Informazioni personali

La mia foto
Ferdinando Sabatino, nato a Milano nel 1960 si è laureato in Filosofia morale con Franco Fergnani presso l’Università degli studi di Milano con una tesi sulla medicalizzazione e lo stato giuridico della delinquenza in cui applica le tesi di Foucault nei codici penali pre-unitari fino al codice Zanardelli. Professore di Storia e filosofia e di Filosofia e scienze umane, è esperto nei processi socioculturali delle comunicazioni di massa. Si è interessato al pensiero organizzativo delle strutture industriali, già docente presso la Scuola di specializzazione per l'insegnamento secondario dell’Università degli studi di Milano, ha collaborato con la cattedra di Filosofia morale del Dipartimento di filosofia. Si occupa prevalentemente di storia dei sistemi di pensiero e di fenomeni collettivi, ha studiato le istituzioni totali come forme di potere su cui le società moderne hanno articolato aspetti ideologici di risocializzazione per giungere alle più sofisticate e complesse forme ideologiche contemporanee. Ha orientato recentemente i suoi interessi sui problemi della violenza collettiva ed etnica; sulla questione dei diritti e sul conflitto tra lavoro e capitale.
Powered By Blogger

Wikipedia

Risultati di ricerca

Translate

"...bisogna discernere il rumore sordo e prolungato della battaglia"
Michel Foucault

lunedì 8 agosto 2022

COSA STA PREPARANDO IL TEATRINO DELLA POLITICA?


Seguendo il teatrino politico di questo periodo pre-elezioni, allo sconcerto e al disgusto per le ovvie ragioni che si palesano da sole (qualcuno parla di programmi?), incomincia a maturare una idea che non mi sembra così tanto impossibile. E lo affermò con grande dispiacere. Vediamo di capirci. Mi sembra evidente che esista un'ampia parte del nostro  paese che non ha ancora ben chiaro che ci stiamo precipitosamente avviando come Italia e come Europa in un abisso senza futuro, dove i principali responsabili sono le nostre leadership nazionali ben identificate nel Belpaese nel bloccone trasversale a destra e sinistra che prepara il Draghi 2. Ecco, questo è il quadro che sento come probabile in barba alla nostra voglia di democrazia. Questa pessima legge elettorale, che solo un pericoloso demente o il più diabolico dei diavoli poteva escogitare, e le forze esterne internazionali premono affinché questo si avveri. La nostra voglia di democrazia, la nostra legittima intenzione di considerarci capaci di autodeterminarci da noi cozza con questi interessi esterni e con l'incapacità del blocco politico di considerarsi autonomo. Nemmeno più ci provano. Purtroppo, con una stampa e un apparato radiotelevisivo che fa impallidire la vecchia Pravda di brezneviana memoria,  questo totale obnubilamento delle menti mi sembra un esito inevitabile. 
Sono settimane decisive e se nessuna forza "antisistema" dovesse superare lo scoglio delle firme dovuto alla logica perversa di questa legge elettorale, allora il monopolio della voce pubblica, o meglio di quello che resterà di essa, rimarrà agli attuali curatori fallimentari. E temo con un Draghi bis. Ci sono tutti gli ingredienti. Spero di sbagliarmi ma si intravedono movimenti dietro le quinte (sarà vero che Draghi parlando con la Meloni le consiglia qualche ministro chiave?), il finto atlantismo della probabile vincitrice, l'accozzaglia senza ritegno che a 'sinistra' (si fa per dire) si sta costituendo anche per ragioni inerenti al Rosatellum, quale terzo polo si costituirà (Calenda e Renzi o un 5STELLE allargato alle sinistre che provano a rientrare in parlamento senza più vessilli falce e martello?). In pericolo non c'è solo la Costituzione ma la stessa dialettica politica ormai incentrata su due tipi di 'destre' tra loro diverse, su un 'bonapartismo soft' come lo chiamava Domenico Losurdo in cui i programmi politici dei leader non si distanziano di molto (oggi non vi è neppure questo pericolo perché non esiste alcun programma), la stessa espressione di voto che piano piano ha raggiunto quasi il cinquanta per cento di astensionismo come si è evidenziato nelle amministrative. Non ultimo la pericolosa sensazione che la politica sia ormai in mano a élite oligarchiche, i cui interessi non sono la collettività, il bene pubblico, la libertà degli individui ma gli interessi di rendere sempre più esclusivo il diritto di chi partecipa agli utili in questo giro di valzer che chiamiamo capitalismo globalizzato. Ecco, credo che il fantasma che si aggiri in questo periodo è questa grande e ultima presa in giro della democrazia. Vedremo. Cerchiamo di non essere, una volta di più, complici dei Letta, dei Brunetta, delle Meloni, delle Bonino, degli Speranza e delle Ronzulli e di tutto questo ceto 'bastardo' (per via di questa assurda ibridazione che lo contraddistingue) che sta purtroppo gestendo la liquidazione dell'immobile "Italia" davanti ai nostri occhi, impotenti e anche un po' instupiditi da tanta protervia. Ma un popolo che non rammenta la propria storia è costretto a riviverla sia come farsa che come tragedia.