Nulla di nuovo sotto il sole, un classico articolo sulla scuola dal titolo "Non saranno le rotelle a smuovere un sistema scolastico malfermo" a firma Barbano sull'Huffingtonpost, trova il tempo di discettare sulle disavventure televisive del ministro Azzolina ma il cui vero obiettivo è la scuola, in cui le critiche (alcune condivisibili per carità) sono trasversali e, come ogni critica trasversale, non raggiunge il centro. All'attacco al ministro per i banchi con rotelle e per una didattica a distanza pensata male, seguono una infarcita e stantia messa in scena di luoghi comuni sulla scuola e i poveri docenti che vi operano che c'è da chiedersi se il giornalista abbia mai intervistato un docente in questione. Non nego che, come in molte professioni, qualcuno non sia digitalizzato. Questo è parte del problema. Quello vero è, qualcuno se lo è mai chiesto, se e come il corpo docente sia mai stato investito nei processi in atto. In un paese in cui la stessa dematerializzazione della pubblica amministrazione non è ancora un fatto compiuto e a tutt'oggi è un mito che alberga solo nella testa dei loro estensori, in cui la banda larga è solo una parola vuota povera di contenuti, in cui la strumentazione da usare è spesso obsoleta e mi fermo qui, il giornalista non trova di meglio che screditare il corpo docente per la sua pigrizia congenita come dire che sono legati ad una pedagogia obsoleta. Prendiamo l'argomento che da cinque mesi in qua è diventato l'argomento centrale: la Dad. Didattica a distanza si, didattica a distanza no, forse, ma in fondo di cosa stiamo parlando? A onor del vero, va detto senza tanti giri di parole che quello che i docenti fanno in molte scuole (anche se qualche scuola è certamente meglio attrezzata di altre, ma sono poche) o da casa per far fronte all'emergenza, non è propriamente parlando una vera didattica a distanza, né potrebbe esserlo stato nel momento dell'emergenza: è stato più semplicemente un provvedimento tampone che si è offerto per lo scarso interesse che i nostri Ministri hanno sempre avuto per questo sistema di didattica (ne parlano, ma in realtà fanno poco per i motivi che spiegherò dopo) che, se fosse svolto come oggi si vorrebbe, prevederebbe un sacco di soldi che i nostri politici non hanno o non vogliono spendere per la scuola e la ricerca in generale. Oggi c'è purtroppo per tutti noi un' emergenza imprevista va da sé, e il nostro Ministero che fa? si catapulta sulla didattica a distanza così calata dall'alto, quando per quasi vent'anni non si è fatto nulla (è dal 2001 che esiste la fad) che mostra solo il "loro" (dei politici) braccino corto. È una contraddizione in termini che mostra solo la pochezza del nostro sistema; e dovrebbero averla questa riserva anche tutti coloro che condividono questo tipo di didattica o lo spirito esaltandone le potenzialità, io al contrario ne ho molte per l'utilizzo ordinario e solo chi non conosce nulla o poco di metodologia didattica può parificare la presenza a distanza con l'efficacia dell'insegnamento diretto di quella che definiamo (anche il Miur) 'comunità educante', oltre al fatto che l'apprendimento è, prova contraria, apprendimento collettivo (Howard Gardner docet). Vogliamo parlare, ma credo che molti ministri non ne abbiano quasi mai sentito proferir parola, della Storia del Movimento di Cooperazione educativa ai tempi del grande Mario Lodi? Come mai, mi chiedo, proprio coloro che straparlano oggi dei vantaggi del sistema a distanza, sono poi quelli stessi che criticano la lezione frontale salvo poi mimarla nei supporti informatici interattivi nella didattica a distanza. Per non tacere del fatto che coloro che spingono per questo tipo di sistema educativo sono poi quelli che, come Confindustria e Fondazione Agnelli, vorrebbero assoggettare la scuola pubblica al 'loro' sistema privatistico di agenzia educativa, alla logica della chiamata diretta, in breve alla scuola renziana di cui dovremmo sbarazzarci in fretta e dimenticarcene l'esistenza. Per fare un esempio di questo sistema educativo basta vedere la scuola australiana che contempla, insieme, l'utilizzo comune di apparecchio televisivo e computer per raggiungere, ovviamente, gli studenti sparsi sul territorio con pochissimi insegnanti per una quantità enorme di studenti fruitori assolutamente passivi. Non è proprio il massimo sarei tentato di dire, prassi che assomiglia moltissimo a quella logica liberista che purtroppo ha infettato, per colpa di una sinistra assente, già da molto il nostro paese; prassi che ha chiuso i presidi sanitari (e ora se ne vedono le conseguenze), ridotto i servizi ferroviari, cercato di eliminare molte scuole di montagna e via discorrendo portando la scuola e la ricerca al dissesto. Potremmo andare avanti all'infinito senza spostare i termini del problema. Potremmo anche dire, anzi, che la stessa scuola finlandese, campione secondo molti fino a poco tempo fa del mito della digitalizzazione dell'istruzione diventata sistema, è decaduta col tempo nelle classifiche UE a semplici quiz già dal 2015. Dunque, sarebbe auspicabile uscire da questa logica emergenziale e avviare una nuova stagione propositiva al di fuori del tifo calcistico che si intravede. Ma come? se poi quasi l'80% di queste nostre scuole non è a norma, alla faccia di L. 626 e dlg. 81, in fatto di igiene e di sicurezza. Questa contraddizione è tutta del MIUR e dei diversi ministri che si sono succeduti e che vi siedono, i quali non hanno mai fatto nulla di nulla se non parlare pensando che, tanto, i docenti, che sono missionari costitutivamente, poi comunque si dedicano: le piattaforme costano, prevedono computer a comodato d'uso per docenti e studenti, pagamento delle necessarie dsl che, se usate da casa, devono ricadere necessariamente come "costo lavoro" e non sulle tasche del dipendente o dell'utente; e se fossero usate da scuola, si dovrebbero avere personal computer o fissi tanti quanti sono i docenti. Dunque, raccontiamocela fino a un certo punto ma non esageriamo nel farlo: tutt'al più potremo offrire un insieme di esercizi a distanza, brevissime lezioni di al massimo venti minuti attraverso google meet ( o simili) che, per molte materie, non va assolutamente bene perché la didattica è relazionale e non puri esercizi, richiede comprensione dei problemi e discussione degli stessi. Ci vorrebbero strumentazioni che, come dicevo prima, hanno dei costi, sia per i docenti che per i discenti e che al momento sono improponibili. Il resto è fantastica creatività dei singoli docenti che si attivano con i mezzi che hanno a disposizione: proprio lavoro prodotto e buon senso. Punto. A proposito il nostro giornalista sciorina ovviamente Indire. Bene, ma siamo proprio sicuri che questa voluta forma mirata nello stravolgimento della didattica degli ultimi venti anni, di cui Indire e i suoi epigoni sono responsabile, è realmente un progetto evoluto di formazione e di didattica? Come sostenne Settis si perde più tempo a parlare di come si dovrebbe spiegare una disciplina piuttosto che spiegarla. Non aggiungo altro, sarebbe cacofonia al discorso di Settis che approvo. Non è che, mi son chiesto, all' interno del sistema Indire si annidino posizioni di rendita? Gli stessi dati Ocse Pisa degli ultimi cinque anni ce lo dicono molto chiaramente, e lo hanno detto anche agli 'esperti' di indire: non basta (ma basta mi chiedo?) informatizzare, digitalizzare sarebbe auspicabile poi definire come lo si debba fare. E qui i nostri esperti, a parte declinare le solite amenità sulle competenze, hanno lasciato scoperta una scuola e una università su quelle che erano roccaforti del nostro sistema invidiato al mondo: che i nostri studenti, liceali o tecnici, i nostri laureati erano preparati a fare quello per cui studiavano. Univano conoscenze e naturalmente competenze come una logica conseguenza pragmatica. E lo facevano con questi 'poveri' docenti così pigri ma che erano, e sono, in grado di insegnare loro come si scrive o come si deve studiare dando loro un metodo che non è solo un bieco addestramento. Invece con indire e tutto quello che negli ultimi vent'anni di processo di smantellamento della scuola e dell'istruzione è successo, noi facciamo uscire dalle scuole e anche dalle università persone che sono poco preparate nella media, con poche competenze e scarse conoscenze e non certo per colpa nostra. Ĺe eccezioni ci sono e ci saranno sempre ovviamente, ma si sta tutto livellando verso il basso. Con indire e le sue competenze noi abbiamo, lo dice l'indagine Ocse, persone che parlano sempre peggio, sanno sempre meno di scienza e, questo è eclatante, sanno sempre meno delle materie umanistiche. Possedere meno vocaboli include avere una visione più debole della realtà. C'è da urlare "ridateci la scuola gentiliana", e detto da uno che ha la mia storia suona come un insulto ma tant'è...Maglio un Gentile di una Gelmini scusate. Per non parlare della possibilità di accedere ai sistemi digitalizzati e dunque del problema socio-antropologico del digital divide: la soglia è più alta di quel 20%, sfiora il 30% perché questo è un paese che non ha mai investito sulle infrastrutture, dalle autostrade alla informatizzazione nella pubblica amministrazione. Shangri-La non abita da queste parti. Di chi è la colpa se non di un corpo di politici che in questi venticinque anni ha solo distrutto il paese? HANNO SOLO PARLATO DI INFRASTRUTTURE, lo hanno fatto a parole senza mettere un centesimo. Come sempre negli ambiti strutturali del nostro paese, ricordo giusto brevemente che abbiamo distrutto per mancanza di investimenti nella ricerca l'industria sui generi di consumo di massa in cui negli anni '60 eravamo all'avanguardia. Leggere Luciano Gallino per crederci. Facile buttare li frasi a effetto 'sognando la California' come ha fatto recentemente il Ministro, perché quando si dice "scuola aperta" bisogna definire gli obiettivi contrattuali per farlo; è necessario vedere che tipo di strutture scolastiche esistono nel nostro pianeta scuola per poter realmente fare una scuola aperta, scuole che il più delle volte non hanno aule docenti decenti; che alcune non hanno neppure palestre, mense adeguate, bar adeguati e funzionali per una scuola aperta; che non hanno spazi di lavoro per i docenti che il più delle volte non sanno dove mettersi per poter lavorare (io uso la mia aula, quando posso nel pomeriggio, per farlo); che alcune scuole non hanno più nemmeno le biblioteche perché sono state dismesse e non c'è uno straccio di progetto tra i tanti inutili che ci sono per rieducare gli studenti a questi luoghi di lavoro...Se vuoi aprire al territorio e rendere la scuola aperta DEVI FARE TUTTE QUESTE COSE SENZA SE E SENZA MA. Punto. Devi fare un contratto adeguato a questa idea perché fare il docente non è una missione, è una professione di cui si dovrebbe costituire un albo visto che tutte le professioni hanno un albo. Devi darmi gli strumenti e i rimborsi per farlo (vogliamo parlare della dad gettata sulle spalle e le tasche dei docenti???) perché altrimenti parliamo del niente e come quella vecchia canzone - che qualcuno di noi un po' vecchietto ricorda e forse anche cantava con una banda stretta sulla fronte alla Jimi Hendrix - stiamo sognando la California come meta in sé irraggiungibile. I ministri dovrebbero fare i ministri e non i visionari, per quello ci sono già tanti maghi in televisione che raccontano tante storie che francamente, quando sento un ministro, gradirei da lui/lei meno boutade perché, per forma mentis, non scambio mai la realtà che vorrei con quella che ho presente, al netto delle mie utopie che mi tengo stretto. E non è realismo ingenuo. Dunque, per concludere, mischiare tutto come sembra si colga nell'articolo ma anche nella sensibilità (poca) dell'opinione pubblica è, questo si, demagogico; e ai giornalisti che parlano e sparlano della scuola, consiglierei loro di entrare in una scuola, di parlare con i docenti, così vedranno la verità con i loro occhi. Come per il mito della caverna di platonica memoria si accorgerebbero che le ombre riflesse che essi vedono sul muro quando, incatenati alle loro interpretazioni, le vedono riflesse, sono appunto immagini di una realtà fasulla per cui è necessario uscire dalla caverna per vedere la realtà così come è per poi ridiscendere, questa seconda parte del mito platonico spesso non viene quasi mai ricordato. Ma è la parte più importante del mito. Ci vuole coraggio, perché sparare nel mucchio è facile, cogliere il segno un po' meno. Ma chi crede agli asini che volano???
Chiudo con questo bel pensiero che racchiude molto di ciò che ho espresso: 《Siamo nati tutti ignoranti, ma bisogna lavorare sodo per restare stupidi》 (Benjamin Franklin)

