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Ferdinando Sabatino, nato a Milano nel 1960 si è laureato in Filosofia morale con Franco Fergnani presso l’Università degli studi di Milano con una tesi sulla medicalizzazione e lo stato giuridico della delinquenza in cui applica le tesi di Foucault nei codici penali pre-unitari fino al codice Zanardelli. Professore di Storia e filosofia e di Filosofia e scienze umane, è esperto nei processi socioculturali delle comunicazioni di massa. Si è interessato al pensiero organizzativo delle strutture industriali, già docente presso la Scuola di specializzazione per l'insegnamento secondario dell’Università degli studi di Milano, ha collaborato con la cattedra di Filosofia morale del Dipartimento di filosofia. Si occupa prevalentemente di storia dei sistemi di pensiero e di fenomeni collettivi, ha studiato le istituzioni totali come forme di potere su cui le società moderne hanno articolato aspetti ideologici di risocializzazione per giungere alle più sofisticate e complesse forme ideologiche contemporanee. Ha orientato recentemente i suoi interessi sui problemi della violenza collettiva ed etnica; sulla questione dei diritti e sul conflitto tra lavoro e capitale.
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"...bisogna discernere il rumore sordo e prolungato della battaglia"
Michel Foucault

venerdì 10 febbraio 2023

LA SIGNORA ELODIE E LA SEMANTICA

Ciak si gira. Il cattivo gusto impera, specialmente quello mediatico, dobbiamo farcene una ragione perché i tempi sono questi. Bassi. Nemmeno il tempo d’ immaginare su quale barca triste siamo seduti che una cantante del mondo d'oggi se ne è uscita dicendo di voler "essere puttana dall'inizio alla fine", ma in realtà udite udite "voleva insinuare una persona decisa, che sa quello che vuole". Non comprendo la correlazione tra l'antico mestiere della meretrice e l'essere una persona decisa, ma mi adeguo e cerco faticosamente qualche ragione per l'accostamento. La signora Elodie ha questo di buono: i neuroni li lascia in libertà senza crearsi problemi. Non ne faccio una questione di stile o buona educazione, mi piacerebbe capire l'accostamento semantico che non è proprio come “l'incontro casuale di una macchina per cucire e di un ombrello su un tavolo operatorio per riprendere una metafora surrealista di Comte de Lautréamont citata da Max Ernst. Di surrealismo qui nemmeno l'ombra, sia chiaro. Tantomeno una dadaista provocazione per vedere la reazione in chi guarda o ascolta. Neppure un atteggiamento scapigliato assomiglia a questa sortita. Credo che questa precisazione semantica proposta dalla signora Elodie sia molto più di un inconveniente linguistico, di uno scivolone magari voluto, ma al contrario è una interessante e astuta operazione culturale di cui dovremmo capire la radice che affonda nella pancia della nostra società neo-liberistica. Potremmo essere tentati di perdonare questa sua audacia altamente maliziosa, di darle un vocabolario e farla ricredere sui suoi usi verbali, ma si tratterebbe di un fraintendimento da parte di noi poveri tapini. La signora Elodie, infatti, non ha per nulla frainteso il significato implicito di "puttana" perché ha chiaramente usato la parola nel modo coerente con i modelli culturali vincenti, mediatici a tutto tondo che sono a propria disposizione, ricordando un principio base della linguistica strutturale da de Saussure in poi: che l'uso delle parole veicola il loro significato. Infatti, come si presenta nella vulgata sociale la "puttana" in molta parte della cultura e della cinematografia pop contemporanea? Una puttana è una soggettività sociologicamente attiva nell'ambito lavorativi, è esemplare perché è priva di "superflui moralismi", priva di ogni morale sociale e si vende in modo flessibile al miglior offerente  capitalizzando il suo lavoro. Fa profitto. A guardare bene è la rappresentazione più chiara del concetto neoliberista di essere "imprenditore di sé stesso", quel concetto giddensiano di cui tutta una pessima sinistra s'innamorò negli Novanta e il cui principio di fondo era che qualcuno non solo investiva senza remore il proprio "capitale umano", ma otteneva un vantaggio proprio grazie alla sua capacità di "fregarsene di ciò che pensano o vogliano gli altri". Appunto: capitalizza a danno della morale. Per tutte queste banalissime ragioni siamo anche di fronte a ‘soggettività politiche’ che si spacciano come forme emancipate di "femminilità" autoassertiva senza esserlo affatto. Alla faccia di cinquant’anni di femminismo buttato tra i liquami della società che si pensava di denunciare se poi, mutatis mutandis, c'è bisogno di Drusilla,  un uomo travestito da donna, per portare avanti il pensiero delle donne. Cosa dicono le donne di tutto ciò? Quando parlo ancora oggi con qualche mia vecchia amica dei movimenti anni Settanta, allorché noi giovani e di belle speranze  militavamo anche ingenuamente pensando a una società da trasformare in modo  socialmente utile, femministe ante litteram diremmo o comunque della prima stagione, ci guardiamo irretiti e delusi per dove siamo caduti dopo questi quarant'anni chiedendoci "ma dove stiamo andando?".

Il punto centrale di tutto il discorso è che la rivalutazione concettuale della prostituzione, su cui non ho mai discettato moralmente pensando che ognuno può fare del proprio corpo ciò che vuole, è in effetti perfettamente coerente e congruente con tutti i messaggi di fondo della società contemporanea che viviamo oggi. Proprio in questo senso non è la nostra "artista" ad aver frainteso qualcosa, ma siamo noi a fraintendere la nostra società di appartenenza che non capiamo pensando ahimè alla società che vorremmo. E questo è sempre un punto sbagliato da cui partire per leggere il presente. Parlare di una 'puttana' come di una "persona decisa, che sa quello che vuole" non è scorretto, ma semplicemente dà per scontata la società contemporanea e i suoi valori (o dis-valori) di fondo. Infatti, in questa cornice l' essere "decisi" significa niente altro che "non farsi scrupoli per ottenere quel che si vuole" e "sapere quel che si vuole",  significa "concentrarsi sugli 'affari propri'" che si risolvono unicamente tramite il premio monetario', dunque capitalizzando. Inutile farsi illusioni di un progresso avvenuto, come dalla notte dei tempi esistono nella nostra società due semplici e speculari gruppi di atteggiamenti di fondo: da un lato il primo che da questo quadro concettuale trae la conclusione che viviamo in un mondo che deve essere ricostruito dalle fondamenta costi quel che costi altrimenti la specie umana si insabbiera' nelle sabbie mobili da se stessa costruite; dall'altro lato un secondo atteggiamento che pensa ahimè che stiamo assistendo ad un altro momento di progresso verso la "caduta delle maschere" e la "liberazione dai retaggi" della cultura che ci soffoca in un niccianesimo che Nietzsche avrebbe rifiutato. Purtroppo sono due mondi che non comunicano né potrebbero, ma che convivono nella nostra società come modalità di esistenza incompatibili tra loro fino a quando una non vincerà sull'altra. Avete dei dubbi su chi la spunterà?