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Ferdinando Sabatino, nato a Milano nel 1960 si è laureato in Filosofia morale con Franco Fergnani presso l’Università degli studi di Milano con una tesi sulla medicalizzazione e lo stato giuridico della delinquenza in cui applica le tesi di Foucault nei codici penali pre-unitari fino al codice Zanardelli. Professore di Storia e filosofia e di Filosofia e scienze umane, è esperto nei processi socioculturali delle comunicazioni di massa. Si è interessato al pensiero organizzativo delle strutture industriali, già docente presso la Scuola di specializzazione per l'insegnamento secondario dell’Università degli studi di Milano, ha collaborato con la cattedra di Filosofia morale del Dipartimento di filosofia. Si occupa prevalentemente di storia dei sistemi di pensiero e di fenomeni collettivi, ha studiato le istituzioni totali come forme di potere su cui le società moderne hanno articolato aspetti ideologici di risocializzazione per giungere alle più sofisticate e complesse forme ideologiche contemporanee. Ha orientato recentemente i suoi interessi sui problemi della violenza collettiva ed etnica; sulla questione dei diritti e sul conflitto tra lavoro e capitale.
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"...bisogna discernere il rumore sordo e prolungato della battaglia"
Michel Foucault

sabato 9 settembre 2023

CORLAZZOLI, I LUPI DI JUNGER E QUELLO CHE RIMANE DELLA SCUOLA

Che dire? Ha ragione, punto! Ma il problema non finisce là, nel crocevia dei pensieri più o meno condivisibili di Corlazzoli, che ha sempre l'aria di prendersi troppo sul serio bacchettando, qua e là, quei poveri docenti che sentono tutto il peso di una scuola che si gettera' su di loro chiedendogli l'impossibile pur disprezzandoli. Sempre un po' col naso all'insù, pronto a dispensare saggezza in condimento sparso, ci lascia quasi sempre alla fine della sua fatica con un pensiero leggero che s'alza a mo' di triste domanda: ma dove ha vissuto Corlazzoli fino a ora? 
Non si può dire che ciò che dice non corrisponda a una certa verità. Questo no. È che se l'analisi può essere condivisibile non lo è la conclusione, o meglio la serie di conclusioni a cui perviene. Un po' come Alberoni, pace all'anima sua, che nell'insieme delle splendide ovvietà di cui ci dilettava riusciva quasi sempre con i suoi contorsionismi a giungere a conclusioni sbagliate. Forse ad Alberoni potremmo concederlo, un po' meno a Corlazzoli che bacchetta, come la professoressa cattiva con gli occhiali e il naso all'insù che la tradizione ci tramanda gli ignari astanti. Si ama chi ci ama, ahimè. Il nostro è uno splendido lavoro che purtroppo ha subito così profondi cambiamenti che hanno modificato la natura di questo impegno. E Corlazzoli dovrebbe saperlo perché inconsapevolmente è stato, assieme a molti altri, un gaudente aiutante dei carnefici della scuola, perché anche lui è pieno di ideologia con l'intento di inculcare nella testa degli altri "il bene comune",  o ciò che lui intende come "bene comune". Dove era Corlazzoli quando da Berlinguer passando per Moratti, Gelmini e Renzi, la scuola è stata distrutta per fini politici? Dove era Corlazzoli quando da venticinque anni in qua si è consumato il dramma di una autonomia che ha solo ingigantito, con pedagogie perniciose e carrozzoni vari, il tessuto connettivo di una scuola che funzionava ma di cui si vede ora solo il cadavere putrefacente? Quel pensiero unico che da destra è entrato anche nelle teste della sinistra, ha visto in prima linea persone alla Corlazzoli a sparare sentenze su quello che andava, non andava di una scuola di cui non riconosciamo più l'utilità che sforna a mala pena la stragrande sfera di analfabeti disfunzionali di cui purtroppo la società italiana è piena. Qualcuno ha fatto analisi serie su questo fenomeno? Pochi, e quei pochi vengono sempre più relegati nelle nostre istituzioni a cani sciolti che preoccupano il sistema. Come i lupi di Junger, si nascondono nel grigiore delle pecore, esseri che ancora sanno cosa è la libertà. In un testo di non molti anni fa Andrea Bayani sottolineava che "una scuola come quella di oggi non serve a niente". Sottoscrivo. Come sottoscrivo che sarebbe meglio, almeno per un po' di tempo, togliere la scuola ai pedagogisti le cui ideologie profonde hanno prodotto lo smantellamento del nostro sistema educativo. E le macerie sono sopra di noi, caro Corlazzoli. Anche dentro di noi.