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Ferdinando Sabatino, nato a Milano nel 1960 si è laureato in Filosofia morale con Franco Fergnani presso l’Università degli studi di Milano con una tesi sulla medicalizzazione e lo stato giuridico della delinquenza in cui applica le tesi di Foucault nei codici penali pre-unitari fino al codice Zanardelli. Professore di Storia e filosofia e di Filosofia e scienze umane, è esperto nei processi socioculturali delle comunicazioni di massa. Si è interessato al pensiero organizzativo delle strutture industriali, già docente presso la Scuola di specializzazione per l'insegnamento secondario dell’Università degli studi di Milano, ha collaborato con la cattedra di Filosofia morale del Dipartimento di filosofia. Si occupa prevalentemente di storia dei sistemi di pensiero e di fenomeni collettivi, ha studiato le istituzioni totali come forme di potere su cui le società moderne hanno articolato aspetti ideologici di risocializzazione per giungere alle più sofisticate e complesse forme ideologiche contemporanee. Ha orientato recentemente i suoi interessi sui problemi della violenza collettiva ed etnica; sulla questione dei diritti e sul conflitto tra lavoro e capitale.
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"...bisogna discernere il rumore sordo e prolungato della battaglia"
Michel Foucault

domenica 2 aprile 2023

LA DEMOCRAZIA AUTORITARIA E UNA GIUSTA LEGGE ELETTORALE

La chiamiamo ancora democrazia? Possiamo dire, per quello che vediamo, che siamo in una democrazia? Forse in una democrazia autoritaria, certamente debole. Quanti sono al potere non amano ammetterlo e si nascondono dietro impegni o responsabilità derivate da scelte compiute da altri individui: "lavoriamo per il bene della nazione” oppure “siamo qui perché sono i cittadini che lo hanno voluto” o “non ci interessa il potere, ma il bene del popolo” (come le frasi proferite da Macron che "non si fermerà perché ne andrebbe del bene del paese") e via dicendo, frasi fatte per rabbonire un popolo in stato di totale decomposizione pronto a bersi qualsiasi cosa venga detta loro.  Per un verso, dunque, non sussiste alcuna coercizione diretta da parte di costoro ovviamente, i potenti, questi dominatori delle masse, dicono subito cosa faranno e genericamente hanno buon gioco ad autorappresentarsi bonariamente come se fossero gravati da chissà quali responsabilità inaspettate, risolvendo tutto con l'altruismo e lo spirito di sacrificio necessari giusto per non far capire nulla che possa suggerire, al contrario, che ci sia del piacere o della semplice utilità pratica nell'esercitare il potere. È il normale gioco della politica dei tecnocrati. La semplice equazione 'popolo' e 'leader' ha sempre fatto parte di questa propaganda politica del potere, dove i potenti o chi per loro e gli apparati che li sorreggono pretendono sempre di rappresentare gli interessi della gente, come fossero dei filantropi disinteressati, pretendendo simpatia e collaborazione da parte di quanti andranno a votare o che li sceglieranno in questa lotteria che sono diventate le votazioni dove la vera democrazia è stata bandita. Evidentemente ci sono dei “vantaggi” per quanti si sottomettono al potere rinunciando alla responsabilità personale (e anche alla libertà): i favori concessi e ricevuti consentono a coloro che si sottomettono di esercitare un potere sugli altri che funziona come un rimedio, una droga contro tutta quell'impotenza causata dalla propria sottomissione. Un atteggiamento ricattatorio camuffato da tradimento. L' esempio più eclatante è rappresentato da tutti coloro che sono seduti in Parlamento mandati lì da noi grazie a una pessima legge elettorale, benché si registrino sempre più contrazioni nelle percentuali dei votanti lasciando intendere che stiamo andando incontro a governi sempre più oligarchici. Dateci una giusta legge elettorale. Fino a quando non comprenderemo pienamente che il potere non è un mezzo ma un fine, non riusciremo a comprendere pienamente le ragioni per cui questo suo esercizio venga anelato dagli umani in modo così spasmodico: perché chi lo esercita alla fine non lo vuole semplicemente per ottenere ricchezza o felicità individuale o nel migliore dei casi per la "collettività", ma per esercitare il potere per il potere, esercitare un dominio su questi 'altri' sempre più compressi che rende chi lo detiene un essere onnipotente che esercita una presa sul corpo, lo spirito e le menti degli individui. Mentre la "democrazia" rimane una parola sempre più vuota di contenuto e di reale consistenza politica. Quando andiamo a votare pensiamo forse che un giorno potremmo assistere a scene di questo tipo?