientato recentemente i suoi interessi sui problemi della violenza collettiva ed etnica; sulla questione dei diritti e sul conflitto tra lavoro e capitale.
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"...bisogna discernere il rumore sordo e prolungato della battaglia"
Michel Foucault

martedì 17 marzo 2020

Qualche pasticcio di Agamben

Si può dire che Agamben abbia preso una cantonata? L'analisi sulle conseguenze del panico posso anche capirle astrattamente, se non fosse che è proprio l'inizio dell'analisi da cui parte Agamben che disturba: pensare che si sia diffuso e generato il panico tout court. E questo genera necessariamente in chi lo legge l'idea che "il creare il panico" sia più importante o funzionale del "panico" stesso. Che ci sia in fondo una strategia nel creare il panico, cosa che non dico che in talune circostanze non sia accaduta ma che nella fattispecie mi sembra lasci il tempo che trova. Il dato sconfortante che, tristemente e nello stesso tempo  speranzosi, ogni giorno sentiamo dal bollettino del Governo ci fa ritornare alla mente momenti di guerra, di morti documentate le cui famiglie dovranno tristemente piangere, che lascia poco spazio all'immaginazione o a retro pensieri di sorta: queste sono morti vere, possiamo vedere il dolore uscire dagli stessi televisori, i contagi che aumentano in modo esponenziale non sono percezioni di paure pregresse, ataviche e inconsce: sono la triste realtà di un morbo invisibile che penetra in noi e mette in crisi, come ogni epidemia ha fatto nella storia, i sistemi sociali e le relazioni umane. Che poi si voglia trarre un messaggio "dalla peste e nella peste" che intenda parlare di noi, della nostra natura è tutto un altro discorso che, mi permetta Agamben, è già stato fatto basti pensare a Camus ( La pesta) o a Saramago (Cecità). Ma qui dobbiamo intenderci di cosa stiamo parlando: stiamo parlando di un male invisibile o della percezione di esso? Quello che vediamo, purtroppo, è un desolante panorama di vittime che cadono esponenzialmente per un nemico invisibile. Non sappiamo se nato per mano dell'uomo come qualcuno ha surrettiziamente lasciato intendere (un prodotto della guerra batteriologica che sarà) oppure no, ma sono di morti, di uomini che muoiono che parliamo, esattamente come quelle che Agamben stesso discorreva in Homo sacer, di corpi messi a nudo in tutta la loro realtà, di quando cioè la vita diventa la posta in gioco della politica e questa si trasforma in biopolitica. Certo c'è da verificare se tutto ciò, oggi assolutamente necessario e indifferibile, non possa diventare col tempo, in un processo di svuotamento e di dislocamento dell'emergenza, una normalità che riproporrà quel rapporto costitutivo che tanto interessa Agamben (e non solo lui per la verità) tra nuda vita e potere sovrano. Anche io penso che su questo aspetto prima o poi dovremo misurarci, la questione sicurezza sarà certamente un problema politico da qui in avanti. E non è escluso che chi gestisce il potere questo lo abbia messo in conto portandoci a dover scegliere, a breve, tra una una scelta di libertà oppure ad una di sicurezza. Vedremo. Oggi quello che vediamo innanzi a noi è solo un nemico che passa dentro i nostri corpi senza fare sconti, per cui diventa necessario e obbligatorio fare ciò che va fatto. E sperare.