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Ferdinando Sabatino, nato a Milano nel 1960 si è laureato in Filosofia morale con Franco Fergnani presso l’Università degli studi di Milano con una tesi sulla medicalizzazione e lo stato giuridico della delinquenza in cui applica le tesi di Foucault nei codici penali pre-unitari fino al codice Zanardelli. Professore di Storia e filosofia e di Filosofia e scienze umane, è esperto nei processi socioculturali delle comunicazioni di massa. Si è interessato al pensiero organizzativo delle strutture industriali, già docente presso la Scuola di specializzazione per l'insegnamento secondario dell’Università degli studi di Milano, ha collaborato con la cattedra di Filosofia morale del Dipartimento di filosofia. Si occupa prevalentemente di storia dei sistemi di pensiero e di fenomeni collettivi, ha studiato le istituzioni totali come forme di potere su cui le società moderne hanno articolato aspetti ideologici di risocializzazione per giungere alle più sofisticate e complesse forme ideologiche contemporanee. Ha orientato recentemente i suoi interessi sui problemi della violenza collettiva ed etnica; sulla questione dei diritti e sul conflitto tra lavoro e capitale.
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"...bisogna discernere il rumore sordo e prolungato della battaglia"
Michel Foucault

venerdì 3 marzo 2023

SIAMO UOMINI O CAPORALI?

Il fatto è di stretta attualità: la Dirigente scolastica di Firenze, prof.ssa Savino, ha fatto propaganda politica chiedendo di “combattere” chi difende confini e identità del popolo? Secondo due accademici che stanno dalla parte del Ministro si. Il fatto: l’attenzione pubblica è focalizzata sull’aggressione del liceo Michelangiolo di Firenze dello scorso 18 febbraio, in realtà riguarda la circolare della dirigente scolastica Savino inviata a famiglie e studenti tre giorni dopo con le successive critiche espresse dal ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara. Sul tema e sulla sua opportunità si sono avute osservazioni su ‘La Tecnica della Scuola’ da parte di due accademici, Francesco Saverio Cataliotti, professore ordinario di Fisica della materia all’Università di Firenze, e Alberto Aloisio, professore ordinario di Fisica Sperimentale all’Università di Napoli Federico II. Userò il virgolettato per le frasi dei due docenti. Il loro punto di vista riguarda il primo punto della questione: il testo della lettera. Essi constatano che come atto formale del suo ufficio, dunque la carta intestata del suo liceo, la preside Savino "ha denunciato un imminente pericolo fascista rispetto al quale non vi è alcuna evidenza empirica" ma "ha anche espresso giudizi moralmente gravi su posizioni culturali e politiche proprie della maggioranza di governo". Essi affermano, "sono stati presentati come veri e propri “disvalori” due elementi tematici che sono tipici, in realtà, non solo dell’offerta politica dell’ attuale maggioranza di centrodestra, ma più in generale della nostra storia come Paese (pensiamo al Risorgimento). Ci riferiamo al fatto di “decantare il valore delle frontiere” e a quello di “onorare il sangue degli avi”". Queste due posizioni sarebbero invece, a detta della preside, espressione di fascismo e dovrebbero di conseguenza essere considerati come pericolosi e destabilizzanti per l’assetto politico-sociale del nostro Paese. Solo che per i due accademici "le forze politiche, che hanno queste posizioni come temi caratterizzanti…essendo forze democratiche, presenti da molto tempo nel parlamento italiano e in quello europeo" sono "pienamente legittimate da un recente voto popolare a governare sia a livello centrale che in molti territori regionali". Concludono "con la sua allusione a un rischio di ritorno del fascismo proprio per via dell’esistenza dell’attuale maggioranza di centrodestra (perché è questo il meta-messaggio contenuto fra le righe della lettera), la preside Savino sia venuta meno al rispetto del principio di neutralità dell’azione didattica rispetto alle forze politiche presenti nel parlamento della Repubblica". Ribadiscono "che la critica formulata dal ministro ci pare pienamente legittima, alla luce di quanto contenuto nel testo della lettera, vorremmo anche osservare come il ministro stesso non abbia in alcun modo annunciato provvedimenti nei confronti della professoressa Savino per la lettera in sé", dimenticandosi di dire che si riserva di vedere in seguito. Questa è la loro lettera.

Contestualmente sulla vicenda interviene anche Giampaolo Azzoni, ordinario di Teoria generale del diritto nell’Università di Pavia su 'Orizzonte Scuola', affermando che "la questione della lettera della Dirigente Scolastica fiorentina…merita alcune sintetiche considerazioni di carattere generale su cosa significhi ricoprire un ruolo istituzionale all’interno della pubblica amministrazione". Egli sottolinea "che la persona grammaticale con cui le istituzioni devono parlare non è la prima persona, bensì deve essere la terza persona…secondo la logica della impersonalità o, meglio, della terzietà".  Pertanto Azzoni "ha rilevato…che  alcune affermazioni non sono riconducibili allo specifico ruolo ricoperto bensì alla persona che contingentemente quel ruolo istituzionale ricopre". Vieppiù "che l’utilizzo di un ruolo istituzionale per affermare…la propria personale interpretazione della società, compie quella che tecnicamente si chiama una “contraddizione performativa”, in quanto ciò che viene detto o fatto contraddice il presupposto per cui può dirlo o farlo (cioè la soggettività delle sue opinioni contraddice l’istituzionalità del ruolo grazie a cui quelle opinioni sono diffuse). Pertanto, nel momento in cui si ricopre un ruolo istituzionale, è entro quel ruolo che ci si deve muovere. Non possono essere ammessi inviti di parte a combattere, isolare, qualificare coloro che abbiano un legittimo, diverso pensiero (sulle frontiere, sul principio identitario, etc.)", concludendo "che, al di là di ogni buona intenzione di chi ha redatto il testo…non è coerente con l’intestazione formale che la definisce ed accompagna". Dunque, evitiamo i tecnicismi in quanto le riserve mosse dagli scriventi sono chiare: la non terzieta' mostrata dalla ds riguardo l'intera faccenda (Azzoni) e la non neutralità dell'azione didattica (Cataliotti e Aloisio). 

Più tecnico il rilievo di Azzoni mi sembra più 'politico' quello dei due fisici che si sono sentiti in dovere di perorare l'inciso del ministro che non aveva alcun bisogno del loro soccorso. Fa piacere che dei 'fisici' si sentano in dovere di disquisire in ambiti giuridici, morali e filosofici non di loro pertinenza ma in quanto educatori e cittadini. Ma in questo ambito ogni opinione è lecita e vale per quello che essa è: una opinione. E ogni opinione ha diritto di cittadinanza, fino a prova contraria.

Devo dire che l'intera questione mi è sembrata un po' speciosa: la dirigente fa forse nome e cognomi di qualcuno in particolare? Sostiene, forse, che qualcuno di questi facinorosi siano collusi con membri del governo? Non mi sembra. Mette in mostra, a suo dire, che 'il fascismo', non tanto o solo quello di ieri ma "ogni fascismo" senza alludere a qualcuno o a qualcosa di istituzionale, ha strada facile se si guarda colpevolmente altrove. Allora dovremmo forse dare torto, mutatis mutandis, anche a Hannah Arendt quando sosteneva ben prima del famoso reportage sulla Banalità del male che il "padre di famiglia", tutto racchiuso nei propri piccoli interessi di bottega lasciando fuori la società civile, è il primo artefice dell'entrata del male nella società? Possiamo discettare a lungo su questa sortita della Arendt, come in effetti accadde, ma che ogni sistema antidemocratico necessiti del silenzio della gente comune non solo è una verità storica ma anche ontologica. Se non ci si oppone mai, se siamo sempre codardi per necessità pensando al nostro piccolo orticello, questo è il miglior sistema per fare entrare il fascismo dentro di noi e nelle nostre società. Il monito fatto dalla Ds mi sembra un preoccupato e accorato sentire morale, un valore sociale che avrebbe meritato meno silenzio da parte delle istituzioni. Soprattutto in quel non condannare con più forza il fatto violento di cui non si può nascondere la realizzazione, mentre ci si è sentiti in dovere di invocare la mancata terzieta' istituzionale di una Ds che, prima di essere dirigente, è stata, è ancora una docente, una madre e un cittadino che si preoccupa dei valori che infonde. Mi sembra un atto di alto senso civico, al netto delle polemiche o degli aspetti emozionali che accadono quando si prendono certe posizioni, senza meritarsi questo processo alle intenzioni. Preferisco dirigenti di questo tipo, che sanno prendere posizioni forti e chiare a molti che, al contrario, si nascondono dietro le 'veline' istituzionali degli Uffici regionali o dai ministeri come comandi a cui bisogna solo ubbidire. Ma questo è da funzionario piuttosto che da dirigente. E come diceva il vecchio Totò "siamo uomini o caporali?".