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Ferdinando Sabatino, nato a Milano nel 1960 si è laureato in Filosofia morale con Franco Fergnani presso l’Università degli studi di Milano con una tesi sulla medicalizzazione e lo stato giuridico della delinquenza in cui applica le tesi di Foucault nei codici penali pre-unitari fino al codice Zanardelli. Professore di Storia e filosofia e di Filosofia e scienze umane, è esperto nei processi socioculturali delle comunicazioni di massa. Si è interessato al pensiero organizzativo delle strutture industriali, già docente presso la Scuola di specializzazione per l'insegnamento secondario dell’Università degli studi di Milano, ha collaborato con la cattedra di Filosofia morale del Dipartimento di filosofia. Si occupa prevalentemente di storia dei sistemi di pensiero e di fenomeni collettivi, ha studiato le istituzioni totali come forme di potere su cui le società moderne hanno articolato aspetti ideologici di risocializzazione per giungere alle più sofisticate e complesse forme ideologiche contemporanee. Ha orientato recentemente i suoi interessi sui problemi della violenza collettiva ed etnica; sulla questione dei diritti e sul conflitto tra lavoro e capitale.
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"...bisogna discernere il rumore sordo e prolungato della battaglia"
Michel Foucault

martedì 27 luglio 2021

A proposito di Agamben e Cacciari su green pass e obbligo vaccinale

Se anche certi filosofi come D'Alessandro entrano nel mainstream filogovernativo siamo messi male. Io non sono sempre stato concorde con Cacciari che seguo da quando ero ragazzo più o meno dal 1976 per diversi motivi in chiave di filosofia politica e di posizioni politiche movimentiste che oggi lasciano il tempo che trovano, sono archeologia rispetto al liquame politico in cui siamo caduti oggi (che tutto nasca da lì mi sono chiesto?); sono al contrario molto in sintonia con Agamben per alcuni argomenti - in particolare la biopolitica e Foucault di cui adesso si parla disinvoltamente e in modo a volte sbagliato -  che ci avvicinano tanto e che ho usato parecchio nei miei lavori, ma che si teorizzi che abbiano preso una cantonata sulla messa in discussione dell'obbligo vaccinale e del green pass proprio non si può sentire, è inaudito, affermazion come: 
"Com’è possibile esprimere preoccupazione per la vita democratica e non per la vita? La vita non viene forse prima della democrazia, non viene forse prima di tutto?" oppure: 
"Non mi spaventa il no-vax. Mi spaventa il vaccinato che si preoccupa della democrazia, il vaccinato che disquisisce sulla libertà in pericolo se ti chiedono di esibire un certificato per entrare in un ristorante o a teatro. Mi fa paura l’inconsistenza dei ragionamenti di chi, dopo oltre 128 mila morti, ancora si chiede che ne sarà della nostra amata democrazia",
lasciano un po' così di stucco, diciamo esterrefatti e non colmano la distanza di una tesi da un'altra definita da una sommatoria impressionante di morti dei quali, soprattutto nella prima ondata, nemmeno si son fatte le autopsie. Si moriva solo di Covid e non si moriva più di tumori, infarti etc. lasciandoci un po' inebetiti per quello che si vedeva e non si capiva. Siamo di fronte ad una società che ha smarrito la dimensione dialettica, dopo averla osannata per decenni anche un po' forzatamente. E questo è un grave rischio. È pacifico che la vita venga prima della democrazia, ma, in seconda battuta e per stare su discorso, di quale vita parliamo quando affermiamo questo, semplicemente di una vita biologica e non (anche) di quella sociale? Ma sarebbe 'vita' una vita solo biologica senza la società? Bios contro Zoe, dunque. Sappiamo bene che Aristotele non la pensava così perché definiva l'uomo 'zon politikon'. E che tutto questo sia in fondo un vecchio problema che arriva dalla cultura e dalla sensibilità greca, il più serio, per me, popolo che sia mai apparso nel mondo occidentale perché tutto quello che ci importa, quello che ci definisce oggi è già tutto lì, perché i greci lo avevano già pensato. Non fraintendiamo, ovviamente, sappiamo benissimo di stare in una società sotto l'assedio di un male invisibile, ma oggi che ne sappiamo di più e sappiamo molto meglio come affrontarlo, che un vaccino 'sperimentale' esiste per fortuna e che speriamo migliori da qui a qualche anno come da prassi (per un vaccino sicuro ci vogliono mediamente 5 anni), cerchiamo allora di non creare una divisione, una frattura da guerra civile tra cittadini e cittadini per colpa di una politica bassa e bieca e dalla mancanza di un dibattito pubblico vero. La gente ha paura per la propria vita anche per via del 'male' che può indurre un vaccino sperimentale che metterebbe in discussione la stessa vita sana, e questi solerti specialisti non hanno ridotto la paura nella loro costante presenza sui media per ragioni naturalmente personali ovviamente. L'hanno aumentata. E l'hanno aumentata, non so se consciamente o meno, in un momento storico in cui la medicina guadagna non più, o non solamente almeno, dai malati ma guadagna proprio dai vivi. Non possiamo fidarci di specialisti di questo genere pronti a parlare sotto l'egida della remunerazione e del presentismo mediatico come un articolo del Corriere paventata colpevolmente: che democrazia sarebbe una democrazia in cui ognuno di noi dovrebbe fidarsi, de jure e de facto, di uno specialista che sa? Sarebbe una oligarchia camuffata da epistemocrazia, bella roba cittadini cari: abbiamo appena da poco festeggiato l'ennesimo anniversario della Rivoluzione francese con i suoi valori di "libertà, fraternità, uguaglianza o morte" come si recitava nei giorni tumultuosi della rivolta per poi sentire questa bella roba? Non scherziamo suvvia, facciamo i seri e torniamo nei ranghi. Si può essere in disaccordo e va bene, anzi molto bene, ma sostenere bellamente che tutti coloro che si oppongono all'obbligo vaccinale, al green pass e cerchino di discuterne siano per questo motivo in torto a prioristicamente non si può sentire. Ragioniamo sul perché oggi non ci sia più né opposizione politica né opposizione culturale: questa sarebbe una democrazia secondo questi intellettuali? Che democrazia sarebbe senza 'vita', senza una vita che 'vive'? Una democrazia astratta non certo una democrazia che vive...