Immancabile come la morte ecco l’ennesima polemica sul 25 aprile. E ci sta per tanti motivi. In questo caso l'oggetto del contendere è il breve monologo dello scrittore Antonio Scurati intorno al quale tutte le parti politiche hanno trovato il modo di fare la loro bella figura, si fa per dire. Che dire su tutto questo polverone? Non ci voleva un genio per intuire che affidando a Scurati (quello della trilogia su 'M', Mussolini) la redazione di un monologo sul 25 aprile ci si sarebbe instradati su strade tumultuose e perigliose. Ma anche il decidere di non far pronunciare allo scrittore il suo capolavoro con la scusa di non essersi messi d’accordo sul compenso di 1.800 € è stata davvero una mossa sbagliata che provoca uno sconcerto misto a nausea. A sinistra ci si è si è compattati, credo anche in modo errato e poi dirò il perché, per leggere questo piccolo testo di ben 493 parole neanche fosse una lettera di Gramsci dal carcere o di uno dei tantissimi condannati a morte della resistenza italiana di cui abbiamo un meraviglioso libro come testimonianza allora stampato da Einaudi. Dunque che cosa stona in tutta questa malriuscita piece teatrale?
Onestamente almeno due cose di cui forse dovremmo parlare. La prima: la censura. Ogni censura è esecrabile per quello che impedisce: permettere a qualcuno di esprimere un concetto, un'idea, un pensiero. Nulla da eccepire. Poi qualcosa inerente al testo. Vogliamo addentrarci un attimo sul contenuto che molti hanno considerato così essenziale tanto da sollevare fiumi di parole anche a sproposito? Non tanto sulla Resistenza o Matteotti o del perché la Presidente del consiglio non abbia pronunciato la parola 'antifascismo', ma proprio perché in fondo non vi è traccia della Resistenza come dei nuovi 'fascismi' odierni che hanno le sembianze del neoliberismo sfrenato "senza tregua e senza pietà" come chiosava Benjamin. Sulla censura nulla da dire: siamo dinanzi a un tentativo di minculpop rivisitato. Ma il contenuto? Perché a mio modesto parere il difetto di questo compito di Scurati (onestamente poteva e doveva fare di meglio), un pluripremiato scrittore oggi alla moda e iperpremiato che piace tanto al pd e a un certo tipo di sinistra, è proprio questo: è un monologo sulla resistenza che non tratta della Resistenza. Scurati comincia da lontano trattando del delitto Matteotti (a giugno è il centenario) ma forse sarebbe stato meglio anche ricordare tutte le vittime della violenza fascista perché solo negli anni Venti i fascisti ne uccisero ben tremila, tremila poveri italiani che non piacevano al regime e che si opposero al regime. Ed è per tutti costoro, e per altri che sarebbero caduti dopo, che nacque lo spirito di 'una resistenza'. Ora, mi chiedo come Scurati abbia fatto a scrivere un breve discorso sul 25 aprile senza mai citare la Resistenza, i morti che si sono succeduti, la lunga battaglia che portò alla liberazione dei nazi-fascisti dal nostro suolo che diventerà il grund della nostra Costituzione. E già questo stona: tutta una sinistra così tanto presa a ricordare al nemico la loro colpa e che qualcosa accadde in quel '43 ma che non ricorda i suoi eroi, quelli che sono morti per quella Resistenza che aiutò questa nazione a uscire dal baratro. E ancora oggi, a parte qualche sparuto storico che se ne occupa per mestiere, nessun italiano sa nulla di costoro e continuano a ignorare chi fossero queste antiche persone con nome e cognome, oggi a noi ignote e scolpite nelle pietre commemorative e sulle lapidi ormai ingiallite.
Il monologo di Scurati censurato dalla Rai lo ripropongo da testo integrale come Repubblica ha riportato due giorni fa col titolo: «Perché chi governa non usa la parola antifascismo?». La giornalista della Rai Serena Bortone ha denunciato la cancellazione dell'intervento di Antonio Scurati dal suo programma Rai. Questo è il testo che avrebbe dovuto leggere Scurati o chi per lui che il sito di Repubblica ha pubblicato perché la censura è sempre la scelta più sbagliata che si possa fare. Ma anche il testo avrebbe potuto e dovuto contenere ben altro. A prescindere dei 1800 €. Altrimenti si ricade nella solita trita e ritrita diatriba tra fascismo e antifascismo, doverosa sul piano della ricostruzione storica sia chiaro, dimenticandosi che il fascismo ha molte facce, tante forme, si manifesta in mille modi anche con il colletto bianco, con le multinazionali, con il Capitale, le banche, con tutto il suo pensiero omologato, il suo consumismo feroce, il suo pensiero unico, con la sua mancanza di pietà per gli offesi, i nullatenenti di oggi di cui la Presidente del Consiglio se ne frega altamente avendoli espulsi dalla società senza solidarietà umana, come ha fatto spiace dirlo anche il pd e tutta questa sinistra fantasma che vive e sopravvive a se stessa e che nel testo di Scurati manca del tutto. Caro Scurati perché non hai detto nulla di tutto ciò, di quel fascismo eterno che è dentro di noi e che fuori di noi ha molteplici sembianze? E perché hai taciuto, anzi hai osannato nemmeno due anni fa quel presidente il cui nome è Draghi, invitandolo ad andare avanti su una strada che non avremmo dovuto pensare come democratica? Come si diceva prima non possiamo continuare a pensare il fascismo per come lo abbiamo visto, dobbiamo preparare il terreno per quello che arriverà e che avrà altre sembianze e che non porterà olio di ricino ma doni sontuosi che costeranno vite umane da immolare al Dio-Capitale. Valeva forse la pena di dirlo anche gratis magari.
Il testo:
«Giacomo Matteotti fu assassinato da sicari fascisti il 10 di giugno del 1924. Lo attesero sotto casa in cinque, tutti squadristi venuti da Milano, professionisti della violenza assoldati dai più stretti collaboratori di Benito Mussolini. L’onorevole Matteotti, il segretario del Partito Socialista Unitario, l’ultimo che in Parlamento ancora si opponeva a viso aperto alla dittatura fascista, fu sequestrato in pieno centro di Roma, in pieno giorno, alla luce del sole. Si batté fino all’ultimo, come lottato aveva per tutta la vita. Lo pugnalarono a morte, poi ne scempiarono il cadavere. Lo piegarono su se stesso per poterlo ficcare dentro una fossa scavata malamente con una lima da fabbro. Mussolini fu immediatamente informato.
Oltre che del delitto, si macchiò dell’infamia di giurare alla vedova che avrebbe fatto tutto il possibile per riportarle il marito. Mentre giurava, il Duce del fascismo teneva i documenti insanguinati della vittima nel cassetto della sua scrivania. In questa nostra falsa primavera, però, non si commemora soltanto l’omicidio politico di Matteotti; si commemorano anche le stragi nazifasciste perpetrate dalle SS tedesche, con la complicità e la collaborazione dei fascisti italiani, nel 1944. Fosse Ardeatine, Sant’Anna di Stazzema, Marzabotto. Sono soltanto alcuni dei luoghi nei quali i demoniaci alleati di Mussolini massacrarono a sangue freddo migliaia di inermi civili italiani. Tra di essi centinaia di bambini e perfino di infanti. Molti furono addirittura arsi vivi, alcuni decapitati.
Queste due concomitanti ricorrenze luttuose – primavera del ’24, primavera del ’44 – proclamano che il fascismo è stato lungo tutta la sua esistenza storica – non soltanto alla fine o occasionalmente – un irredimibile fenomeno di sistematica violenza politica omicida e stragista. Lo riconosceranno, una buona volta, gli eredi di quella storia? Tutto, purtroppo, lascia pensare che non sarà così. Il gruppo dirigente post-fascista, vinte le elezioni nell’ottobre del 2022, aveva davanti a sé due strade: ripudiare il suo passato neo-fascista oppure cercare di riscrivere la storia. Ha indubbiamente imboccato la seconda via.
Dopo aver evitato l’argomento in campagna elettorale, la Presidente del Consiglio, quando costretta ad affrontarlo dagli anniversari storici, si è pervicacemente attenuta alla linea ideologica della sua cultura neofascista di provenienza: ha preso le distanze dalle efferatezze indifendibili perpetrate dal regime (la persecuzione degli ebrei) senza mai ripudiare nel suo insieme l’esperienza fascista, ha scaricato sui soli nazisti le stragi compiute con la complicità dei fascisti repubblichini, infine ha disconosciuto il ruolo fondamentale della Resistenza nella rinascita italiana (fino al punto di non nominare mai la parola “antifascismo” in occasione del 25 aprile 2023).
Mentre vi parlo, siamo di nuovo alla vigilia dell’anniversario della Liberazione dal nazifascismo. La parola che la Presidente del Consiglio si rifiutò di pronunciare palpiterà ancora sulle labbra riconoscenti di tutti i sinceri democratici, siano essi di sinistra, di centro o di destra. Finché quella parola – antifascismo – non sarà pronunciata da chi ci governa, lo spettro del fascismo continuerà a infestare la casa della democrazia italiana».

