Informazioni personali

La mia foto
Ferdinando Sabatino, nato a Milano nel 1960 si è laureato in Filosofia morale con Franco Fergnani presso l’Università degli studi di Milano con una tesi sulla medicalizzazione e lo stato giuridico della delinquenza in cui applica le tesi di Foucault nei codici penali pre-unitari fino al codice Zanardelli. Professore di Storia e filosofia e di Filosofia e scienze umane, è esperto nei processi socioculturali delle comunicazioni di massa. Si è interessato al pensiero organizzativo delle strutture industriali, già docente presso la Scuola di specializzazione per l'insegnamento secondario dell’Università degli studi di Milano, ha collaborato con la cattedra di Filosofia morale del Dipartimento di filosofia. Si occupa prevalentemente di storia dei sistemi di pensiero e di fenomeni collettivi, ha studiato le istituzioni totali come forme di potere su cui le società moderne hanno articolato aspetti ideologici di risocializzazione per giungere alle più sofisticate e complesse forme ideologiche contemporanee. Ha orientato recentemente i suoi interessi sui problemi della violenza collettiva ed etnica; sulla questione dei diritti e sul conflitto tra lavoro e capitale.
Powered By Blogger

Wikipedia

Risultati di ricerca

Translate

"...bisogna discernere il rumore sordo e prolungato della battaglia"
Michel Foucault

martedì 22 novembre 2022

UN COMITATO DI PIETRA CONTRO LA DEMAGOGIA DEI MIGLIORI

 

Roberto Speranza, il ministro dell’ emergenza e del “Comitato di salute pubblica” dell’Anno II di cui siamo stati tristi spettatori, pare si sia sfogato con i giornali riguardo il cambio di passo promesso dal nuovo governo per le politiche su Covid-19 e Green pass mostrando il suo stupore e rivendicando il suo “bel lavoro svolto”, soprattutto non accettando che gli fosse contestato di aver chiuso in gattabuia un intero Paese (forse) inutilmente e di aver messo in pericolo (e questo per me è peggio) le libertà fondamentali, infatti dichiara a Repubblica: “Ho sempre deciso seguendo la scienza, andiamo avanti a testa alta per quello che abbiamo fatto”. Anche la scelta del giornale è indicativa di quel sotterraneo e potente modus operandi che fu ed è il radical chic nostrano di maniera, colpevole di aver fatto deviare da tempo la sinistra dal suo compito storico come afferma Luca Ricolfi da tempo e più indicativamente nel recente La mutazione. Che la sinistra sia scomparsa non ci piove, quello che resiste è quel supponente atteggiamento di superiorità di considerarsi ‘migliori’, votati a pensare il bene degli altri anche quando non viene richiesto. Se lo poteva permettere Togliatti, ma questi figli blasfemi di un lontano parente che fu (il comunismo) non possono nemmeno avvicinarsi a quello che fu denominato veramente ‘il migliore’. Non ho mai amato Togliatti, l’ho sempre rispettato e letto approfonditamente, ma questi lontani parenti non mi piacciono proprio. Quello che sconcerta in quel che dice non è tanto la legittima difesa del suo operato, non poteva fare altro onestamente, ma il curioso passaggio riguardo l’uso della prima persona al plurale maiestatis (in definitiva chi sono questi ‘noi’? noi di sinistra? noi i migliori? noi che abbiamo governato? Noi che abbiamo pensato e voluto il vostro bene? Insomma chi sono questi ‘noi’?) e l’insistente, quanto stucchevole, richiamo alla “scienza” come atto di fede che indipendentemente da cosa si pensi del vaccino, di questo vaccino, lasciano intendere la sua abdicazione di politico su attività che avrebbe dovuto controllare in prima persona e che riguardano la politica tout court. Questo perché qualsiasi allarme sanitario, anche imprevisto, non può e non deve arrivare al sacrificio estremo di diritti e libertà individuali presidiati a livello costituzionale. Questo resta un vulnus grave per una democrazia liberale benché, su questo punto, anche un gigante come Habermas abbia sostenuto qualcosa di simile in un dibattito con il giurista Klaus Günther tra diritti individuali e diritti collettivi. Ma quello che si può permettere Habermas non se lo può permettere né Speranza né un comitato scientifico senza elezione. Ci tornerò sopra. In seconda battuta, anche le famose “evidenze scientifiche”, dietro le quali il vecchio governo del draghistan si barricava, giocano a sfavore dell’ex ministro. Una volta assodato, dati alla mano, che pure gli immunizzati e i quattro volti immunizzati possono contrarre la malattia ed essere veicolo di contagio, è crollato necessariamente il presupposto su cui si reggeva quell’obbrobrio giuridico che era il Green Pass, evidenziandone ancor di più soprattutto la natura coercitiva e discriminatoria di cui quel governo e quel ministro si sono macchiati. Io non ce l’ho col vaccino, ce l’ho con quel provvedimento esasperato che è stato il Green pass di cui in Italia si è fatto una ideologia contraria allo stesso spirito del Regolamento 953 europeo che ha dato vita alla istituzionalizzazione del provvedimento. In questo senso appare un po’ temerario affermare che “la storia non si può riscrivere e noi vogliamo difenderla” come sottolinea l’ex ministro. Che lui voglia rivendicarla pare legittimo, ma non può impedire ad altri di vedere chiaro su quello che è accaduto in questo paese anche se proviene da file che non rappresentano le mie idee politiche e non so neppure quanto ci creda veramente, oppure di quanti hanno mostrato perplessità o semplici dubbi su quello che è successo nel biennio pandemico. Quando non sei più al potere sei sempre sottoposto allo sguardo in profondità. A meno che non si voglia accusare di revisionismo tutti coloro che intendono valutare, come è stato fatto in questi tristi due anni in modo abominevole, se le dure misure intraprese durante l’interminabile emergenza sanitarie siano state efficaci e necessarie oltre ogni ragionevole dubbio o se non abbiano  al contrario contribuito a creare altri e più dannosi problemi sia sul piano politico che su quello economico. Soprattutto, risulta irritante insistere di “aver seguito la scienza” quando questo metodo è stato del tutto bandito da uno sparuto gruppo di scienziati, lasciando carta bianca a che le decisioni fossero decise da un Comitato senza alcuna investitura popolare che ha avuto solo una linea monolitica e granitica dall’inizio alla fine. Nessuna opinione contraria è stata mai ammessa, nessuna obiezione è stata mai ascoltata, nessuna voce in dissenso ha trovato legittimazione, tutte le udienze parlamentari sono cadute nel vuoto anche quando parlavano eminenti scienziati. Così nelle stesse trasmissioni e nei talk show dove si invitava sì qualche voce contraria, ma solo per metterla al pubblico ludibrio all’interno di un dibattito trappola in cui il malcapitato fungeva da capro espiatorio. Tutte trasmissioni uguali, con gli stessi carnefici e aguzzini che nelle diverse reti erano sempre presenti e pronti a non dialogare, a interrompere i discorsi, a offendere i malcapitati. Visto che erano sempre in trasmissione quando ricercavano nei loro laboratori tutti costoro? qualcuno si è posto giustamente l’interrogativo. E’ stato tutto legittimo? Perché si è permesso questo abominio? Questo non va dimenticato quando si parla di scienza con tanta approssimazione perché la scienza non funziona così in una società libera. Forse il sapere scientifico non è democratico come qualcuno ha affermato, ma certamente la scienza come istituzione si pone domande e cresce con esse, non si chiude nel proprio corpus dottrinario ma si apre. Esattamente quello che questo comitato non ha fatto con protervia e violenza (alla fine eri sempre un ignorante quando non un terrapiattista uomo delle caverne, un  punto malriuscito nel ciclo dell’evoluzione). Quello che si è visto è che il pensiero razionale è stato sostituito da un dogma che ha trasformato la gestione sanitaria in una specie di religione di Stato con il suo culto fatto di mascherine, sermoni a reti unificate e dosi ripetute a breve distanza rese di fatto obbligatorie dal Green Pass con i suoi provvedimenti a imbuto senza che lo Stato si assumesse la benché minima responsabilità su quello che stava facendo ai suoi cittadini. Per non dire delle informazioni che venivano date un giorno in un modo per poi smentirle il giorno dopo con altre informazioni e consigli che si contraddicevano tra loro. Mai vista indecisioni e pressapochismo imperante come nel periodo 2021-2022. Quanto si sono arricchite le case farmaceutiche produttrici del vaccino? Quanto i loro amministratori aziendali? Quanto questi componenti del comitato che si sentivano addirittura delle rock star a detta di qualcuno di loro. Per non dire poi di libri, comparsate in televisione e nei tolk show per loro e i loro famigliari che improvvisamente hanno conosciuto notorietà e fama. I quindici minuti di Andy Warhol benché siano durati di più. Veramente un momento squallido del nostro paese che non ha nascosto tutti i suoi luoghi comuni per i quali andiamo conosciuti nel mondo. Sarebbe interessante capire se e quanto le voci dissonanti possano aumentare nel frattempo, se intorno ad un periodo così distopico, degno dei romanzi di Phillip Dick, i cui i tratti sono ben visibili dall’imposizione di una neolingua perniciosa del politically correct e di un bipensiero orwelliano, potendo aprire un dibattito senza pregiudizi e preconcetti dove il dissenziente non sia considerato alla stregua di un untore o come un pericolo per la salute pubblico da bandire dalla società o un disertore da mettere al muro. Per una discussione seria e civile non si possono stilare liste di proscrizione o pensare di impedire a qualche interlocutore sgradito di partecipare. Né si può accusare di populismo sanitario chi, al contrario, ha deciso di avere un approccio più illuminato (possiamo dire scientifico senza essere perculati?), rispettoso delle prerogative costituzionali dei cittadini e meno ideologico. Quello che si è visto è che sulla pandemia è stata costruita una gigantesca macchina di propaganda del consenso un po’ da Minculpop se non da regime totalitario che, a scapito di chi lo pensava, non ha trovato il gradimento degli elettori come si è visto nelle elezioni. Orbene, adesso non resta che abolire tutti gli obblighi ancora vigenti (per esempio, la certificazione verde serve ancora per accedere alle RSA) ed eliminare tutte le misure cervellotiche come quella relativa all’isolamento dei positivi ormai anacronistico e scomparso nel resto dell’Occidente, mentre il neo ministro Schillaci, che non fa parte della mia idea politica, ha annunciato che reintegrerà il personale medico sospeso per inadempienza degli obblighi sanitari e che il bollettino dei contagi non sarà più diramato con cadenza giornaliera ma settimanale. Insomma, la narrazione deve cambiare ribaltando quella ufficiale e riabilitando, speriamo, il concetto di libertà troppo spesso vilipeso in quest’ultimo periodo da un ministro spaventato e abdicante. Anche se, come rilevato sapientemente da Aldous Huxley, la lezione più importante che la storia ci insegna è che gli uomini non imparano molto dalla storia. Ma questo lo avevano già detto Hegel, Marx e Gramsci ma pare che il ministro dei ‘migliori’ ci sia passato sopra.