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Ferdinando Sabatino, nato a Milano nel 1960 si è laureato in Filosofia morale con Franco Fergnani presso l’Università degli studi di Milano con una tesi sulla medicalizzazione e lo stato giuridico della delinquenza in cui applica le tesi di Foucault nei codici penali pre-unitari fino al codice Zanardelli. Professore di Storia e filosofia e di Filosofia e scienze umane, è esperto nei processi socioculturali delle comunicazioni di massa. Si è interessato al pensiero organizzativo delle strutture industriali, già docente presso la Scuola di specializzazione per l'insegnamento secondario dell’Università degli studi di Milano, ha collaborato con la cattedra di Filosofia morale del Dipartimento di filosofia. Si occupa prevalentemente di storia dei sistemi di pensiero e di fenomeni collettivi, ha studiato le istituzioni totali come forme di potere su cui le società moderne hanno articolato aspetti ideologici di risocializzazione per giungere alle più sofisticate e complesse forme ideologiche contemporanee. Ha orientato recentemente i suoi interessi sui problemi della violenza collettiva ed etnica; sulla questione dei diritti e sul conflitto tra lavoro e capitale.
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"...bisogna discernere il rumore sordo e prolungato della battaglia"
Michel Foucault

giovedì 30 novembre 2023

IL "CORPO MANCATO": QUANDO IL GENERE DIVENTA UN PROBLEMA DI IDENTITÀ?

Perché ancora oggi identifichiamo quello che siamo come persone attraverso il genere sessuale? Perché l’identità deve ritrovarsi nel sesso? Sono semplici domande che ci poniamo di fronte al problema del genere sessuale che, sembra, la società contemporanea ci rigetta in tutte le sue forme sotto forma di problema. E principalmente nella sua stesura linguistica, nel suo uso performativo. ‘Frocio’, ‘lesbica’, ‘bisessuale’, ‘travestito’, ‘femmina sbagliata’ sono tanti esempi che mostrano come il rapporto “sesso-identità” sia ancora attraverso il linguaggio una posta in gioco nonostante una società in continua evoluzione: dimmi con chi vai a letto o come ti vesti e ti dirò chi sei veramente svelando il tuo vero ‘io’. La violenza della parola che introduce uno status sociale, una identità, una privazione o semplicemente un inquadramento sociale entro il quale veniamo catalogati come persone. Siamo nel terzo millennio ma ancora persiste nella nostra impostazione culturale, nostante lo sdoganamento prodotto dalla cultura LGBTQIA+, il bisogno di definire, catalogare, controllare, ripudiare e, addirittura, rifiutare le persone per via del loro sesso o del sesso che essi vorrebbero avere e che mostrano. Ma se l’esposizione dei corpi oggi è cosa data per scontata non così sembra per quanto riguarda l’identità. Come dobbiamo catalogare l’ibrido, il fluido o semplicemente colui che si riconosce nella filosofia gender al di là del politically correct? E’ evidente che siamo di fronte a un problema che le società moderne inquadrano nella questione dell’identità. Ma che senso ha una identità sessuale in una società che ha portato sulla scena la pluralità sessuale quando solo trent’anni fa sarebbe stata inimmaginabile? Moda? Diritti? Esibizione? Rivendicazione? Rivoluzione culturale? Certamente quando pensiamo ai diritti umani pensiamo a qualcosa di scontato. Prima di essere riconosciuti, però, erano solo insensate privazioni e qualcuno ha pagato caro il prezzo di questi diritti ‘non ancora diritti’. Eppure tutte le ‘vite infami’ che hanno pagato questo prezzo, di cui Foucault è stato il cartografo, non avrebbero mai avuto voce se non si fossero incrociate con i sistemi di potere e se il potere in un certo senso non si fosse accorto di loro. Il libro “Herculine Barbin. Una strana confessione” con la prefazione di Michel Foucault, da cui prendo le mosse per parlare del problema genere/identità, ne è un esempio a suo modo scomodo ed eclatante che ci permette di far ritornare il registro della storia al momento originario in cui si è posta per la prima volta la questione del ‘genere’: certamente il mémoire ha a che fare con la libertà di amare, di esprimere quello che si è e di essere per questo motivo accettati dal mondo esterno riportandoci al quesito appena posto dei diritti mancati. Ma innanzitutto ci pone, nonostante l’azione di ‘resistenza’ attuata da Herculine contro il potere - perché la contro condotta di Herculine produce una resistenza pericolosa in quanto riesce a parlare di sé senza mai definire se stesso, senza utilizzare alcuna formulazione identitaria che consenta al lettore di afferrare la sua natura -, la grande questione di come il ‘genere’ sia diventato una ossessione per la cultura occidentale. Ma si può essere accettati senza una identità sessuale certa e definita? Partendo da questa domanda nella sua breve prefazione Foucault concede alle stampe la Strana confessione di Barbin nella collana de ‘Le vies parallèles’ dell’ editore Gallimard. La prima pubblicazione del diario di Barbin risale al 1874 in una rivista medica per mano del dottor A. Tardieu, poi riscoperta da Foucault negli anni trascorsi tra gli archivi e riportata alla luce come farà col caso Rivière. Il motivo che spinge Tardieu alla pubblicazione di queste memorie “più avvincenti di qualunque forma romanzesca” (Barbin 1978, p. 101) è dettato dalla cura dell’autore di aver lasciato “delle lunghe memorie con cui ci inizia a tutti i dettagli della sua vita e tutte le impressioni prodottesi in lui nei diversi periodi del suo sviluppo fisico e intellettuale” (Barbin 1978, p. 107). Il dettaglio dell’ avvicendarsi dei giorni e degli avvenimenti della vita di Barbin non è in realtà il punto fondamentale di questa Strana confessione, ma è il modo in cui l’autore-autrice nonché protagonista prende coscienza di sé, come riesca a raccontarsi con la consapevolezza che “il mio posto non era segnato in questo mondo che mi sfuggiva, che mi aveva maledetto” (Barbin 1978, p. 3) e con la percezione di “un istintivo distacco dal mondo, come se avessi già dovuto comprendere che dovevo viverci da estraneo” (Barbin 1978, p. 3). Dunque, l’ interrogativo se “Abbiamo veramente bisogno di un vero sesso?” è il quesito che si pone - e ci pone implicitamente - Foucault a inizio del lavoro su Herculine quando entra in possesso del mémoire chiuso tra le polveri delle biblioteche e degli archivi. Questa è la vera questione che si nasconde dietro l’intero sistema nervoso delle società moderne: “con una costanza che sfiora la caparbietà, le società dell’Occidente moderno hanno risposto affermativamente. In modo ostinato, hanno fatto giocare questo problema del “vero sesso” in un ordine di cose dove ci si poteva immaginare che contassero solo le realtà dei corpi e l’intensità dei piaceri”. Ed è una domanda che continua a pervadere anche l’odierna società occidentale tra esposizione di corpi, ostentazione sessuale e rivendicazione culturale/sociale dentro la questione del ‘genere’ come riattualizzazione di un atavico problema: “Oggi nessuno direbbe più che tutti gli ermafroditi sono “pseudo-”, anche se si restringe considerevolmente un campo nel quale un tempo si facevano rientrare indistintamente molte anomalie anatomiche diverse. Si ammette anche, peraltro con molta difficoltà, la possibilità per un individuo di adottare un sesso che non è biologicamente il suo. Eppure l’idea che alla fine si debba pur avere un vero sesso è lungi dall’ essere del tutto dissipata”. Questa verità sul sesso, secondo Foucault, ha mostrato una lunga linea di sviluppo in cui veniamo a conoscenza che nel Medioevo le regole del diritto prevedevano l’esistenza di persone ermafrodite; ed esisteva, vieppiù, una giurisprudenza abbondante che stabiliva che fosse prerogativa del padre quello di decidere il sesso del figlio dalle caratteristiche sessuali incerte. Successivamente, alle soglie dell’ età adulta, la persona poteva scegliere a quale genere appartenere, a condizione però di mantenerlo per il resto della vita. Solo a partire dal 1700, e con la nascita del potere medico, le teorie biologiche sulla sessualità rifiutarono l’idea di una “mescolanza fra i sessi”: il sesso deve essere uno e bisogna determinarlo con chiarezza. Scompare, quindi, la libera scelta come possibilità giuridicamente intesa: non è più l’individuo a decidere il genere d’elezione, ma l'”esperto” (il medico) che stabilisce una verità (quella della medicina) sul sesso. Alexina aveva trascorso la maggior parte della sua esistenza in un convento, in un contesto quindi esclusivamente femminile, dove aveva vissuto anche diversi amori ma “Alexina non era permeata da quel formidabile desiderio di raggiungere l’‘altro sesso’ che conoscono coloro che si sentono traditi dalla propria anatomia e imprigionati in un’ingiusta identità. Credo che a lei piacesse stare in questo mondo ad un sesso solo, dove c’erano tutte le sue emozioni e tutti i suoi amori, essendo ‘altro’ senza dover essere l’‘altro sesso’”. Stiamo parlando, dunque, di un ibrido culturale in cui ciò che ‘rappresenta’ o vorrebbe rappresentare Alexina-Abel con questo diario non fa che porre ai posteri che lo leggeranno - benché non fosse quella la priorità di Alexina-Abel poiché scrisse solo una autobiografia privata della sua 'infamia' - la propria memoria di ermafrodito diventando, sia da viva che da morta, un caso per la psichiatria francese dell’800 a cui il filosofo francese guardò con interesse per sviscerare la formazione e l’archeologia del potere medico. A prima vista può sembrare un curioso libricino di 120 pagine, in realtà è un’opera molto complessa con verità difficili altrettanto complesse. Andiamo con ordine. Come dicevo il libro è la traduzione del testo pubblicato nel 1978 da Michel Foucault nella collana ‘Les Vies parallèles’ dell’editore Gallimard. Si tratta di memorie corredate successivamente da documentazioni medico-legali, registrate da Herculine Barbin e pubblicate nel 1874 in uno studio sulla ‘Question médico-légale de l’identité’ da Ambroise Tardieu, professore di medicina legale alla Sorbona. Il singolare racconto autobiografico arriva nelle mani del professore grazie al dottor Régnier il quale, impegnato a stilare il certificato di morte di Barbin, è il primo a scoprire l’esistenza del personale manoscritto lasciato da Herculine. Ma chi è Herculine Barbin a parte il suo sesso non sesso, alla sua ambiguità di genere? Adélaide Herculine Barbin, per tutti Alexina, nasce l’8 novembre del 1838 a Saint-d'Angély. Rimasta troppo presto orfana di padre, riesce a sopravvivere grazie all’ incessante lavoro della madre, domestica presso un generosa famiglia di nobili. Passa gran parte della vita nei conventi circondata dalle cure di suore pie e compagne amichevoli; la vita scorre serena nella preghiera e l'addestramento per diventare una brava fanciulla. Tutto, però, cambia allorché la ragazza compie il ventunesimo anno di età. Il suo corpo inizia a trasformarsi e manda insoliti segnali ancora non precisabili. Alexina è inspiegabilmente attratta dalle sue compagne, intrattiene una relazione clandestina con una giovane ragazza, fa dei sogni molto strani e inizia a soffrire di dolori lancinanti allo stomaco. Questi dolori, sempre più acuti e frequenti, la costringono a vedere un medico ed è proprio lì che viene fatta una delle scoperte più sconvolgenti: la giovane ragazza è in realtà un giovane ragazzo. Per la protagonista, diventata successivamente Abel, inizia un vero e proprio calvario. La Francia dell’800 come la medicina del tempo era del tutto impreparata a una scoperta del genere. L’impellente bisogno di rimediare all’errore anagrafico commesso, fa piombare su Alexina la curiosità della scienza, i pressanti bisogni burocratici e la scarsa capacità di comprensione degli esseri umani. È così costretta a numerose e dolorose visite, a cambiare nome, a trovarsi un lavoro adatto e a dover fare i conti con i pettegolezzi. Ma come si fa a correggere una vita? a maggior ragione come si fa a cambiarla partendo da un sesso incerto? Abel veste ora i panni di giovane ragazzo e prova a farsi assumere in una ferrovia. Apparentemente tutto sembra ‘aggiustato’ ma così non sarà. Bisogna fare i conti con la propria natura e in questo caso con una doppia natura. Barbin è straordinariamente donna e uomo insieme, un essere completo quasi universale, ma per la società è un ‘mostro’, uno scherzo della natura non classificabile. L’ambiente che lo circonda è troppo imperfetto per accogliere la sua ‘soprannaturale perfezione’ e lo isola, per lui niente amici, amori o lavoro, niente vita. Il giovane scivola nella soffocante solitudine e a fargli compagnia sono solo i fogli bianchi riempiti dalle paure, i rimpianti, le speranze, le accuse, le confessioni di un ermafrodito con i suoi dubbi e i suoi perché. Da qui il mémoire. Quello che viene fuori è un manoscritto sofferto che racconta la vita smascherata, analizzata, ripudiata e sconsacrata di Alexina-Abel. Un soggetto mancato dentro un corpo mancato. Se nelle prime pagine Barbin ci delizia con la narrazione di un’infanzia serena e piena d’amore, in quelle successive ci mette davanti alla freddezza della società in netto contrasto con la natura, contrasto sottolineato dai sarcasmi dell’ autore contro i principi della scienza e del mondo razionale.
L’insaziabile sete di vita lo costringe, appena trentenne, alla morte attraverso il suicidio (o all’ eterno inizio?) mediante le esalazioni di un fornello a carbone in una squallida camera. Ma il calvario continua anche da morta: se da vivo la sua anima era vittima della curiosità deviata, da morto il corpo diventa la cavia della fredda esplorazione scientifica che cerca nella natura l’errore della natura. Come è stato già detto, si tratta di un libro molto complesso sotto diversi aspetti e questa complessità viene evidenziata dalla stessa grammatica del racconto, caratterizzata dall’ambivalenza maschile-femminile dell’Io narrante in cui ciò che flette è l’identità che ha Herculine di sé:
“Ho molto sofferto, e ho sofferto solo! solo! abbandonato da tutti! […] Ero fredda, timida e, in qualche modo, insensibile a tutte le gioie squillanti e ingenue che fanno sbocciare il volto di un bambino.”  (p. 3)
Sono un uomo o sono una donna? Ma non solo. I vari referti medico legali e gli stralci della stampa di allora, in appendice, sono un chiaro esempio dell’inabilità degli uomini alla diversità e del complicato rapporto tra ciò che è consuetudine e ciò che è eccezione, oppure una diversa perfezione che non si sa come leggere e dove collocare nel grande libro della natura. Leggere, dunque, rileggere, scandalizzarsi, analizzare, comprendere è quello che deve avvenire durante la presa d’atto di questo complicato libricino e del resoconto di Foucault che ci narra in modo stupefacente la sempre eterna impreparazione dell'uomo di fronte al problema dell’identità che abbiamo sempre relegato a un sesso. Ma abbiamo veramente bisogno di un vero sesso?