Una società veloce non pensa mai molto. Paul Virilio chiamava dromologia la scienza di questi cambiamenti. Ma questo atteggiamento acefalo diventa controproducente quando viene vomitato addosso agli individui che ne subiscono gli effetti. Siamo inseriti in un vortice di eventi, piccoli o grandi che siano, che condizionano la nostra esistenza in maniera irrimediabile. Nella sua liquidità questa società ci espone a cambiamenti molti dei quali, forse, il più delle volte non condividiamo né lo spirito, né l'urgenza. In questa frattura che gli eventi provocano nel tempo, noi non pensiamo abbastanza che esistono categorie di soggetti sopraesposti e indifesi, dai bambini agli anziani, davanti a tutto questo. Nessuno pensa a loro in termini pratici. Soffermiamoci un attimo a guardare gli anziani. Tra i principali problemi degli anziani, a parte la solitudine di una società che non li considera se non quando servono a provvedere al welfare famigliare e la pensione che non basta per campare, ne esiste uno che viene sottostimato: i cambiamenti troppo veloci della nostra società quali angoscie provoca in soggetti che non capiscono le ragioni del perché di questi cambiamenti intorno a loro?
Questo è un problema. Certamente non tutti rimangono spaesati ovviamente, ma nessuno stima realmente quanti siano questi indifesi davanti a tutto questo. Non tutti sia chiaro, ma molti, probabilmente dai 10-15 di anziani italiani. E i fattori sociologicamente sono tanti, dal livello di istruzione fino al tipo di lavoro che si è fatto, al reddito pro capite che mostrano una popolazione geograficamente diversa e diseguale del nostro territorio. Essi sono angosciati perché troppe cose cambiano troppo in fretta. Diciamolo chiaro: troppo in fretta affinché una persona anziana riesca a tenere il passo dei tempi. Senza capirne la reale necessità. Cambiano le città, le persone, gli obblighi, i linguaggi, i paesaggi, le pubblicità tanto che non si capisce assolutamente quello che sta succedendo fuori di noi, in quella giungla che chiamiamo società. E fuori ci sono troppe cose che hanno modificato la nostra esistenza e la nostra tranquillità: c’è Internet, le app, lo Spid, i social, gli algoritmi, i divieti (assurdi) che impediscono alla mia auto di essere usata mentre pago bollo e assicurazione, individui che si baciano anche se sono due maschi o due femmine, individui che non si capisce più se sono femmine o maschi, quelli che sono 'fluidi', quelli che non vogliono né il presepe né il crocifisso, quelli che scrivono con lo schwa, quelli che vogliono scritto sui documenti genitori 1 e genitori 2, quelli che mi danno un sito e una password per consultare il fascicolo sanitario ma alla fine non so cosa farmene, quelli che parlano con parole in inglese quando potrebbero usare l'italiano, quelli che invece parlano arabo, in cinese, giapponese e non riconosco più la mia città, quelli che vogliono portarmi a consumare la carne sintetica invece della bistecca o il pannello solare invece della bombola a gas, quelli che vogliono farmi consumare insetti perché glj insetti sono nutrienti, per non parlare della televisione perché prima bastava accenderla la tivù, schiacciare un semplice bottone mentre ora ci vogliono tre telecomandi e una laurea in ingegneria per farlo e così non riesco a vedere più niente? Ma cosa ci è successo? Siamo in una società complessa. E nessuno ha preparato l'entrata in questa società complessa di un bacino potenziale di milioni e milioni di voti che non capiscono più dove vivano e non capiscono la necessità di questi cambiamenti. Molti dei quali sono oggettivamente delle forzature, ma questo è un altro discorso. Nel coacervo vortice di questi cambiamenti flette la società e la sua necessaria dialettica intergenerazionale. Ma in questo modo muore anche la società.

