Sono finite da poco le votazioni in Francia, facciamo due semplici considerazioni a caldo. Ora, oggi non era in gioco solo la paura dell'avanzamento di un governo di estrema destra, era anche in gioco la politica di Macron e il mantenimento di questa Europa, quella della van Der Lyne. In Francia, se vogliamo, l'opinione pubblica a livello di sensibilità generale e per lunghe frangie è già di 'destra'. Una destra culturale, identitaria, di mantenimento dei cobfini, sovranista. Un po' come in tanti altri paesi. Per ora siamo ancora agli exit poll, ma ormai sembra crescere sempre più l'idea e non più una sensazione che in Francia non abbia vinto la sinistra, come ahimè pensano le anime candide, ma ha vinto Macron nonostante sia risultato terzo. Forse anche questo era prevedibile alla fine del primo turno, ma non credevo in modo cosi netto, spostando al 2027 la resa dei conti quando scenderà nell'arena la stessa Le Pen per le presidenziali. L'antifascismo ha vinto, e di ciò ce ne rallegriamo, ma questo antifascismo, spero non di maniera e di comodo, non si avvede però di un autoritarismo esercitato da una democrazia un po’ zoppa che ha fatto in questi anni carne da macello nell'eurozona. Il peggio del peggio che è accaduto in questi anni in Europa purtroppo è stato prodotto e consentito da sinistra e centristi. Ha vinto in Francia il solito patto della Repubblica, salvando da una pessima fine il personaggio più emblematico dell'eurozona e prodotto di Bruxelles e dei veri poteri forti che ha saputo giocare la sua carta nella manica. Il patto di desistenza anti Le Pen, concordato da tempo, non poteva che dare questo esito con la sinistra che ha fatto da stampella a Macron. È facile prevedere che Macron darà l'incarico di formare il governo ad un esponente della destra socialista, quasi certamente Glucksmann, continuando la stessa politica dei precedenti governi centristi. Macron, che non ha vinto e con un consenso reale che si ferma a poco meno del 15%, avrà di nuovo una larga maggioranza parlamentare su cui sedere grazie a Melenchon. Non avendo nessuna di queste tre agguerrite forze in campo una vera maggioranza, si prospetta una ingovernabilita’, se non una paralisi istituzionale come ha detto Bardella a caldo, facile da pronosticare per andare avanti qualche mese senza produrre qualcosa di valido e di utile al paese. Si potranno fare poche cose, e male, ma nessuno sarà in grado di cancellare gli enormi problemi del paese e la profonda crisi di consenso delle sue classi dirigenti allo sbando. Inutile illudersi, come il Fronte popolare pensa, Melenchon non è vincitore di queste elezioni, non è Leon Blum. Ma il vero problema più sconcertante è che nessuno lo vuole, nonostante la sua stampella abbia aiutato e tenuto in vita il cadavere europeista, creandogli una posizione personale difficilissima poiché da domani si troverà nella insostenibile posizione di aver portato ossigeno a un presidente del quale ha detto per anni, giustamente, tutto il male possibile. Cosa farà allorché capirà che è stato solo l'utile idiota degli eurocrati? Ma quello che è peggio, è il fatto che tutto questo porterà a un aggravamento della politica non solo interna, dove il macronismo che ha distrutto il tessuto sociale in nome dell'europa continuerà ineffabile, ma esterna vedendo l'ombra del conflitto ingrandirsi sempre più. Da queste votazioni ha vinto la guerra, il conflitto con la Russia, la politica europeista che ha prodotto conflitti sociali duri per anni (vedi i gilet gialli, ora che faranno?), l'ideologia dell'austerity, la Van der Lyne, tutta la politica dello zio Sam che vuole un conflitto per le ragioni di un suo inevitabile e profondo decentramento nello scacchiere internazionale. Quale morale trarre? Forse che quando vince l'ideologia i danni sono sempre catastrofici. Ma comunque viv la France.

