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Ferdinando Sabatino, nato a Milano nel 1960 si è laureato in Filosofia morale con Franco Fergnani presso l’Università degli studi di Milano con una tesi sulla medicalizzazione e lo stato giuridico della delinquenza in cui applica le tesi di Foucault nei codici penali pre-unitari fino al codice Zanardelli. Professore di Storia e filosofia e di Filosofia e scienze umane, è esperto nei processi socioculturali delle comunicazioni di massa. Si è interessato al pensiero organizzativo delle strutture industriali, già docente presso la Scuola di specializzazione per l'insegnamento secondario dell’Università degli studi di Milano, ha collaborato con la cattedra di Filosofia morale del Dipartimento di filosofia. Si occupa prevalentemente di storia dei sistemi di pensiero e di fenomeni collettivi, ha studiato le istituzioni totali come forme di potere su cui le società moderne hanno articolato aspetti ideologici di risocializzazione per giungere alle più sofisticate e complesse forme ideologiche contemporanee. Ha orientato recentemente i suoi interessi sui problemi della violenza collettiva ed etnica; sulla questione dei diritti e sul conflitto tra lavoro e capitale.
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"...bisogna discernere il rumore sordo e prolungato della battaglia"
Michel Foucault

domenica 3 marzo 2024

ASOR ROSA, MACHIAVELLI E LA PATOLOGIA DEL SISTEMA POLITICO ITALIANO

La giornata è pessima, piove a dirotto. Mi sento di riprendere in mano il Machiavelli di Alberto Asor Rosa perché mi permette una breve riflessione sulla politica italiana. Asor Rosa è stato un gigante, non solo della storia della letteratura come fine critico, ma per tutto quello che è stato come intellettuale attivo e 'organico' per riprendere una categoria gramsciana. Già  dai tempi di 'Quaderni rossi' da cui uscì, con Tronti, Cacciari, Negri, nel 1963 in polemica con Panzieri per una visione 'attiva' e non solo 'riflessiva' della politica che la rivista avrebbe dovuto attuare. Erano i primi anni caldi del Sessanta - prima dell'autunno caldo del '69 - che avevano visto le tragedie dei fatti di Genova e Reggio degli anni Sessanta e dei fatti di p.zza statuto a torino del '62 segnando la grande sindacalizzazione delle lotte e la dialettica dell'operaismo di base tra lotta e teoria in cui si manifestano già le prime crepe tra il PCI-CGIL e le prime forme del sindacalismo di base che apriranno la porta ai movimenti sfociati anni dopo nell'autonomia. È vero che per Asor Rosa e Tronti la fase 'operaista' durò in fondo una stagione lunga ma importante, ma non vi è dubbio che essi rappresentarono voci lucide e critiche nel panorama degli anni '60 tra operaismo e autonomia del politico. Ho avuto un breve scambio di mail col maestro che mi hanno per così dire permesso di chiarire alcuni aspetti che ero sicuro di aver ritrovato in quel suo testo per quello che riguardava la politica italiana e la sua patologia cronica di produrre 'mala politica'.  Il Machiavelli e l'Italia. Resoconto di una disfatta di Asor Rosa edito da Einaudi è  certamente un grande testo che ridefinisce la vulgata più generalista del pensiero di Machiavelli e del suo uso politico più o meno manifesto, ma è contestualmente una critica feroce alla politica e al politichese di casa nostra. Perchè? Perché il Machiavelli che esce da queste pagine è un autore di grande respiro confinato all'interno di una realtà che ancora non lo ha compreso del tutto relegandolo alla classica vulgata del filosofo che adegua i mezzi ai fini da raggiungere. Che è certo un aspetto reale della sua filosifia che andrebbe contestualizzato un po' meglio di quanto non si faccia. Per non cadere nell'errore della sua età che non lo comprese dovremmo rivedere alcune cose. In che modo la sua età non lo ha compreso pienamente? In questo senso la tesi di fondo di Alberto Asor Rosa è che la figura di Machiavelli è quella di un autore da vedere  'a tutto tondo' proprio per poter uscire dagli impantanamenti di una visione riduttiva, o 'buonista' o 'malvagia' come si voglia, dello stesso Machiavelli. Ma l'implicita lettura che Asor Rosa fa del noto politico, credo lasci trasparire un uso - piú spesso una mal interpretazione o a tratti solo una parziale interpretazione di comodo del rapporto mezzi-fini - scorretto e limitato interpretato e usato da una politica miope in cui, come Asor Rosa affermava nel finale, 'machiavellisti' e ‘non machiavellici' sono stati gli operatori del settore nel corso degli ultimi decenni: nel senso più proprio di politici che non hanno saputo trarre linfa vitale da un pensiero lucido riducendolo al confine di casa senza aprirlo, come dice espressamente nel finale, "ad un'apertura europea, non provinciale, non settoriale e dunque non subalterna". Ecco il punto della questione: nel testo è chiaro il rapporto che si estrapola da una lettura apparentemente solo storico letteraria e l'attualità di una politica che ha smarrito il senso della politica. Il libro è una profonda e radicale lettura sullo stato della nostra politica che soffre di una patologia atavica. La risposta l’abbiamo vista proprio in questi decenni di malapolitica, di dubbie decisioni, di decisionisti di comodo e di finti decisionismi che hanno solo consumato la vita degli italiani e portato il paese al baratro in cui si arena. La politica nel suo agire ha abdicato a se stessa. Il libro di Asor Rosa in fondo parla dei nostri politici e dell’uso improprio che hanno sempre fatto della dialettica mezzi-fini ad uso personale. Mi domando, come ha fatto anche il grande storico proprio nel finale del suo libro credo più come un grido di speranza che non come reale aspettativa per un paese perduto, se e fino a che punto gli italiani e l'Italia aspettino il “Principe nuovo”. Quale tipo di principe potrà mai uscire, mi chiedo, da un panorama politico come quello odierno così decadant? Quale Principe potrà mai partorire questa politica? Questo mi preoccupa e credo preoccuoasse lo stesso Asor Rosa non poco, visto che ultimamente questi 'Principi' arrivano sempre dall'esterno e in modo totalmente indesiderato mettendo il paese di sudditanza e di sub judicio. Quelli che vediamo all'orizzonte sembrano più mesti 'Brancaleoni', certamente meno divertenti dell'interpretazione cinematografica fatta dal grande Vittorio Gassman, sempre pronti a subire e non a far valere le proprie ragioni con i potenti fuori casa, in sostanza 'fare politica' come dovrebbe essere fatta, a parte qualche figura solitaria e sporadica che abbiamo avuto. Mi chiedo se tutto ciò non rientri a pieno titolo nel resoconto di una lunga disfatta del sistema politico italiano come penso ormai da molto tempo. Ragionando intorno al pensiero di Machiavelli si osserva tutta l'incapacità della politica italiana, prima e ora, di raggiungere il vero grund del 'politico' che non è creare lo Stato d'eccezione ma 'governare' con intelligenza la moltitudine. Per quanto riguarda l'attesa di un "Principe nuovo" ho la netta sensazione che non ci piacerà, ma confido nella nostra Costituzione che abbiamo salvaguardato da "Principi nuovi" che sembravano agnelli, ma parlavano con lingua biforcuta.