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Ferdinando Sabatino, nato a Milano nel 1960 si è laureato in Filosofia morale con Franco Fergnani presso l’Università degli studi di Milano con una tesi sulla medicalizzazione e lo stato giuridico della delinquenza in cui applica le tesi di Foucault nei codici penali pre-unitari fino al codice Zanardelli. Professore di Storia e filosofia e di Filosofia e scienze umane, è esperto nei processi socioculturali delle comunicazioni di massa. Si è interessato al pensiero organizzativo delle strutture industriali, già docente presso la Scuola di specializzazione per l'insegnamento secondario dell’Università degli studi di Milano, ha collaborato con la cattedra di Filosofia morale del Dipartimento di filosofia. Si occupa prevalentemente di storia dei sistemi di pensiero e di fenomeni collettivi, ha studiato le istituzioni totali come forme di potere su cui le società moderne hanno articolato aspetti ideologici di risocializzazione per giungere alle più sofisticate e complesse forme ideologiche contemporanee. Ha orientato recentemente i suoi interessi sui problemi della violenza collettiva ed etnica; sulla questione dei diritti e sul conflitto tra lavoro e capitale.
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"...bisogna discernere il rumore sordo e prolungato della battaglia"
Michel Foucault

venerdì 27 dicembre 2024

GREGOR SAMSA METAFORA DELLA SOCIETÀ MASSIFICATA

Qual è il senso di Gregor Samsa e della sua trasformazione in uno scarafaggio?

Ecco, questo mi sembra il vero punto critico più importante de “La metamorfosi” di Franz Kafka su cui hanno ragionato molti grandi interpreti da Lukacs e Adorno per giungere a  Beckett. Il senso dell'intero romanzo e del suo impatto sul mondo moderno,  al di là della sua straordinaria bellezza letteraria, risiede proprio in queste sfumature simboliche che trattengono un significato profondo e certamente più realistico di quanto si creda. Dovrà ricredersi lo stesso Lukacs. Kafka appariva ad Adorno come quel grimaldello essenziale attraverso cui era stata scardinata la porta che separava lettore e narratore. Il problema era capire cosa avrebbe potuto trovare il lettore dietro quella porta scardinata? Facile a dirsi: tutto l'abisso della disperazione dell'individuo che in Kafka soffre gli ingranaggi di un potente marchingegno che lo costringe a subire l'imposizione senza capirne le ragioni. Una non vita insomma. La trasformazione di Gregor, dunque, non è solo la storia di un uomo che si sveglia, appunto, trasformato in un insetto, uno scarafaggio per la precisione - con tutto quello che significa essere questo insetto nell'Immaginario collettivo moderno attraverso il suo significato di pura reificazione -, ma una profonda riflessione filosofica sul concetto di alienazione e il suo rapporto con l'identità e l'assurdità dell' esistenza umana in un mondo massificato in cui l'uomo sta diventando un puro oggetto tra gli altri. Da un punto di vista squisitamente esistenzialista, la trasformazione di Gregor Samsa in questa ‘cosa’, nella sua estrema ‘cosalità’ direbbe Heidegger, può essere interpretata come la  metafora del sentirsi intrappolati dentro una vita, e dunque in un ‘corpo’, che non riconosciamo più come nostri. Molte volte infatti ci sentiamo estranei a noi stessi, ci sentiamo profondamente disconnessi dal nostro essere interiore come se fossimo semplicemente spettatori della nostra stessa vita o, peggio, da cosa gli altri vedono o vogliono vedere in noi stessi. Gregor Samsa  diventando uno scarafaggio, dunque un essere ributtante a sé e agli altri, rappresenta l’estrema forma di disumanizzazione dell'umano diventato oggetto di sé stesso in un mondo che si sta massificando sempre più velocemente, qualcosa che non si adatta più al mondo circostante tanto meno alla propria famiglia che non sa piú neppure cosa sia diventato lui tanto da scaricarlo al suo triste destino appena perderà il lavoro e non sarà più utile all’economia della casa. E questo diventa certamente il punto più certo dell' esistenzialismo che Kafka utilizza: l' isolamento dell'individuo come categoria unica e irripetibile della vita. E in questo incomprensibile isolamento di cui siamo vittime ma non artefici, Gregor, dentro la sua nuova forma, non è in grado di comunicare con gli altri, né di essere compreso o accettato dagli altri. È un isolamento non solo fisico ma, appunto, esistenziale, culturale in cui risuona il pensiero di Kierkegaard e del Sartre teatrale dove riecheggia la più che abusata sortita sartriana che “l’inferno sono gli altri” come in Porta chiusa. Gregor viene rifiutato, ma anche temuto, nella sua nuova esistenza pur, nonostante tutto, rimanendo lo stesso individuo dentro. È proprio il suo aspetto che lo condanna alla solitudine e all' allontanamento sociale. Ma la Metamorfosi è anche un romanzo sull'assurdità tutta umana. La trasformazione di cui è vittima Gregor Samsa non trova alcuna spiegazione, né un senso accettabile da parte di chi vive la vita, ed è proprio questo il vulnus del romanzo che cede all'assurdo dell'esistenza. In un mondo totalmente assurdo e privo di senso le cose accadono così senza un vero motivo razionale e noi, esseri umani ‘gettati’ heideggerianamente nel mondo, siamo costretti ad andare incontro a esse e affrontarle senza poter ottenere le giuste risposte. Gregor non si chiede, né potrebbe in fondo, perché sia diventato un insetto inviso agli altri, cerca se mai di adattarsi a questa nuova realtà e di continuare la sua triste e grama vita di cosa che si reifica in una nuova dimensione.  Purtroppo, alla fine sarà proprio quell’assurdità a schiacciarlo  irrimediabilmente senza capire. In questo vuoto interiore, e noi che leggendo ci immedesimiamo, Gregor perde il suo valore di essere umano agli occhi della sua famiglia nel momento in cui non riesce più a lavorare, né a soddisfare le aspettative sociali che incombono su di lui culminanti quando viene gettato dentro un bidone come se fosse spazzatura e la sua morte festeggiata con gaudio della sua famiglia. Per questo motivo possiamo dire che la trasformazione fisica riflette una verità più profonda: quella per cui noi siamo vulnerabili, e dunque rischiamo di perdere il nostro posto nel mondo, proprio quando smettiamo di svolgere i ruoli che ci vengono imposti dall'esterno. In questo senso La Metamorfosi è un grido di dolore sulla fragilità dell'identità personale, ma soprattutto sulla disconnessione tra l'essere umano e il suo ambiente sociale e umano. Forse Kafka ci vuole ricordare cosí che in questo mondo pieno di norme e di forme sociali codificate, tra aspettative e giudizi superficiali, la vera tragedia è perdere il legame con la nostra umanità e, in questo processo di disumanizzazione, essere dimenticati proprio da coloro che dovrebbero capirci ma non riescono perché ormai sordi al nostro linguaggio. In fondo Kafka ha semplicemente posto una domanda precisa e, nello stesso tempo, inquietante per il suo realismo sotterraneo alla quale non riusciamo a dare risposta,  come già Lukacs intuì quando modificò il suo giudizio pensando Kafka come un grande scrittore realista e non come  uno scrittore astratto e piccolo borghese: quanta parte della nostra identità viene definita dagli altri ed è capace di alienare il nostro vero essere?