Scene comuni di città sotto l'ordinaria follia quotidiana. Siamo in una qualsiasi metropolitana, schiacciati tra noi in assembramenti sempre più consistenti ma è impossibile sottrarsi alla pubblicità sempre più invasiva anche volendo. Questa è la scelta 'moderna' per stare al passo dei tempi voluta da Atm, schermi onnipresenti pronti a sganciare le loro bombe pubblicitarie per rabbonire l'ignaro cittadino futuro consumatore. Questa volta chi accompagna l'insistente pubblicità è un noto influencer che decanta l'odierno mantra della “sostenibilità” sostenendo che è un dovere morale, peccato che dietro di lui imperassero installazioni plastificate di alberi, piante e fiori policrome in barba alla sostenibilità la cui scritta era "Salviami il pianeta". Chi mai può sottrarsi all’AMBIENTE, baby, visto che tra influencer e Archistar dello show business nessuno può sottrarsi all'attenzione pubblica dei progetti ecosostenibili. Se pensiamo a tutto il lavoro che c'è dietro a queste installazioni immaginarie e immaginifiche, prima e dopo il loro cinematografico show, non possiamo far finta di nulla e non sapere che dietro di esso esistono discariche pronte ad accogliere tutto questo sforzo incredibile. E questo vuole dire che al di là degli intenti, l'ideologia è più forte degli stessi intenti. In fin dei conti se parliamo di “sostenibilità”, dovremmo capire che stiamo parlando di una faccenda che riguarda semplici limiti. Noi consumiamo risorse e produciamo disordine, dunque inquinamento, secondo il principio entropico. È ideologico pensare qualcosa di diverso. Il nostro pianeta che vorremmo salvare, è un sistema in equilibrio che ha la capacità intrinseca di metabolizzare gli scarti e di aumentare le proprie risorse. Solo che un sistema a crescita infinita come quello dell’ economia capitalista contemporanea entra naturalmente in collisione quando incontra sistemi finiti in equilibrio come sono gli ecosistemi. In questo scarto tra le esigenze del capitale e quelle degli ecosistemi si manifesta il problema della sostenibilità ambientale, problema che non si può aggirare neppure volendo. E tutto questo significa accettare dei 'limiti' cosa che il capitalismo, così com'è, non può fare. Stessa cosa vale anche per il tema del “riscaldamento climatico”. Il problema, se non lo si è capito ancora pienamente, è quali limiti possiamo definire come accettabili? E dentro questi limiti, cosa sarebbe per noi accettabile?
Oggi il potere mediatico continua a martellarci riguardo la necessità di contrarre i consumi, di non usare i termosifoni di casa per stare al caldo, di spegnere la luce, di non lavarci e usare poca acqua, rottamare la vecchia auto a vantaggio di automobili elettriche che costano molto di più con scarsa fattibilità di trovare centraline per la ricarica, di nutrirci di carne sintetica e farina d’insetti e tutte amenità di questo genere mentre, nello stesso tempo, vuole convincerci a smettere di riprodurci, ad accettare ogni compressione salariale e di accettare di passare a miglior vita velocemente finita la nostra apparizione terrena tutto per salvare il pianeta. Così il nostro influencer, come il famoso Archistar di turno, comprati dal sistema politico che necessita di loro per essere credibile, consapevole del proprio supremo bene del pianeta ci sta spiegando, senza troppi mezzi termini, che dovremmo smettere di far festa perché abbiamo vissuto troppo tempo al di sopra delle nostre possibilità e lo fa sotto la voce “sostenibilità”. Tutto il teatro che mettono in mostra con questi spottoni pubblicitari rappresenta incautamente il volto progressivo e politically correct della pura “sostenibilità”. Fasulla ma verde. E quali sono i consumi verdi? L'unico settore che continua ad avere consumi e ricavi in crescita è quello del lusso. Che ovviamente è tecnologicamente all’ultimo grido, dunque è verde benché per poter vendere usi plastica e materiale cromato all'interno di questi spottoni creativi, infarcito di non sense per guadagnare ma tutto questo è “ecofriendly”, dunque sostenibile. Basta che voi la smettiate di bere, mangiare, riprodurvi. Tutto questo lo chiamano ambientalismo, con qualche sospetto dietro l'angolo di cui ci facciamo promotori. Come possiamo distinguere individui sinceri da quelli che non lo sono, strategie oneste da quelle manipolatorie, come possiamo capire chi è sul libro paga del sistema?
In primo luogo ci si deve ripulire la mente dell'idea secondo la quale ai problemi ecologici si può porre rimedio con soluzioni di mercato, pratica cara al vecchio capitalismo. Si crede, ad esempio, che con qualche tassa sui consumi oppure con qualche incentivo o con qualche bonus lasciando fare alla libera competizione, per ogni problema di natura ecologico si produrrà sempre una soluzione tecnologica smart facendoci tutti felici. Ma chi ci crede?
In un sistema ad alta innovatività riuscire ad identificare la causa di un problema ambientale non è mai stata la regola. Ogni soluzione di mercato è sempre in forte ritardo rispetto ai tanti mutamenti che il sistema è in grado di generare.
Ora, ad esempio, sappiamo con ragionevole certezza che molte condizioni patologiche gravi come l'autismo, i tumori, le malattie autommuni oggi in crescita e così via sono in fase di grande diffusione tanto che, forse, si potrebbero creare le condizioni oggettive per una campagna emergenziale. Eppure queste campagne non partono e non sappiamo come farvi fronte. Nonostante questi problemi di salute siano in molti casi di origine ambientale, essi rappresentano la punta dell'iceberg dei mille problemi ambientali di cui potremmo occuparci. Epperò nello stesso tempo stiamo al contrario identificando come unico e inderogabile problema quello 'climatico' dove le difficoltà di imputazione causale sono oggettivamente enormi ma, soprattutto, le capacità di verificare l'efficacia delle soluzioni sono assai scarse. Secondariamente, una politica della sostenibilità ambientale seria da prendere in considerazione dovrebbe partire dalla consapevolezza che le differenze economiche nel mondo moderno sono dovute a differenze di potere. Finché il denaro è 'potere' qualunque intervento che tocchi la parte bassa della catena alimentare capitalistica verrà ovviamente rifiutato. E perché non dovrebbe in un mondo che si è costruito solo sul valore economico? Per cui se si vuole prendere seriamente in considerazione il tema della sostenibilità in termini di contrazione dei consumi oppure di limitazione delle ambizioni personali, il punto di partenza è necessariamente la drastica riduzione delle differenze di potere economico tra gli individui come tra gli stati. Non c'è altra soluzione possibile a parte le favole. Alla faccia di influencer e Archistar che vendono la loro faccia sapendo di mentire.

