Non amo le aggressioni tantomeno aggredire, e sono consapevole che le guerre servono soprattutto per ridefinire strategicamente le collocazioni geopolitiche collocate in campo. Non si fanno quasi mai per ragioni umanitarie anche se lo si dice. Volendo guardare, solo la seconda guerra mondiale potrebbe (e per me dovrebbe) avere questa giusta denominazione di 'guerra umanitaria' perchè il pericolo del nazismo e della sua offensiva costituiva realmente di per sé un pericolo mai visto in precedenza. La nazificazione del mondo, lo sterrminio programmato, il genocidio perpetrato scientificamente costituivano ragioni precise e sufficienti per fare una guerra. Forse si attese troppo. Per cui fu una 'guerra giusta'. Ma tutte quelle che seguirono non lo furono affatto. Vediamo qualche aspetto del problema in gioco. Pochi giorni addietro il ministro della Difesa Lorenzo Guerini sulla questione ucraina ha affermato testuali parole: “La violazione dell’integrità territoriale di un Paese non è accettabile e costituisce una minaccia alla pacifica convivenza di popoli e Stati”. È vero. È corretto. Ma come in ogni cosa, c'è un però che fa da contorno e forse vale la pena ricordare qualcosa di simile già accaduto e nemmeno tanti anni fa: perchè gli americani allora hanno potuto violare impunemente l’integrità territoriale di Serbia (nel 1999), dell’Iraq (nel 2003) e nel 2011 della Libia con aggressioni che non avevano avuto la copertura dell’Onu e furono fatte contro la volontà dell’Onu. Per non parlare delle prove false addotte per giustificare gli attacchi che hanno portato anche gli alleati sul banco degli imputati (uno su tutti Tony Blair). Dunque, nessuno qui è innocente a prescindere. La questione ucraina è intricata per mille motivi tra storia ed economia. Ma al di là delle questioni prettamente 'storiche', quello che a Putin interessa, credo, sia solo una semplice cosa che ognuno può vedere da sé: che l’Ucraina non entri nella Nato per non avere missili americani vicino ai propri confini, e lo ha ripetuto a chiare lettere proprio ieri. Stessa cosa successe a Cuba allorché i sovietici schierarono dei missili sull’isola di Castro a 1000 chilometri di distanza dai confini statunitensi. Se vogliamo guardare, la possibile collocazione dei missili che la Nato collocherebbe in Ucraina sarebbero invece molto più vicino ai confini del territorio russo, quasi in casa. Nella questione Cubana Chruscev ritirò i missili e gli americani e il mondo respirarono evitando il conflitto mondiale ormai alle porte. Qui mi sembra che pochi interpreti guardino a questo problema e, come spesso capita, si profilano schieramenti contradaioli all' insegna di non offendere il padrone di turno e per noi occidentali sono gli americani e la Nato. Orbene, sembrava che tutto si potesse risolvere allorché il cancelliere tedesco Scholz incontrò Putin a Mosca garantendogli che l'ngresso dell’Ucraina nella Nato non fosse all’ordine del giorno, ma così non è stato. Solo l'aggressività di cui gli americani peccano ha contribuito ad inasprire la situazione e Putin, che non è certamente un santo da difendere sia chiaro, ha ovviamente risposto per ragioni che con l’indipendentismo del Donbass (ad entrambi non importa nulla mi sembra chiaro) hanno poco a che fare perché in gioco ci sono solo i rapporti di forza fra le due superpotenze, con la Cina che per il momento sta alla finestra. Ma fino a quando starà alla finestra? Siamo sicuri che con un potenziale conflitto all'orizzonte la Cina non predisponga un asse con la Russia definendo così un blocco orientale? Un blocco, ricordo, che non riuscì durante la guerra fredda perchè la Cina costituì sempre un attore grande e grosso indipendente e non allineato a Mosca, mentre oggi il 'capitalismo organizzato globalizzato' sta riuscendo là dove la guerra fredda falli: complimenti. Dall'altra parte, l'Unione europea ha mostrato tutte le sue originarie pecche di fondo: è (in parte) un gigante economico ma senza forza militare perché, a dispetto delle due Superpotenze, non possiede, Francia a parte, l’Atomica che ahimè costituisce un forte deterrente per tutti (l'ha l'India per esempio e altri paesi). Ma l’Europa è anche un nano politico, senza una unità d’intenti fra gli Stati membri che sono troppi, con storie così diverse, economie diverse e dunque interessi diversi. Tutto questo costituisce una delle ragioni del perché questa Europa è nata male. Tra tutte queste fragilità imperanti da tenere conto, c’è l’Italia che è un nano militare tra i diversi nani, un nano politico che, però, dal punto di vista economico è un paese di consumatori con interessi nazionali specifici, esporta beni ed importa beni che non produce (il gas ad esempio, e anche questo è una anomalia del nostro bel paese). Siamo proprio così sicuri che, guardando a tutti questi interessi specifici, si debba necessariamente mollare la Russia per seguire la Nato? Ci sono ragioni energetiche per non farlo se è vero quello che dice Cingolani, in quanto il 45 % del gas arriva dalla Russia; ci sono vicinanze geografiche che indurrebbero a riflettere con attenzione sul da farsi, lo ricordava lucidamente in questi giorni lo storico Canfora, perché se per caso qualche sconsiderato decidesse di far partire contro la Russia un'azione bellica sostenuta, noi saremmo i primi a subire le conseguenze di una controffensiva mirata e non certo gli americani. Chi ci governa questo lo dovrebbe mettere nell'agenda politica e valutare molto bene. Dunque, sarebbe opportuno che il premier Mario Draghi, la cui popolarità comincia a vacillare da tempo, non si azzerbinasse ai piedi degli americani perché avremmo molto da perdere e poco da guadagnare. Per una ennesima sporca guerra che si dice umanitaria ma non lo è.

