A qualcuno oggi interessa ancora comunicare? Esiste ancora il senso della discussione, della dialettica oppure siamo diventati solo greggi smarrite comandate da un pifferaio magico? È mia buona abitudine non rispondere alle patetiche provocazioni sui siti internet o quant' altro abbia a che fare con i social, è una questione di buona educazione ma soprattutto di tutela psicofisica e mentale da cui di solito non derogo per non alimentare polemiche lunghe e noiose se non completamente fini a sé stesse. Farò un' eccezione, in primo luogo perché "alla opinione piace opinare" (Platone docet) e secondariamente perché gli insulti gratuiti e sommari quando uno esprime una propria opinione educata non mi piacciono, per quanto ahimé siano congruenti a molte cose che ho sottolineato a suo tempo in un articolo pubblicato su Tecnica riguardo la mancanza di senso critico creato da più di venti anni di questa scuola dell'autonomia. Ognuno naturalmente può pensarla come vuole, ci mancherebbe, da parte mia ho solo cercato di esporre alcuni fatti e ho dato loro un'interpretazione precisa sulle eventuali ricadute avute sul nostro sistema scolastico e universitario da questa ‘autonomia’. A mio parere dannose. Se altri pensano diversamente ben vengano, ma sempre all'interno di un'esposizione storica e problematica dei cambiamenti che certamente si sono avuti se non si è ciechi. Io penso negativi, ma accetto le diverse posizioni. È certo, però, che la retorica neoliberista del pensiero unico che ha costruito "la scuola azienda e il suo verticismo aziendalista" (anche se le aziende non funzionano più così) con i suoi crediti e debiti e tutto il 'didattichese' che gli si è incollato addosso col tempo creando ogni genere di confusione, ha diviso le persone in gruppi di appartenenza, 'noi' (noi che la sappiamo lunga, noi che siamo dalla parte del potere, noi che abbiamo "la prospettiva d' insieme" …Mah!) e 'voi' (poveri peones, vecchi rispetto ai tempi e ormai totalmente obsoleti!), diventando l'unica logica da accettare in una scuola che, come ho detto, dovrebbe creare 'prodotti finiti' (tradotto nel didattichese odierno di moda politically correct: soggetti pronti al lavoro, pia illusione per le ragioni che ho scritto a suo tempo, eventualmente per approfondimenti su questa personale considerazione rinvio al mio libro su "capitale merce e consumo", lo dico solo per tutti coloro che pensano che gli 'altri' siano sempre incapaci di uscire dal pensiero unico, trogloditi dell’ultima ora che ‘vengono giù con la piena’ e bla bla!) dentro una struttura che non prepara più alla 'vita' (se non marginalmente) e solo in forme che piacciono al sistema produttivo, tipico di questo liquame ideologico (tanto per essere più chiari: si sono sentite le ultime sortite dei partiti in campagna elettorale sulla scuola? tutte con lo stesso identico ideologico refrain di fondo, appunto da pensiero unico) in cui è caduta la società odierna incistandosi nel suo ventre molle: mi chiedo come sia possibile che non si accetti un pensiero che non si condivide ma espresso educatamente; perché non si argomenti piuttosto che insultare senza neppure prodigarsi di sapere chi sia l'interlocutore che si ha di fronte o almeno sforzarsi di comprendere ciò che dice. Si chiama comunicazione, o “accordo intersoggettivo” come dice Habermas ma tant'è! È il segno dei tempi liquidi in cui, lo si è già visto in questi tristi anni post pandemici, si è sentito il peggio del peggio con provvedimenti a dir poco discutibili creando una società a-comunicativa di cui forse bisognerebbe discutere. Da qui la domanda che fa da apripista: vogliamo ancora comunicare? Evidentemente, oltre la cattiva educazione e/o la scarsità degli argomenti se non le solite litanie trite e ritrite di chi pensa sia più utile discettare sul come si dovrebbe spiegare una disciplina piuttosto che spiegarla (faccio mio un pensiero di Salvatore Settis), c'è qualcosa forse di più dietro le invettive e certamente meno prosaico come, giustamente, possiamo dedurre: non è che dietro tutto questo grande marchingegno creato, chi contesta in tal modo lo fa solo per posizioni di rendita sentendosi toccato? Quando anche fosse così, allora bisognerebbe ricordare a tutti costoro che 'la bellissima scuola' che questa politica ha costruito in più di venticinque anni di autonomia scolastica ha prodotto un decadimento verticale del nostro sistema scolastico e universitario una volta invidiato da ogni parte dell'emisfero, oggi messo ai suoi margini. Non lo dico io o quanti la pensano come me, ma i cinque rapporti Ocse-Pisa a partire dal 2013 dove noi siamo rispettivamente al 24° posto per competenze matematico-scientifiche, 23° posto in quelle linguistiche sfornando persone che "non traggono alcun beneficio utile da ciò che leggono perché non lo comprendono". Dunque, a fronte di soldi spesi per carrozzoni che 'dovrebbero' spiegarci i motivi di questo decadimento e come farvi fronte, abbiamo una Corte dei conti che ci dice, al contrario, che Indire spreca troppi soldi senza offrire soluzioni oltreché avere "conflitti di interessi". Esprimo solo una critica di cosa sia diventata la scuola e la ricerca oggi visto che sono quasi trent'anni che svolgo ricerca e scrivo, tutto documentato secondo i criteri del Sistema di Valutazione Nazionale (Anvur). Se per qualcuno che regala patenti, e non si capisce secondo quali criteri, parlando a nome "dell'intera comunità dei pedagogisti o della comunità dei didattici" (addirittura! io davo del tu a Giorello e non mi sono mai permesso di parlare a nome di una intera comunità, al più a nome mio) non dovesse piacere ciò che ho scritto, pazienza dormirò questa notte, ma ho la netta sensazione che il dito sia affondato nella piaga giusta. Non mi piace la politica della piazza, ma basterebbe fare un piccolo sondaggio all'interno della nostra "comunità educante" per vedere quale sarebbe la spartizione dei consensi e dei dissensi in merito, visto poi che tutti questi 'specialisti del didattichese' che spuntano come funghi provengono sempre, o quasi, dal solito giardino di cui si conoscono le mani che lo curano. Ma oggi chissà cosa non si farebbe per piacere al Principe di turno, sia un potente politico o un qualsiasi Ds. Un didattichese che porta al ‘lecchese’. E come dice il mio nipotino: fine della storia! Ad maiora (ai novelli aguzzini delle generazioni future).

