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Ferdinando Sabatino, nato a Milano nel 1960 si è laureato in Filosofia morale con Franco Fergnani presso l’Università degli studi di Milano con una tesi sulla medicalizzazione e lo stato giuridico della delinquenza in cui applica le tesi di Foucault nei codici penali pre-unitari fino al codice Zanardelli. Professore di Storia e filosofia e di Filosofia e scienze umane, è esperto nei processi socioculturali delle comunicazioni di massa. Si è interessato al pensiero organizzativo delle strutture industriali, già docente presso la Scuola di specializzazione per l'insegnamento secondario dell’Università degli studi di Milano, ha collaborato con la cattedra di Filosofia morale del Dipartimento di filosofia. Si occupa prevalentemente di storia dei sistemi di pensiero e di fenomeni collettivi, ha studiato le istituzioni totali come forme di potere su cui le società moderne hanno articolato aspetti ideologici di risocializzazione per giungere alle più sofisticate e complesse forme ideologiche contemporanee. Ha orientato recentemente i suoi interessi sui problemi della violenza collettiva ed etnica; sulla questione dei diritti e sul conflitto tra lavoro e capitale.
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"...bisogna discernere il rumore sordo e prolungato della battaglia"
Michel Foucault

venerdì 16 giugno 2023

LA MORTE DI BERLUSCONI E IL COSTUME DI CASA

Tra la fine degli anni Sessanta e l'inizio dei Settanta, Umberto Eco diede alle stampe Il costume di casa (cfr. Bompiani, Milano) volume in cui l'illustre semiologo esercitava uno sguardo critico su usi e costumi degli italiani del periodo. Vedendo ieri i funerali di B. ho pensato immediatamente a quelle pagine pensando che, forse, non ci siamo allontanati troppo da quegli usi e costumi che decifrano l'italico pensiero. Infatti, quello che lascia davvero perplessi nei postumi della morte di Silvio Berlusconi e di tutta la rappresentazione mediatica che ha seguito e seguirà ancora, non riguarda tanto Silvio Berlusconi ma la nostra società e i nostri costumi di casa. Quella costante esposizione del 'corpo', atavico principio medievale di cui si sono dimenticate le ragioni, lascia un po' attoniti e stupefatti. Quello che preoccupa è, se possiamo chiamarlo così, il "vilipendio di cadavere"che si sta materializzando da parte di tutti: sia di chi lo avversa che di chi lo ha sempre osannato oltre i suoi meriti.
Una presenza ingombrante e difficilmente addomesticabile, non lascia eredità politica tantomeno eredità personale su chi lo possa imitare. Anche per questo motivo si procrastina la sua morte cercando di mantenerlo in vita,chi potrà mai ufficiarne lo scranno? Chi dopo di lui?
Dicevo, difficile da gestire anche perché fino a poco prima della sua morte era temuto per le sue esternazioni immediate e improvvise, viste con inquietudine, su Putin, sulla Germania  sugli americani e la Nato e quant'altro. Temuto anche per certi suoi rancori verso quanti lo tradivano, si usavano i guanti bianchi al suo cospetto tanto era temuto. Come ogni re, era prodigo e severo, rancoroso su quanti lo tradivano, esercitando un potere di vita e di morte.
Oggi la morte ha trasformato un soggetto in oggetto, un cadavere o, come dice Sartre, "la cosa umana" alla mercé di chiunque e naturalmente si sta scatenando la manipolazione e il suo triste uso politico. Nonostante tutto questo, quel bagno di folla cui abbiamo assistito anche controvoglia dice molto di cosa sia questo paese e dove stia andando. B. ha rappresentato meglio e più di chiunque altro i peggiori difetti degli italiani, sdoganandoli e facendoli diventare un pregio di italianità. Più di Sordi e meglio di Sordi. Questo spirito di emulazione in cui una certa fetta di italiani si rispecchia, questo voler essere come lui perché "lui ha capito come si vive" è la triste parodia dell'Italiano medio che si rispecchia in un potere che non ha. Perché quello di cui B. era intriso è solo potere, economico, politico, d'immagine, di un self made man che ha costruito tutto dal nulla perché tutto quello che toccava diventava oro. Questa immagine fortemente voluta da B. ha attecchito nelle menti degli italiani facendolo diventare un mito a cui prestare attenzione. Il paese 'dei mille Berlusconi' oggi soffre di una mancanza di originalità che nessuna omelia può restituire  lasciando il berlusconismo come eredità. Difatti, grazie alle parole, per me poco comprensibili, di monsignor Delpini la Chiesa ha sdoganato la parola ‘desiderio’ come giustificazione e forse anche attenuante per ogni azione compiuta in vita dando il lasciapassare non tanto al defunto, ma a ogni illiceità che una impresa possa commettere perché, ha affermato Delpini, «quando un uomo è un uomo d’affari, allora cerca di fare affari… Guarda ai numeri e forse si dimentica dei criteri. Deve fare affari." 
Dunque, l'imprimatur della Chiesa ufficiale è stato dato in modo chiaro e credo anche vergognoso: se devi fare affari puoi dimenticarti di ogni criterio di 'giusto' e di 'giustizia'. Possiamo pensare di B. quello che vogliamo, essere a favore o contro, ma che un alto prelato nell'esercizio del suo magistero affermi una cosa del genere perché in fondo de mortuis nihil nisi bene, dunque tutto si chiude con la morte e non ci sarebbe altro da dire o aggiungere perché sarebbe di troppo, a me sembra grave. Perché questo ritorno del potere senza appello davanti alla morte per cui non ci rende tutti uguali, non solo è un po' fastidioso ma costituisce una improvvida visione del mondo che la Chiesa non dovrebbe offrire ai suoi fedeli e agli stessi non officianti. Dio, sia per chi crede sia per chi non crede, è un messaggio invalicabile del cui limite noi diamo una precisa idea sul cosa dobbiamo fare al mondo e perché lo facciamo. Averlo screditato così, mi rattrista e dovrebbe rattristare ogni uomo di buona fede.
Come un vecchio monarca medioevale, Berlusconi ha visto se stesso e il suo corpo essere esposti pubblicamente in segno di adorazione e ammirazione come messaggi da imitare, benché ci sia poco da imitare. Nessuno ha cercato un giudizio storico da cui, a partire da oggi, sarà obbligatorio partire. Un giudizio sereno ma senza appello, perché, appunto, non è che ogni morte sia uguale e non degna di bilanci. Anche se non ci piacciono o non sono accondiscendenti con chi ci lascia. La storia non guarda in faccia nessuno. Almeno lei.