Ho già scritto recentemente sul rilevamento svolto dal collettivo studenti del liceo linguistico Manzoni di Milano riguardante le presunte ragioni della fragilità dei nostri studenti, per cui non mi dilungherò ulteriormente. Dimenticavo, però, di un secondo problema che a conti fatti non è proprio in disaccordo con quest'ultimo aspetto ma credo ne costituisca l'involucro. Riflettevo su come sia potuto accadere, in questo ultimo decennio, che la capacità di incidere sulla società di un'opposizione politica si sia estinta così tanto da dover essere ricostruita dalle fondamenta. Oggi siamo al grado zero della politica. Qualcuno dirà, probabilmente, che questi due aspetti apparentemente diversi tra loro non siano per nulla in contiguità, cercherò invece di spiegare che in realtà lo sono e forse costituiscano una trappola da cui dovremmo toglierci.
Il fatto che questa mancanza di opposizione sia diventata, oggi, il problema più urgente e che le sue cause siano evidentemente plurali, permette di soffermarmi su di una causa 'culturale' che probabilmente le comprende entrambe. L'epoca della democrazia e dell'opposizione politica 'dal basso' come è risaputo è nata intorno alla metà dell'800, e sicuramente un ruolo fondamentale lo ha dato la lezione marxiana. È stata quest' ultima a far comprendere come nel mondo moderno ogni mutamento di costume, politico, ideologico che diventi egemone, ha sempre una radice nella "struttura" della società, cioè nella sfera della produzione economica e dalla sua correlata gestione del potere.
Se per un insieme di motivi a noi ancora ignari la comprensione su dove debba essere collocato il problema dovesse mancare, si finisce per perdere di vista la sfera entro cui si muovono le leve causalmente decisive della politica. Se tutto questo è vero come sembra, allora appare evidente che l'analisi non possa che andare alla diversa distribuzione generazionale della consapevolezza politica di oggi. Tutto lascia intendere un semplice fattore: la distribuzione generazionale della consapevolezza politica segue una curva decrescente. Cosa voglio dire? Voglio dire che coloro che mostrano una maggiore urgenza di azione sul potere sono le generazioni più anziane e man mano che si scende d'età le fila dei politicamente consapevoli si riducono, fino ad annullarsi nella sfera dei piu giovani. E questo segna un limite decisivo per la società. Fino a tempi abbastanza recenti i giovani hanno sempre fatto parte delle fila dei 'rivoluzionari', le università, le scuole, i collettivi sono sempre state luoghi di protesta e la passione politica nasceva in quella zona d'ombra tra il momento dello studio e il momento in cui si entrava nel mondo del lavoro. Oggi non sembra più così, anzi. Cosa ci è successo in questo lasso di tempo? Guardiamo, giusto per capire, l’ attivismo politico di questi giovani che certamente esiste ma la forma in cui si concreta mi sembra abbastanza istruttiva per dare una interpretazione. Basti notare su quali tematiche politiche si concentra questo attivismo generazionale. Guardando i temi anche superficialmente viene fuori che questo attivismo si concentra su: ambientalismo, in particolare sul cambiamento climatico vedere l'agenda 2030; sui problemi del gender: identità di genere, violenza di genere, eguaglianza di genere, autodeterminazione di genere, linguaggio di genere; animalismo e pratiche alimentari del tipo veganismo, carne sintetica, farina d’insetto; qualche timido approccio ai “diritti umani” ma salvaguardando l'illuminato Occidente che ha creato le basi della tolleranza. A fronte di questa cultura selettiva delle nuove leve esiste, al contrario, un autentico ambientalismo “strutturale”, che dipende cioè da questioni economico-politiche; una coscienza socialmente definita della divisione sessuale del lavoro e delle sue ricadute sulla questione culturale del nostro mondo globalizzato; un’analisi delle diverse forme di “reificazione” della natura nell’ industrializzazione contemporanea e una coscienza politica dello sfruttamento della natura umana. Cosa voglio dire? Voglio dire che in ciascuno di questi casi siamo in grado di riconoscere "problemi reali" che possono, se opportunamente pensati, essere inseriti nella cornice più consona dei processi di produzione economica e di distribuzione di potere del mondo contemporaneo. Mentre, invece, tutto questo non sembra essere nemmeno più pensato perché niente di ciò fa parte dell’attivismo politico del mondo giovanile che sembra, al contrario, ricevere dall’alto del potere politico mondiale l'agenda 'politica' di “contestazione” politically correct in un formato sempre più sterilizzato dalle possibili implicazioni economiche. È questo che stona: sembra che i recinti per poter esercitare la 'contestazione' ufficiale siano organizzati dall'alto attraverso le forme mediatiche, gli apparati di indottrinamento scolastico e universitario. E questo non era mai accaduto fino ad oggi: le contestazioni erano viscerali e sempre spontanee mai chiuse in 'bolle' preordinate preparate da poteri consolidati e interessati. Sembra che questo nuovo sistema di controllo fornisca da subito questi campi mediaticamente attrezzati ove poter fare finte rivoluzioni, anestetizzate da un potere politico che gioca invece da altre parti con tutti i suoi apparati di delegittimazione.
Questo processo di costruzione di recinti politicamente artefatti, apolitici, definiscono un processo iniziato negli anni ’80 che col tempo si è perfezionato in peggio. Queste agende “politiche” depotenziate si allargano a dismisura e fanno sentire le loro voci dal coro petulante delle agenzie del potere mediatico mainstream, portavoce del potere. E cosi facendo siamo ricaduti piano piano in un’analisi della politica che, dimenticandosi di quali siano le vere leve del potere, si dedica con convinzione a letture del mondo asfittiche, al gossip politico dimenticandosi di dove si nasconda, oggi, il vero potere. Un po' come le lotte ambientaliste che deturpano i musei con lo scopo implicito di fare 'politica' sembrano riecheggiare quei giochi da play station che tanto piacciono a chi si abitua alla vita del nuovo potere smart. Mi sembra evidente che tale infantilizzazione dell’analisi politica renda depotenziata ogni forma di “attivismo” che esamina il mondo non dentro distribuzioni di potere in cui esiste chi ce l'ha e chi no, ma di aggettivi morali edulcorati da forme politically correct che non portano da nessuna parte. Forme anestetizzate di protesta che non producono al potere alcun fastidio ma che, anzi, esso applaude convinto per una lotta che non produrrà alcun risultato politicamente rilevante. Proprio tutta questa operazione teatrale di 'recinti ideologici' preparati da chi il vero potere lo detiene, produce impotenza e una perdita di capacità di saper valutare le proporzioni dei diversi problemi in gioco. E questo genera una malposta suscettibilità in quanti frequentano questi recinti poiché investono la loro energia all' interno del campo accuratamente delimitato dal potere senza vedere quello che accade negli altri campi: vedi persone aiutare i bisognosi ma nello stesso tempo li vedi perdere il senno se si usa la declinazione maschile-femminile, oppure vedi studenti che rivendicano contro l'ideologia della meritocrazia ma poi votano Renzi o uno dei tanti di questo "bloccone politico trasversale" che inneggia al merito. Una vera schizofrenia con tendenze allucinatorie. E nessuno vede dove si esercita il vero potere che, intanto, ci consiglia resilienza e non resistenza, ci consiglia di non fare figli e di non andare in pensione perché ne andrebbe del futuro dei nostri figli, che ti spiega che devi essere mobile per lavorare dove c’è urgenza rimanendo flessibile, ma che non devi, però, muoverti poi troppo con i tuoi mezzi perché rovini il clima, che devi risparmiare sulla doccia sempre per il clima, anzi che forse faresti meglio a fare una doccia alla settimana perché in fin dei conti lo sporco conserva. Una totale schizofrenia generata da una psicopolitica imperante che fa tutto quello che non deve fare per noi, mentre le “masse” irregimentate si scannano su asterischi politically correct, su antifascismi di comodo e sui diritti alle barzellette per quanti vogliono ridere su dove stia andando un mondo che ha mandato il cervello all'ammasso. Ma le ingiustizie, quelle vere, rimangono fuori dalle nostre porte e dai nostri recinti, felici che però abbiamo fatto ciò che il potere ci dice di fare in modo resiliente. Su tutto questo impianto politico ideologico le nuove generazioni fanno crescere la loro fragilità di fondo, nella schizofrenia politica tra merito e politiche ambientali rigorosamente istituite dall'agenda 2030, tra musei da imbrattare e Schwa politicamente corretta da usare. Per poi andare tutti dallo psicologo che ci dirà cosa fare tra un prozac da prendere e una psicoterapia da fare. Cosa ci è successo?

