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Ferdinando Sabatino, nato a Milano nel 1960 si è laureato in Filosofia morale con Franco Fergnani presso l’Università degli studi di Milano con una tesi sulla medicalizzazione e lo stato giuridico della delinquenza in cui applica le tesi di Foucault nei codici penali pre-unitari fino al codice Zanardelli. Professore di Storia e filosofia e di Filosofia e scienze umane, è esperto nei processi socioculturali delle comunicazioni di massa. Si è interessato al pensiero organizzativo delle strutture industriali, già docente presso la Scuola di specializzazione per l'insegnamento secondario dell’Università degli studi di Milano, ha collaborato con la cattedra di Filosofia morale del Dipartimento di filosofia. Si occupa prevalentemente di storia dei sistemi di pensiero e di fenomeni collettivi, ha studiato le istituzioni totali come forme di potere su cui le società moderne hanno articolato aspetti ideologici di risocializzazione per giungere alle più sofisticate e complesse forme ideologiche contemporanee. Ha orientato recentemente i suoi interessi sui problemi della violenza collettiva ed etnica; sulla questione dei diritti e sul conflitto tra lavoro e capitale.
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"...bisogna discernere il rumore sordo e prolungato della battaglia"
Michel Foucault

mercoledì 6 ottobre 2021

il voto di Milano città perduta in mano agli interessi di pochi

Il 47,69% di votanti a Milano. Già questo la dice lunga. Poi sommando tutte le liste che si sono presentate con sigle 'comuniste' arrivano forse all'1% . Faccio mie alcune considerazioni fatte da Formenti, che a Milano tra l'altro era capolista con la sigla di Marco Rizzo. Afferma Formenti: colpa della frammentazione delle liste comuniste (ben quattro!)? Non c'è dubbio, questa dispersione non può che disorientare gli elettori, ma è davvero questa la causa?  No. La causa è il fatto che dopo decenni di martellante propaganda liberal liberista (con l'attiva partecipazione delle cosiddette "sinistre") il termine stesso di comunismo è diventato "impresentabile", politicamente scorretto? No, neppure questa è la causa, tanto che nella Russia ex sovietica ha ottenuto il 20% dei voti, mentre lo stesso termine socialismo è stato sdoganato anche negli Stati Uniti e in Inghilterra, a testimonianza che le persone, soprattutto le giovani generazioni e alla quota degli esclusi dai "vantaggi" del liberismo, non ragionano in termini ideologici, ma valutano attentamente chi ne rappresenta gli interessi reali. Allora credo occorra partire prino da un'analisi socioeconomica di questa città (Formenti). Milano è la metropoli più gentrificata d'Italia, il termine “gentrification” è stato coniato dalla sociologa Ruth Glass nel 1964. Deriva da “gentry”, parola utilizzata per definire la piccola nobiltà di campagna o, per farla più semplice, la “borghesizzazione”. La gentrificazione fa riferimento, appunto, all’imborghesimento dei quartieri poveri, aree delle città prima destinate alle classi sociali più basse che finiscono per attirare l’attenzione di quelle più benestanti. Il valore dei quartieri aumenta in primis dal punto di vista immobiliare: quartieri storici e popolari subiscono una trasformazione e una ristrutturazione che porta gli abitanti originari a cercare soluzioni più economiche altrove. Cambia il volto del quartiere così come cambia il tessuto sociale che lo compone. Il fenomeno della gentrificazione c’è sempre stato e sempre ci sarà, rientra nell’evoluzione di una città. Come si sul dire, la storia si ripete e questo vale anche per quella urbana.
A scatenare il cambiamento nel percorso evolutivo urbano è il cosiddetto ceto emergente.  Dunque, su questo aspetto Formenti afferra l'obiettivo, perchè la gran parte dei suoi cittadini appartenenti alle classi subalterne sono stati buttati al di fuori della cerchia urbana grazie al caro affitti e al caro vita e, se è vero che (come sostengono Piketty e altri economisti  e sociologi) nei Paesi occidentali gli strati medio alti della classe media (che godono, oltre che di discreti redditi da lavoro, anche di rendite generate da beni mobili e immobili) si aggirano attorno al 30% della popolazione, questa quota si alza ulteriormente in città come questa. Per non parlare che a costoro vanno aggiunti tutti quelli che, pur passandosela meno bene, si illudono di poter accedere prima o poi ai piani alti (la massa dei neolaureati, creativi, ecc.) che pur costretti a svolgere attività ben meno remunerative di quelle per cui si sono formati, sperano che si tratti di una situazione transitoria. Certamente è anche probabile, benché non ne sia così sicuro, che sommando si arrivi al 50% ed è presumibile che la metà (solo la meta!) dei cittadini che sono andati alle urne si sovrapponga (pur senza coincidere del tutto) a questa parte della società, che si schiera a priori con le due forze (centro destra e centro sinistra) che ne incarnano interessi e valori, mentre la metà che si è astenuta si sovrapponga, in larga misura se non totalmente, alla massa degli esclusi ma, dico,  anche degli sfiduciati che non si sentono più rappresentati da nessuno. Molti di costoro, negli anni scorsi, si erano illusi di trovare rappresentanza nei partiti populisti di varia coloritura ideologica vedi 5Stelle. Ma con la “normalizzazione” di quelle forze, certificata dalla loro assoluta integrazione nell’ammucchiata di governo capeggiata all’uomo della finanza globale con la scusa del post-Covid, sono chiaramente rifluiti nell’area del rifiuto della politica (vedere il crollo verticale dei voti a Lega e M5S che era facile pronosticare). Milano, la Lombardia sono ormai più di trent'anni che sono state abbandonate dalla sinistra, basti vedere la trasformazione di Sesto S. Giovanni dopo la fine del suo tessuto industriale oppure qualsiasi sua periferia abbandonata a se stessa dalle diverse giunte che si sono succedute, sopratutto da quelle che si dicono di sinistra (Pisapia e Sala); ma è la stessa sinistra che non c'è più (ma pensate realmente che Letta possa incarnare un pensiero di sinistra??? O che Sala rappresenti gli interessi dei ceti subalterni di una cittàcome Milano??? Suvvia non prendiamoci in giro), e questo è un serio problema perché non vi è più alcuna opposizione nel paese dominato da un pensiero unico che stritola lo stesso Parlamento con votazioni quasi bulgare, al massimo ci si astiene o si esce dall'aula. Per non dire di politiche amministrative dove ti presentato magari dieci candidati ma sai che la competizione vera è solo tra due personaggi che ti sembrano così distanti dalle tue idee che provi vomito solo a pensarci. Questa è la votazione  dei sindaci, un disgusto tale che è  paragonabile solo alle facce che devi vedere sui pochi manifesti pubblicitari che colorano la cittàin assenza di programmi. Programmi? Qualcuno ha sentito forse qualcosa su cosa intendono fare?  Zero assoluto. E si dovrebbe votare per questo motivo una scatola vuota oppure continuare a giustificare l'operato di chi non ti è piaciuto fino ad ora? Per cui da questa materia grezza sarà difficile immaginare una risalita nell'età della 'politica liquida', ormai lo scontento e la sensazione che tutto sia perduto sembra irreparabile secondo copioni già consolidati. Per stare con Gramsci, non è tempo di guerra di movimento ma di guerra di posizione, certo, ma la sensazione che questa guerra di posizione sia lunga, con pochi frutti e alla fine pare che non interessi a nessuno sembra probabile. Se il 47,69 % di persone a Milano non è andato a votare (ma anche nel resto d'Italia non sembra meglio) è perché non c'è rappresentanza, programmi, filosofie di vita per quanti non accettino questa dualità ideologica tra due gruppi contrapposti, ma in verità finti nemici, tra una destra e una sinistra un po' meno di destra ma sempre liberista se non ultra liberista e sindacati che hanno smesso di esserlo, il senso di vuoto smarrisce. Nessuno difende e rappresenta più i diversi ceti sociali impoveriti e frammentati (e sono eterogenei) che, per dirla con Beck, pongono soluzioni biografiche a problemi strutturali. Forse dobbiamo prendere atto che fino a quando non succederà qualcosa di veramente catastrofico, questa sarà la politica che ci troveremo di fronte. Come si fa a votarla?