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Ferdinando Sabatino, nato a Milano nel 1960 si è laureato in Filosofia morale con Franco Fergnani presso l’Università degli studi di Milano con una tesi sulla medicalizzazione e lo stato giuridico della delinquenza in cui applica le tesi di Foucault nei codici penali pre-unitari fino al codice Zanardelli. Professore di Storia e filosofia e di Filosofia e scienze umane, è esperto nei processi socioculturali delle comunicazioni di massa. Si è interessato al pensiero organizzativo delle strutture industriali, già docente presso la Scuola di specializzazione per l'insegnamento secondario dell’Università degli studi di Milano, ha collaborato con la cattedra di Filosofia morale del Dipartimento di filosofia. Si occupa prevalentemente di storia dei sistemi di pensiero e di fenomeni collettivi, ha studiato le istituzioni totali come forme di potere su cui le società moderne hanno articolato aspetti ideologici di risocializzazione per giungere alle più sofisticate e complesse forme ideologiche contemporanee. Ha orientato recentemente i suoi interessi sui problemi della violenza collettiva ed etnica; sulla questione dei diritti e sul conflitto tra lavoro e capitale.
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"...bisogna discernere il rumore sordo e prolungato della battaglia"
Michel Foucault

domenica 26 giugno 2022

IL MONDO DI PLASTICA DI BRIATORE &Co TRA CAFONI E CIALTRONI


È apparso sul FQ un articolo di costume che ho trovato delizioso, almeno io l'ho letto così. Se si legge tutto l'articolo, fuoriesce una storia con una morale in perfetta sintonia con i nostri tempi molto cafoni, perché un conto è la ricchezza altro è la miserevole cafoneria che impera nel nostro triste quotidiano...È naturalmente una storia di pura invenzione in cui un personaggio-tipo - ognuno potrà scegliere chi vuole nel vasto campionario di cui i media ci documentano, dal ricco e nobile facoltoso, al politico e all'arricchito molto cafone - che frequenta, essendo molto più che benestante (costui beve solo champagne sotto una tenda in una spiaggia per ricchi dal nome avvolgente: Sunset ), le spiagge dei vip (tipo Capalbio) perché fa parte di quel mondo ricco, un po' superficiale e patinato, tra l'essere un po' blase' e molto 'cafonal', tipo quelli che mangiano la pizza da Briatore col Pata Negra a 65€ tanto per intenderci, e che pensa che tutti gli 'altri' (quelli che stanno nelle spiagge libere, che rappresentano, secondo costoro, il mondo dei cialtrones e latrones, la sub-cultura popolana e invidiosa) siano solo dei poveracci nullafacenti e nullatenenti invidiosi di quelli che stanno bene...Una perfetta metafora del mondo di oggi iperglobalizzato, sfrontatamente ricco e consumistico, dove il 'povero' deve sempre scusarsi di qualcosa e accontentarsi di vedere la ricchezza in televisione e, se proprio vuole, deve indebitarsi per possedere qualcosa, mentre il benestante agogna, ovviamente, che il mondo rimanga sempre diviso in chi sta bene e quanti faticano a campare perché le leggi del mondo e del capitalismo sono queste baby. Gattopardesco atteggiamento che è ben riassunto nel finale dove il personaggio-tipo, antropologicamente incuriosito tra senso di colpa e sguardo distaccato, sorpreso che i nullatenenti e nullafacenti non provino alcuna  invidia verso i ricchi, fa tesoro allora dell'antico principio che nulla nel mondo debba cambiare affinché alla fine ognuno possa (e debba) rimanere nei propri recinti socialmente definiti, senza contaminarsi...Se questo era l'intento, l'articolo documenta uno spaccato di vita odierna molto vero di cui i personaggi come Briatore sono i protagonisti indiscussi e spero poco invidiati.