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Ferdinando Sabatino, nato a Milano nel 1960 si è laureato in Filosofia morale con Franco Fergnani presso l’Università degli studi di Milano con una tesi sulla medicalizzazione e lo stato giuridico della delinquenza in cui applica le tesi di Foucault nei codici penali pre-unitari fino al codice Zanardelli. Professore di Storia e filosofia e di Filosofia e scienze umane, è esperto nei processi socioculturali delle comunicazioni di massa. Si è interessato al pensiero organizzativo delle strutture industriali, già docente presso la Scuola di specializzazione per l'insegnamento secondario dell’Università degli studi di Milano, ha collaborato con la cattedra di Filosofia morale del Dipartimento di filosofia. Si occupa prevalentemente di storia dei sistemi di pensiero e di fenomeni collettivi, ha studiato le istituzioni totali come forme di potere su cui le società moderne hanno articolato aspetti ideologici di risocializzazione per giungere alle più sofisticate e complesse forme ideologiche contemporanee. Ha orientato recentemente i suoi interessi sui problemi della violenza collettiva ed etnica; sulla questione dei diritti e sul conflitto tra lavoro e capitale.
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"...bisogna discernere il rumore sordo e prolungato della battaglia"
Michel Foucault

martedì 28 maggio 2024

DOBBIAMO DUBITARE DELL’OGGETTIVITÀ DELLE STIME UFFICIALI?

Fa un po’ freddo e poi fa caldo. Un giorno piove e un altro no. Certo il clima non è più quello di una volta. Siamo a maggio quasi giugno e siamo ancora vestiti non dico invernali ma quasi, piove e i gradi non vanno oltre i 15 ma domani pare ne diano 24 nel pomeriggio, francamente non ricordo una primavera così fredda e umida nello stesso tempo. Magari sbaglio, ma la mia percezione è questa. E credo che sia stato così in tutta Europa, più o meno. Ciò nonostante i dati ufficiali hanno parlato dell'aprile più caldo, dati Copernicus. Capisco che tra la percezione di una realtà e la realtà di un dato ci possa essere una frattura, ma francamente non può essere così vasta. Dovremmo pensare le stime come grandi narrazioni che possono creare effetti manipolatori. Non che siano errati di per sé, ma che il loro modo di essere raccontati al grande pubblico possono nascondere ragioni politiche tutt'altro che nobili o al servizio della scienza. In fondo anche la scienza è un fatto politico e non così neutrale come crediamo. Sia dal cosa si ricerca sia al come venga usata, essa nasconde tutte le insidie della politica. Ragion per cui balza alla mente qualcosa di poco chiaro solo a pensarlo: che forse questi dati ‘oggettivi’ siano affidabili quanto lo sono stati i dati sui vaccini o come quelli della pubblicità che promettono ogni cosa il tutto efficacemente assicurato dalla comunità scientifica di turno, siano essi dentifrici o pannolini. Pareva semplice ma anche l'oggettivita’ ha le sue insidie. Ora, al di là della più che umana percezione soggettiva e degli indubbi cambi climatici a livello planetario, va da sé che si nasconde in questa folta foresta di dati gettati agli astanti increduli pronti ad abbeverarsene un problema di enorme importanza: sono così oggettivi i dati che vengono propinati al vasto pubblico? Schematicamente si tende a dire di sì, come si fa a pensare al contrario. Poi però qualcosa sembra stonare tra la realtà e la percezione. In fin dei conti devi fidarti delle istituzioni che supportano e gestiscono la nostra vita, e quei dati rappresentano risorse sensibili da usare biopoliticamente. Poi un secondo dubbio giunge alla nostra mente, perché è certo che coloro che detengono il potere amano le emergenze che permettono di avocare a sé poteri speciali, di abbreviare procedure operative, sacrificare la trasparenza, chiedere finanziamenti straordinari con destinazioni di cui non si sa nulla, implementare sistemi di sorveglianza e controllo, ridurre le garanzie e i diritti individuali. Insomma, sospendere la democrazia per ragioni di pura emergenza, come abbiamo visto durante la pandemia, con la scusante che tutto ciò viene fatto per il bene della collettività. C’è sempre di mezzo la ‘collettività’ in nome della quale costruiamo intorno cimiteri. Ora, tra le varie forme di richiamo all' emergenza di cui siamo vittime ogni giorno come il terrorismo, le diverse guerre, le epidemie, i cataclismi naturali, lo spionaggio e così via, pare purtroppo evidente che tutte queste emergenze si rifanno a motivazioni e dati che nessuno di noi può materialmente accertare direttamente con documentazione insindacabile, conferendo in questo modo un potere assolutamente straordinario e insindacabile a quanti controllano le modalità di accertamento operativo. Non è un caso che tutte le emergenze possiedono alla loro base variabili che sono rintracciabili solo con sistemi scientifici complessi (come appunto le minacce pandemiche o climatiche) e che queste sono totalmente nelle mani delle autorità politiche e scientifico-militari che controllano i dati e le modalità di accertamento di questi stessi dati. Indi per cui ne consegue che se sussistono ragioni o dubbi, e sempre ce ne sono, per non avere piena fiducia nelle autorità che ci governano, sembra legittimo sospettare che le minacce emergenziali che si rifanno a dati scientifici ‘ufficiali’ siano in grado di essere anche manipolate per scopi meno nobili. Inutile dire che questa situazione rappresenta un bel problema perché è chiaro che possano esservi a volte eventi realmente minacciosi per la collettività in grado d’essere rilevati solo con sistemi di investigazione scientificamente complessa, dunque non attingibili in altri modi, ma proprio questo fatto dovrebbe consigliare a coloro che detengono il potere di fare uso dell'informazione scientifica in modo accurato per l’interesse pubblico svolgendolo con estrema trasparenza, consentendo un più vasto dibattito pubblico perché in questi casi è in gioco la credibilità di un sistema democratico pensando eventualmente, alla James Fishkin, un sondaggio deliberativo. Quello che si è constatato negli ultimi anni, e proprio a ridosso dell’epidemia, è che l'informazione scientifica di interesse pubblico è apparsa profondamente asservita ad agende politiche momentanee e specifiche, agli interessi finanziari di influenti corporations operando in totale assenza di trasparenza e senza un vero dibattito pubblico, elargendo sanzioni e censure e vietando ogni dibattito che avesse i criteri minimi del dibattito. Inutile sottolineare che questa perplessità sull’uso dei dati ci conduce al momento presente, in cui proprio pensando a qualcuno che ci possa propinare un "dato scientifico ufficiale" per sostenere una prospettiva catastrofista ed emergenziale a certe condizioni, l'impulso primario dovrebbe essere quello di non dare nulla per scontato perché la credibilità del sistema è crollata irrimediabilmente senza appello. E recuperare questo livello di discredito sarà un'impresa lunga e perigliosa.

Per quello che concerne il clima siamo tutti concordi del cambiamento climatico in atto e certo chi scrive la pensa così. Altro è affermare, invece, che proprio per questo motivo la questione del riscaldamento globale è per questo dibattuta da anni. Ora, la prima cosa da osservare a mio modesto parere è che il sistema terra non è replicabile sperimentalmente in laboratorio (come lo sono invece i farmaci), non siamo cioè in grado di sottoporlo a esperimenti controllati per rintracciare eventuali relazioni causali, quantomeno ci vorrebbero eventualmente procedure molto più complesse per giungere a questa considerazione di fondo. A mo’ di esempio, anche guardando alcune previsioni comparative compiute dai diversi modelli tra i più accreditati disponibili relativi alla temperatura dell'oceano atlantico nei prossimi anni a venire, ciò che emerge è che le loro medie non sono fra loro sovrapponibili pur indicando tutte un identico aumento graduale della temperatura. Non ho competenze tali da discettare sull'argomento e mi fermo qui, ma mi appare chiaro che intorno alle dinamiche climatiche del pianeta non siamo, né saremo a breve, in grado di ottenere certezze assolute. Quello che possiamo fare, a mio modesto parere, è essere i più realistici possibile adottando principi di precauzione molto semplici e basici. Cosa voglio dire? Voglio dire, ad esempio, che se sappiamo che le emissioni di combustione e dei suoi sottoprodotti hanno tutte caratteristiche inquinanti in molti campi, allora sarebbe d'uopo andare verso una logica riduzione di tutte le emissioni e non solo della CO2 in modo sensato attuando strategie il più possibilmente graduali, in diverse direzioni grazie a strategie multilaterali a livello mondiale. Questo se veramente abbiamo a cuore l'ambiente e il futuro delle prossime generazioni e della specie umana come direbbe Hans Jonas. Ma siamo sicuri che stiamo facendo le cose in modo corretto?

Non credo a mio parere. La responsabilità ha sempre un limite rispetto all’ interesse collettivo di chi governa e per quali ragioni. Ad esempio, nonostante se ne parli molto procedure graduali non sembra siano state attuate. D'altro canto non possiamo neppure attuare forme aggressive di imposizione, come purtroppo si sono intraviste, in quanto sarebbero in grado di compromettere le singole capacità di sviluppo devastando le vite dei cittadini perché poi si alimenta nella popolazione una reazione opposta di rigetto, mentre questi sono, ovviamente, temi sui cui sarebbe necessario e opportuno ottenere consenso diffuso e adesione spontanea.

Quanto alle strategie multifattoriali, anche queste dovrebbero evitare di focalizzarsi strumentalmente solo su singole azioni operative pensate come salvifiche (ad esempio la elettrificazione generalizzata della locomozione), perché si tratterebbe solo di operazioni strumentali unilaterali incapaci a risolvere il problema generale perché non esistono singoli interventi in grado di salvare l'ambiente e il suo ecosistema. Quanto alle strategie, esse devono essere veramente multilaterali e non attuate per gli interessi di pochi sia all'interno dei singoli paesi, sia sul piano internazionale, ovvero devono incidere primariamente sui ceti meno abbienti altrimenti nessuno è credibile, e devono cercar di ottenere il massimo consenso internazionale e non solo di pochi paesi mentre altri rimangono alla finestra perché non interessati. Ora, quello che vediamo a livello di politica planetaria sembra essere di tutt'altra visione. Non vengono adottate strategie gradualiste, ma si procede per strappi emergenziali. Non vengono adottate strategie multifattoriali concentrandosi ahimè su un singolo tema di volta in volta posto come assolutamente inderogabile, lasciando tutto il resto del sistema (incluso il sistema ecologico) andare alla deriva. Siamo ben lontani dall'operare in maniera inclusiva e multilaterale continuando a promuovere il modello del consumo per gli abbienti e dell'austerità per i poveri fomentando una conflittualità anche bellica sul piano internazionale. C’è solo l'agenda 2030, un insieme di buoni propositi inefficaci sul piano politico poiché sono poi gli stessi stati firmatari a dimenticarsi di questi buoni propositi. Date queste premesse, essere certi che usciremo indenni da una situazione di emergenza climatica non è utopia, è proprio mentire sapendo di mentire. E non ci sono dati che tengano in proposito. A chi giova?