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Ferdinando Sabatino, nato a Milano nel 1960 si è laureato in Filosofia morale con Franco Fergnani presso l’Università degli studi di Milano con una tesi sulla medicalizzazione e lo stato giuridico della delinquenza in cui applica le tesi di Foucault nei codici penali pre-unitari fino al codice Zanardelli. Professore di Storia e filosofia e di Filosofia e scienze umane, è esperto nei processi socioculturali delle comunicazioni di massa. Si è interessato al pensiero organizzativo delle strutture industriali, già docente presso la Scuola di specializzazione per l'insegnamento secondario dell’Università degli studi di Milano, ha collaborato con la cattedra di Filosofia morale del Dipartimento di filosofia. Si occupa prevalentemente di storia dei sistemi di pensiero e di fenomeni collettivi, ha studiato le istituzioni totali come forme di potere su cui le società moderne hanno articolato aspetti ideologici di risocializzazione per giungere alle più sofisticate e complesse forme ideologiche contemporanee. Ha orientato recentemente i suoi interessi sui problemi della violenza collettiva ed etnica; sulla questione dei diritti e sul conflitto tra lavoro e capitale.
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"...bisogna discernere il rumore sordo e prolungato della battaglia"
Michel Foucault

martedì 3 ottobre 2023

RICOLFI, LA SCUOLA E LA COLPA DI NOI DOCENTI

Sono solito ascoltare Luca Ricolfi e, il più delle volte, anche concordare. Dopo il suo recente lavoro sulla scuola, più volte è ritornato sul problema ma, mi sembra, alcune volte con uno zelo eccessivo nell'incolpare i docenti che sembra del tutto ingiustificato. Non che non abbiamo colpe, come tutti sbagliamo, ma in questo caso, rebus sic stantibus, non sempre per volontà nostra. Proprio recentemente sulla crisi del sistema di istruzione è nuovamente intervenuto Luca Ricolfi, presidente della Fondazione «David Hume», intervistato dal Giornale con lo stesso piglio e lo stesso refrein. Queste le dichiarazioni su scuola e lavoro sulle quali sarebbe opportuno rispondere mettendo qualche puntino sulle 'i'.
In particolare, Ricolfi parla dei fallimenti dalla scuola pubblica sulle quali concordo: 
       “La scuola democratica si è rivelata una macchina della disuguaglianza, perché l’abbassamento della qualità dell’istruzione ha danneggiato più i ceti popolari che quelli alti. I primi hanno un’unica arma a disposizione, la preparazione, i secondi ne hanno tantissime: reddito, patrimonio, capitale culturale, sistema delle conoscenze, ripetizioni… Se abbassi il livello di preparazione, togli ai ceti bassi l’unica arma con cui possono competere con quelli alti”. E continua: “La scuola pubblica deve servire ad innalzare il livello di istruzione reale dei figli di tutti i ceti sociali. La realtà, invece, è che si è occupata di alzare il livello nominale di istruzione. Una licenza di terza media presa nel 1965 valeva di più di una licenza liceale odierna. E il livello di competenza linguistica di un laureato odierno è, in media, inferiore a quello di un diplomato del liceo alla fine degli anni ’60. È accaduto così che studiamo circa cinque anni di più che mezzo secolo fa, ma il livello medio di istruzione reale non è aumentato. E poi l’altra cosa che la scuola avrebbe dovuto fare è ridurre le diseguaglianze di fronte all’istruzione, aumentando la mobilità sociale”.

Di passaggio fa un riferimento alle forze politiche degli anni passati: 
      “Tutte le forze politiche hanno avuto paura di perdere consensi presso le famiglie. C’è stato un momento in cui per la maggior parte delle famiglie è diventata più importante la serenità dei figli, che la loro istruzione. All’imperativo di dar loro una cultura, è subentrato quello di parcheggiarli a scuola e garantirgli il pezzo di carta. Quanto al corpo insegnante, ideologicamente molto sbilanciato a sinistra, è mancata la volontà di difendere il proprio ruolo e la propria funzione. O meglio, si è ripensato radicalmente il proprio ruolo, sempre meno culturale, e sempre più socio-assistenziale. Un trend perfettamente colto dalla stragrande maggioranza dei film e delle serie tv sulla scuola, che mostrano insegnanti-amici degli allievi anziché insegnanti-maestri di cultura”.

Questo in sintesi. 
Prendiamo un po' il discorso dalla coda e rivoltiamo la frittata di Ricolfi: siamo proprio così sicuri che i docenti non abbiano difeso la propria funzione, il proprio ruolo per diventare tout court assistenti sociali? Siamo proprio così sicuri che la scelta di abiurare alla propria funzione culturale è partita dal corpo insegnante? Siamo così sicuri che i fallimenti della scuola pubblica siano dovuti alla inoperosita' della classe dei docenti?
Se la scuola ha abbassato l'asticella Ricolfi dovrebbe guardare la classe politica che dal 1993 non ha fatto altro che picconare ciò che rimaneva del sistema scolastico non certo ai docenti. Da D'Onofrio per giungere a Berlinguer, Moratti, Gelmini, Giannini-Renzi, Azzolina, Bianchi è stato un susseguirsi di picconate al sistema scuola e ai docenti come non se ne era mai registrato nella scuola italiana. Tutto rivolto ad abbassare i livelli. Soprattutto con l'attuazione dell'autonomia si sono scardinate le classiche strutture democratiche del nostro sistema (i decreti delegati del 1974) che forse avrebbero avuto bisogno di una rinfrescata generale non di essere messe de facto in soffitta. Perché oggi ci sono ancora, certamente, ma sono politicamente inefficaci e depotenziati in mano a una autonomia che ha svuotato la democrazia dal di dentro. Un po'  come quello che si è attuato nella politica italiana con lo svuotamento del sistema parlamentare e dei partiti. Dato che Ricolfi è studioso troppo avveduto per non saperlo, mi chiedo del perché presti il fianco a vedute semplicistiche e un po' populiste: i docenti hanno mani legate, anche se orientati a sinistra (quale?) sono sbeffeggiati da destra e sinistra, che su di loro hanno fatto carne da macello. Le riforme o schi-forme, come dir si voglia, non le abbiamo fatte noi, le hanno fatte questa classe dirigente che mal dirige. La nostra colpa è quella di non essere una 'classe', in senso marxiano mi scuso, in grado di farsi sentire da una politica sorda, incompetente quando non ignorante ma interessata ad una opinione pubblica sempre più meno pubblica. Ma questa politica sarà anche ignorante, a tratti, e su una certa media, ma sulla scuola-università e sulla ricerca ha operato scientificamente per abbassare livelli e coscienza critica volutamente: meno sai più sei malleabile. Se c'è sempre più gente che vede il Grande fratello e meno trasmissioni culturali è  anche perché le istituzioni preposte alla trasmissione delle informazioni latitano. Giornali, TV, organi di stampa, case editrici cosa fanno per migliorare la testa delle persone, di questi italiani? Se non ci sono più gli Zavoli, i Biagi, i Montanelli, i Bocca, i Buzzati etc ma onesti mestieranti, quando lo sono, che tirano a campare e si prostituiscono ai poteri, che ci vuoi fare?
Ricolfi lo sa bene, perché allora suonare il flauto a un potere politico così idiota?