Quello che tutte le votazioni politiche ci indicano da un po' di tempo in qua è riassumibile in questi tre fattori: 1) disaffezione della gente verso la politica e ai politici, 2) avanzamento delle élite, 3) crisi di rappresentanza e legittimazione. La situazione politica italiana è dunque un 'rizoma', per usare un termine caro a Deleuze e Guattari, di cui prima o poi dovremmo occuparci visto che, in fin dei conti, si può notare nel tempo una sola e profonda trasformazione ai più invisibile e piena di conseguenze culturali e politiche. Quale? L'ibridazione del proletariato e la sostituzione di un ceto popolare e proletario ampio e variegato senza alcuna connotazione di classe con la parallela dissoluzione del ceto medio in caduta libera verso la proletarizzazione. Una volta il proletario era strutturalmente 'internazionalista' avendo in comune con tutti gli altri proletari la caratteristica d'essere sfruttati dal capitale. Non aveva ricchezze, la sua ricchezza era, come dice la sua parola, la sua prole. Oggi, al contrario, la situazione si è sinistramente rovesciata: il proletario, o chi si ritrova in questa categoria sociologica ormai variegata e allargata, non fa quasi più figli e durante le diverse crisi di sistema del capitale come di fronte all’immigrazione di quelli che venivano chiamati lumpen-proletariat, il 'dis-occupato' o il 'sotto-occupato' e tutti coloro che nella precarietà aspirano al riconoscimento, vedono nello Stato il solo e unico modo possibile per avere sostegno. Che è quello che lo Stato oggi non fa più. Il lavoratore è diventato nazionalista, anche sovranista se vogliamo, vota destra e la Lega che urla “prima gli italiani”, anche se poi non fa nulla per gli italiani e tutto rimane nella forma dello slogan. C’è chi non se n’è accorto, ma questa è la realtà. Per questo insieme di motivi, continuare a pensare con vecchi schemi non ci porta da nessuna parte anche perché se ha ancora senso pensare a una politica di 'destra' e a una di 'sinistra' perché le scelte economiche sono scelte diverse, quello che non ha più senso è pensare che esistano realmente forze politiche nella società e nei luoghi istituzionali in grado di portare avanti queste scelte di campo visto che si sono da tempo e comodamente adagiate al libero mercato e al liberismo con tutte le conseguenze che questa scelta comporta. Ora, chi difende il lavoratore, quello che ha bisogno di assistenza, il malato, il disoccupato, il precario, l'anziano, quello che necessità di cure, di welfare, gli incapienti da tutto quello che i partiti e i sindacati non fanno più? Su questo terreno si gioca la partita della politica. Da sempre. Oggi soprattutto sul terreno della rappresentanza che non c'è più. Esistono delle vere forze politiche che hanno intenzione di recuperare questo linguaggio lasciando da parte le diverse agende liberali, veri cavalli di Troia del capitale, che sono in realtà classiste?

