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Ferdinando Sabatino, nato a Milano nel 1960 si è laureato in Filosofia morale con Franco Fergnani presso l’Università degli studi di Milano con una tesi sulla medicalizzazione e lo stato giuridico della delinquenza in cui applica le tesi di Foucault nei codici penali pre-unitari fino al codice Zanardelli. Professore di Storia e filosofia e di Filosofia e scienze umane, è esperto nei processi socioculturali delle comunicazioni di massa. Si è interessato al pensiero organizzativo delle strutture industriali, già docente presso la Scuola di specializzazione per l'insegnamento secondario dell’Università degli studi di Milano, ha collaborato con la cattedra di Filosofia morale del Dipartimento di filosofia. Si occupa prevalentemente di storia dei sistemi di pensiero e di fenomeni collettivi, ha studiato le istituzioni totali come forme di potere su cui le società moderne hanno articolato aspetti ideologici di risocializzazione per giungere alle più sofisticate e complesse forme ideologiche contemporanee. Ha orientato recentemente i suoi interessi sui problemi della violenza collettiva ed etnica; sulla questione dei diritti e sul conflitto tra lavoro e capitale.
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"...bisogna discernere il rumore sordo e prolungato della battaglia"
Michel Foucault

mercoledì 5 gennaio 2022

La democrazia che verrà (se verrà)

Questi lunghi mesi ci hanno visti come spettatori inermi della lunga notte della democrazia, hanno visto un’accelerazione dei processi di dissoluzione dei modelli democratici e dei diritti costituzionali totalmente inedita nella storia della nostra Repubblica. C’è il rammarico ahimé che di questa situazione una grossa parte della popolazione non abbia alcuna certezza, e tutto ciò va registrato con rammarico a tal punto che potremmo chiederci, tra il serio e il faceto, di cosa se ne faccia della democrazia una popolazione del genere.
Giusto per non rimuovere il disgusto, facciamo il punto su quanto è accaduto negli ultimi mesi sotto il profilo della democrazia. 
Con la Certificazione Verde, green pass e super green pass in attesa che non si inventino altro, si è istituito di fatto un trattamento sanitario obbligatorio sotto mentite spoglie in violazione dell’articolo 32 della Costituzione senza applicare, e lo avrebbero potuto fare, la Convenzione Edu di aprile 2021 che ne legittima eventualmente la possibilità (vedi art.8) attraverso una legge ordinaria assumendosene la responsabilità oggettiva. Hanno preso al contrario la strada più vomitevole aggirando lo stesso Regolamento 953 del 2021 in cui in Gazzetta ufficiale veniva saltata una parte originale e fondamentale del testo nel Considerando 36 ovvero le parole "o che hanno scelto di non essere vaccinate", norma che serviva per eliminare le eventuali discriminazioni anche indirette che poi, come sappiamo, si sono avute. Questa è legge e il testo in Gazzetta ufficiale è del 21 giugno 2021.
Le diverse proteste di piazza succedutesi per mesi sono state ignorate dall’esecutivo e rimosse dalla vista e dal giudizio di tutti i media, se non quando era il caso di stigmatizzarne gli eccessi. L’unica risposta alla protesta di milioni di persone è stata ad un certo punto l’imposizione di un divieto di manifestare, in violazione sostanziale dell’articolo 17 della Costituzione.
Mentre su molti di questi manifestanti, identificati nel corso di eventi pacifici, senza che gli venisse ascritto alcun reato, hanno iniziato a piovere provvedimenti di DASPO urbani, annuali o triennali.
Per rendere più semplice l’operatività dei controlli e l’implementazione del sistema certificativo da inizio ottobre è stata modificata la normativa sulla Privacy, scavalcando il Garante e legittimando così il trattamento dei dati personali da parte dell’amministrazione pubblica ogni qualvolta venga dichiarato che tale trattamento venga attuato per ragioni di pubblico interesse.
Contestualmente, il Parlamento (dimezzato come il cavaliere di Calvino nella Trilogia dei nostri antenati) è stato svuotato di funzioni, ridotto ad un luogo di ritrovo in cui i parlamentari possono  intrattenersi come in un bar di lusso. La decretazione è diventata l’unica vera forma legislativa rimasta in piedi (giusto per dare alcuni dati solo nel 2021, 229 decreti legge, stimiamo uno ogni 38 ore) e i parlamentari ricevono comunicazioni intorno a cosa dovranno votare con brevi preavvisi giusto per non farsi cogliere impreparati.
Il parlamento è ridotto ad una macchietta la cui funzione è solo di facciata mentre i parlamentari diventano passacarte e vidimatori di quello che si fa in altre stanze. Il dibattito parlamentare è stato sterilizzato. Il dibattito pubblico completamente azzerato e in mano ad una sconcertante impresa informativa che fa più opera di controllo e di dissuasione che di vera informazione. Vengono fatte trapelare le intenzioni dell’esecutivo sui giornali con qualche giorno d’anticipo sul voto, per poi passare dopo qualche settimana in Gazzetta Ufficiale senza che le persone sappiano nulla. Questioni chiaramente controverse anche per i diversi interessi in gioco come ad esempio la disciplina riguardanti le concessioni di spiagge, quella dei taxi, dei servizi assicurativi o, cosa ancora più preoccupante, la rimessa in discussione della natura pubblica dei servizi idrici fatta intorno Natale sono decise senza alcun  dibattito come se fossero indiscutibili applicazioni di indirizzi europei, quale ormai sembra.
Gli scioperi timidamente indetti dai sindacati con forte ritardo, come lo sciopero CGIL del 16 dicembre, sono stati degnati da parte dell’esecutivo esattamente della stessa attenzione dedicata alle manifestazioni di piazza della protesta No-Pass: non sono pervenuti. Cosa che ci fa capire come gli scioperi siano diventati, in questi ultimi venti anni, strumenti sterili e totalmente inefficaci che nessuno fila più soprattutto per colpa degli stessi sindacati che li hanno edulcorati.
I partiti, con l’eccezione di una piccola realtà neocostituita intorno al premier che hanno voluto, sono ridotti ad essere  fantasmi di loro stessi, schiacciati - e non si capisce se per stupidità o per intetessi conclamati - ad una imbarazzante adesione alle decisioni di Draghi, cui fanno seguito ma al mero fine di segnalare la propria perdurante esistenza in vita qualche dichiarazione di facciata  fatta sui giornali senza conseguenze.
Giornali e televisioni, salvo poche eccezioni, hanno retto la narrativa emergenziale del governo alimentando costantemente il terrore (e l’odio sociale verso l’elastica categoria dei “No-Vax”) e presentando le iniziative del governo, anche le più aggressivamente insensate, come l’unica razionale risposta ad una minaccia travolgente, rispetto a cui ogni dubbio e questione doveva cedere il passo.
Mentre contemporaneamente l’unica fonte rimasta di informazioni che si spera non compromesse agli intetessi governativi, cioè la comunicazione sui social media, è stata sottoposta a crescenti interventi censori, rendendo ardua la circolazione di qualunque notizia e di ogni documentazione che potesse anche minimamente scalfire la narrazione governativa (che è anche la narrazione europea). Esistono, fateci caso, sedicenti gruppi di “fact checker” che operano come truppe di disturbo e discredito, senza alcun limite consigliandoci di non postare eventuali articoli (come monito iniziale) per poi intervenire oscurandoti qualora si presentasse la necessità di farlo per una settimana o un mese senza appello alcuno. 
Dunque, per concludere, il potere è stato esercitato in questi mesi al di fuori di qualunque reale controllo democratico da chi avrebbe dovuto tutelare cittadino e istituzioni, senza voce né spazio lasciati a forme di dissenso e opposizione, irrigidendo l’attenzione del paese su un problema sanitario che si è fatto tutto il possibile per non allentare, creando un capro espiatorio (“No Vax”) su cui scaricare le responsabilità future.
Quanto ancora deve accadere perché si capisca che la nostra democrazia è seriamente malata?