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Ferdinando Sabatino, nato a Milano nel 1960 si è laureato in Filosofia morale con Franco Fergnani presso l’Università degli studi di Milano con una tesi sulla medicalizzazione e lo stato giuridico della delinquenza in cui applica le tesi di Foucault nei codici penali pre-unitari fino al codice Zanardelli. Professore di Storia e filosofia e di Filosofia e scienze umane, è esperto nei processi socioculturali delle comunicazioni di massa. Si è interessato al pensiero organizzativo delle strutture industriali, già docente presso la Scuola di specializzazione per l'insegnamento secondario dell’Università degli studi di Milano, ha collaborato con la cattedra di Filosofia morale del Dipartimento di filosofia. Si occupa prevalentemente di storia dei sistemi di pensiero e di fenomeni collettivi, ha studiato le istituzioni totali come forme di potere su cui le società moderne hanno articolato aspetti ideologici di risocializzazione per giungere alle più sofisticate e complesse forme ideologiche contemporanee. Ha orientato recentemente i suoi interessi sui problemi della violenza collettiva ed etnica; sulla questione dei diritti e sul conflitto tra lavoro e capitale.
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"...bisogna discernere il rumore sordo e prolungato della battaglia"
Michel Foucault

mercoledì 4 marzo 2020

Riflessione sulla questione didattica a distanza



   Didattica a distanza si, didattica a distanza no, forse, ma in fondo di cosa stiamo parlando? A onor del vero, va detto senza tanti giri di parole che quello che i docenti fanno ora in molte scuole (anche se qualche scuola è  certamente meglio attrezzata di altre, ma sono poche) o da casa per far fronte all'emergenza, non è propriamente parlando didattica a distanza, né potrebbe esserlo: è più semplicemente un provvedimento tampone che si offre per lo scarso interesse che il nostro Ministero ha sempre avuto per questo sistema di didattica (ne parla, ma in realtà fa poco per i motivi che spiegherò dopo) che, se fosse fatto diciamo bene, prevederebbe un sacco di soldi che i nostro politici non hanno o non vogliono spendere per la scuola e la ricerca in generale. Oggi c'è purtroppo per tutti noi un' emergenza imprevista va da sé, e il nostro Ministero che fa? si catapulta sulla didattica a distanza così calata dall'alto, quando per quasi vent'anni non ha fatto nulla (è dal 2001 che c'è  la fad) e che mostra solo il "loro" braccino corto. È  una contraddizione che, ben venga mi dico, mostra solo la pochezza del nostro sistema; e dovrebbero averla questa riserva anche tutti coloro che condividono questo tipo di didattica o lo spirito esaltandone le potenzialità, io al contrario ne ho molte per l'utilizzo ordinario e solo chi non conosce nulla o poco di metodologia didattica può parificare la presenza a distanza con l'efficacia dell'insegnamento diretto di quella che definiamo (anche il Miur) 'comunità educante', oltre al fatto che l'apprendimento è prova contraria apprendimento collettivo (Howard Gardner docet). Vogliamo parlare, ma credo che molti ministri non ne abbiano quasi mai sentito proferir parola, la Storia del Movimento di Cooperazione educativa ai tempi del grande Mario Lodi? Come mai, mi chiedo, proprio coloro che straparlano dei vantaggi del sistema a distanza, sono poi quelli stessi che criticano la lezione frontale salvo poi mimarla nei supporti informatici interattivi nella didattica a distanza. Per non tacere del fatto che coloro che spingono per questo tipo di sistema educativo sono poi quelli che, come Confindustria, vorrebbero assoggettare la scuola pubblica al 'loro' sistema privatistico di agenzia educativa, alla logica della chiamata diretta, in breve alla scuola renziana di cui dovremmo sbarazzarci in fretta e dimenticarcene. Per fare un esempio di questo sistema educativo (lo ricordava ieri Stefano d'Errico Segretario nazionale Unicobas) basti vedere la scuola australiana che contempla insieme l'utilizzo comune di apparecchio televisivo e computer per raggiungere, ovviamente, gli studenti sparsi sul territorio con pochissimi insegnanti per una quantità enorme di studenti fruitori assolutamente passivi. Non è  proprio il massimo credo, prassi che assomiglia moltissimo a quella logica liberista che purtroppo ha infettato, colpa una sinistra assente, già da molto il nostro paese, prassi che ha chiuso i presidi sanitari (e ora se ne vedono le conseguenze), ridotto i servizi ferroviari, cercato di eliminare molte scuole di montagna etc.etc. Potremmo andare avanti. Potremmo anche dire che la stessa scuola finlandese, campione fino a poco tempo fa del mito della digitalizzazione dell'istruzione diventata sistema, è decaduta nelle classifiche UE a semplici quiz dal 2015. Molte ricerche sviluppate da matematici e studiosi dell'insegnamento educativo finlandese, come gli articoli pubblicati da G. Malaty, E. Pemkonen, O. Mario (cercare su google), mettono in luce come le stesse classifiche Pisa esprimano solo una parziale verità riguardanti le abilità  matematiche dei bambini finlandesi mentre, chissà come mai?, la stessa Finlandia ci attesta che le conoscenze matematiche dei nuovi studenti soffrono di un declino per loro drammatico. Dunque, sarebbe auspicabile uscire da questa logica emergenziale e avviare una nuova stagione propositiva. Ma come? se poi, diciamo una verità  che si accavalla sulle altre, quasi l'80% di queste nostre scuole non è a norma, alla faccia di L.626 e dlg. 81, in fatto di igiene e di sicurezza. Questa contraddizione è tutta del MIUR e dei diversi ministri che si succedono e che vi siedono, i quali non hanno mai fatto nulla di nulla se non parlare pensando che, tanto, i docenti, che sono missionari, poi comunque si dedicano: le piattaforme costano, prevedono computer a comodato d'uso per docenti e studenti, pagamento delle necessarie dsl che, se usate da casa, devono ricadere necessariamente come "costo lavoro" e non sulle tasche del dipendente o dell'utente; e se fossero fatte a scuola, si dovrebbero avere personal computer o fissi tanti quanti sono i docenti. Dunque, raccontiamocela fino a un certo punto: tutt'al più potremo offrire un insieme di esercizi a distanza (moduli Google ad esempio o il classico classroom) che, per molte materie, non va assolutamente bene perché la didattica è relazionale e non puri esercizi.  Ci vorrebbero sistemi per video lezioni o collegamenti tipo Skype o altro che, come dicevo prima, hanno dei costi, sia per i docenti che per i discenti. Vorrei dire che si buttano via tanti soldi per progetti più o meno grandi la cui ricaduta è pari a zero, ma non abbiamo strumentazione utile per la quotidianità tantomeno per l'emergenza. Il resto è creatività dei singoli docenti che si attivano con i mezzi che hanno a disposizione: proprio lavoro prodotto e buon senso. Punto. Ma chi crede agli asini che volano???

《Siamo nati tutti ignoranti, ma bisogna lavorare sodo per restare stupidi》
Benjamin Franklin