Dunque, al netto delle celebrazioni e dei solenni e pomposi discorsi che sono d'uopo in giornate come queste, vediamo di comprendere se esiste qualcosa dopo l'antifascismo di maniera che alimentiamo in queste giornate. La Repubblica è antifascista per legge e la legge Scelba del 20 giugno 1952 n.645 introdusse, come è noto, il reato di apologia di fascismo art.1 e art.2. Il problema è che da molto tempo le manifestazioni del 25 aprile, per quanto doverose esse siano, rappresentano solo una faccia del problema senza minimamente mostrare le diverse contraddizioni che il mondo contemporaneo si trova di fronte. Un guscio vuoto che togliamo dalla sua naftalina il 25 aprile per rinchiuderlo il giorno dopo.
La parola d’ordine dell’antifascismo serve, questo sembra la sua funzione oggi, soltanto a ricompattare le truppe cammellate dei liberali di sinistra, come l’anticomunismo di comodo serve a compattare le truppe dei liberali di destra. Ma siamo e stiamo sempre dentro il liberalismo che inficia le due parti. Nonostante esistano ormai diverse analisi storiche dettagliate sul fenomeno fascismo, dai libri di De Felice alla vasta opera di Emilio Gentile, il problema è che la coppia “fascismo/antifascismo” viene usata come un guscio vuoto, un sussulto corporale che serve solo a emozioni semplici ma che staziona nella più assoluta ignoranza storica del problema. Proprio su questa sottile e profonda ignoranza possiamo vedere che l'abominevole idea fascista sta sulle labbra di coloro che si riempiono la bocca d'essere antifascisti. Questo è il vero problema al netto delle diverse commemorazioni. Ricordo, a quanti si dimenticano, che il fascismo sta in bocca a chi giustifica una ferrea censura sui mezzi di comunicazione, esattamente come fece il fascismo; a quanti accettano che le carriere individuali, siano esse individuali o pubbliche, vengano fatte o meno in base all'accordo ideologico con le diverse verità di regime, esattamente come fece il fascismo; a quanti accettano che non esistano più organismi capaci di difendere i lavoratori e il lavoro, esattamente come avvenne col fascismo; a tutti coloro che considerano come normale e forse auspicabile che la ricerca scientifica sia asservita agli interessi e scopi dei ceti dirigenti e industriali, esattamente come accadde durante il fascismo; a tutti coloro che manipolano serenamente la storia e l’informazione per dar man forte all'ideologia dominante esattamente come accadde nel fascismo e in tutti i sistemi totalitari; a tutti coloro che permettono a piccoli gruppi di autonominati (o nominati non si sa da chi) che si considerano i guardiani dell’ortodossia di bullizzare, etichettare ed escludere dall'ordine del discorso i dissenzienti o quanti non la pensano come loro, esattamente come accadde durante il fascismo; a chi svuota il diritto di voto limitando le opzioni possibili solo a semplici varianti di una sola agenda politica ammessa perché non c'è alternativa; a quanti impongono una ortodossia linguistica (il politically correct) e ghettizzano quanti non si conformano ad essa; a quanti consegnano all'oblio oppure distruggono prodotti culturali (presenti o passati) ritenuti 'immorali' portando avanti una politica di cancell culture; a tutti coloro che permettono la discriminazione di quanti sulla sola base della mancata adesione ad un modello ideologico o della nazionalità di appartenenza non accettano la narrazione ufficiale. Tutto ciò è fascismo e dovrebbe ricordarci qualcosa che abbiamo sperimentato e sperimentiamo ogni giorno anche recentemente.
Dunque, quando una parola viene usata come un’arma senza andare in profondità compiendo un’analisi dei suoi contenuti effettivi, può anche accadere, e purtroppo quasi sempre accade, che quei contenuti ritornino in forma peggiorativa. E si presenta sotto una forma assolutamente democratica. Così accade per ogni fascismo. Siamo tutti concordi, e soprattutto chi scrive, che sia opportuno ricordare e commemorare ciò che fu, a patto di non perdere d'occhio quello che è già qui e che si nasconde sotto vestiti perbenisti parlando con lingua biforcuta. Cito Matteo: "Sia invece il vostro parlare sì, sì; no, no; il di più viene dal maligno. (Mt 5, 17-37)

