E sì, cari signori, siamo giunti al punto di non ritorno. Un passo più vicino al baratro. Qualcuno comincia ad accorgersi che qualcosa non vada più per il verso giusto nel nostro sistema scolastico, ma anziché prendersela con quanti negli ultimi venticinque anni hanno devastato la scuola per affiggere la 'targa dell'autonomia' sopra la sua tomba annunciata, cosa fa? naturalmente si pone la domanda di cosa si insegni a scuola...Non avrei avuto dubbi in proposito, anziché la luna si fissa il dito che indica la luna. Non dico che qualche disperato nullafacente non ci sia, ma la quasi totalità del corpo docente è composto da persone che si dedicano alla cultura, all'informazione, alla trasmissione dei saperi. Che poi nelle nostre scuole, e non solo, esista un problema dei curricula, di cosa si insegna a chi non vi è dubbio, ma se le informazioni non passano la colpa sta a monte. La scuola e la ricerca sono solo un momento nella vita di ognuno di noi, se non alimenti la curiosità e gli interessi questo è dovuto ai valori che possiedi o che ti hanno trasmesso. Dunque, se la tiktoker di cui si parla è giunta alla fama mediatica eterna raccontando 'balle' di cui non sa nulla per poi cadere sulla classica buccia di banana esternando tranquillamente che non sa chi sia Dante il sommo, siamo proprio sicuri che il problema sia solo di cosa si insegni a scuola? In un mondo in cui ognuno può alzarsi la mattina, inventarsi un'attività e postarsi su tiktok o Facebook e solo per questo motivo ricevere migliaia di like e follower diventando 'influencer', ebbene porsi la domanda di cosa si insegni a scuola è pleonastico se non comico. Oserei dire che la risposta è sotto gli occhi, quasi implicita al problema: la scuola, il titolo scolastico e accademico non serve più alla scalata sociale, non serve più a qualificarti in un mondo che vede solo gli studenti come dei consumatori di formazione, clienti da rabbonire e poi addestrare a competenze di routine per lavori a cui forse la cultura non serve. A furia di di sostenere che i clienti sottoposti a 'debiti' e 'crediti' debbano essere funzionali a un mondo del lavoro di plastica usa e getta, che senso ha sapere chi sia Dante? A fronte di docenti che fanno di tutto per cercare di migliorare la qualità dei loro studenti, il mondo esterno al contrario educa questi ultimi a pensare una vita in cui vige solo l'apparenza. Il mondo del selfie e del presentismo a tutti i costi supera la conoscenza che richiede tempo, oggi la liquidità del mondo non prevede senso critico ma solo velocità. È un mondo in cui vige la dromologia, come pensava Virilio, che ha ucciso il pensiero e dunque anche la cultura. Poi penso che la tiktoker in questione, nonostante non sia quello che vorrebbe rappresentare nel gioco mediatico in cui si è cacciata, abbia usato il più classico dei trucchi per far parlare di sé: inventare una storia per poi lasciare che l'informazione faccia il resto. Possibile che, nonostante non sia la 'professoressa con gli occhiali' con cui si è immedesimata (potere dei cliché), difficilmente si può accettare l'idea che nemmeno sapesse per sentivo dire chi fosse il sommo. Abile mistificatrice del sentire comune, usa i mezzi comunicativi per quello che essi possono offrire: presenza mediatica fine a se stessa, inconsistente ma presente nel mondo liquido in cui nuota. Tutto qui, il nulla dei messaggi si annulla nel nulla dei discorsi. La scuola e cosa si insegni in questo contesto non c'entrano nulla, nel mondo di plastica dell'apparenza incondizionata nulla è più forte della mistificazione e dell'ignoranza a cui nessuno darà retta. Videor ergo sum è il principio su cui si regge. Per cui l'articolista, se realmente avesse intenzione di comprendere la fenomenologia del tiktoker moderno tutto uso e consumo, dovrebbe orientare lo sguardo a quello che i nostri politici hanno fatto negli ultimi trent'anni e non solo riguardo l'istruzione. Troverà il colpevole.

