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Ferdinando Sabatino, nato a Milano nel 1960 si è laureato in Filosofia morale con Franco Fergnani presso l’Università degli studi di Milano con una tesi sulla medicalizzazione e lo stato giuridico della delinquenza in cui applica le tesi di Foucault nei codici penali pre-unitari fino al codice Zanardelli. Professore di Storia e filosofia e di Filosofia e scienze umane, è esperto nei processi socioculturali delle comunicazioni di massa. Si è interessato al pensiero organizzativo delle strutture industriali, già docente presso la Scuola di specializzazione per l'insegnamento secondario dell’Università degli studi di Milano, ha collaborato con la cattedra di Filosofia morale del Dipartimento di filosofia. Si occupa prevalentemente di storia dei sistemi di pensiero e di fenomeni collettivi, ha studiato le istituzioni totali come forme di potere su cui le società moderne hanno articolato aspetti ideologici di risocializzazione per giungere alle più sofisticate e complesse forme ideologiche contemporanee. Ha orientato recentemente i suoi interessi sui problemi della violenza collettiva ed etnica; sulla questione dei diritti e sul conflitto tra lavoro e capitale.
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"...bisogna discernere il rumore sordo e prolungato della battaglia"
Michel Foucault

sabato 25 gennaio 2025

MA VERAMENTE IL PROBLEMA È VALDITARA?

Vorrei esprimere due semplici parole da, credo e spero, persona che auspica ancora in valori di sinistra, benché non credo abbia più molto senso oggi questa categoria vista la povertà culturale che si evidenzia da quelle parti, sulla proposta di riforma del ministro della cultura e del merito che, secondo me, meriterebbe attenzione e non solo critiche. La prima cosa che mi viene in mente è che la proposta Valditara proprio non va giù a tutti coloro che da quasi trent'anni hanno devastato l'istruzione. Ahimè tutta targata sinistra va detto. Contro l'isteria della nostra sinistra (falsamente) progressista che, A PROPOSITO DELLA PROPOSTA DI RIFORMA DEL MINISTRO VALDITARA GRIDA AL FASCISMO, non c’è migliore risposta di quella di Luciano Canfora, noto uomo di sinistra e insigne filologo di lingua antica, che fa luce nel profondo buio in cui la discussione latita. 
Vediamo pet orima cosa le linee guida della riforma riguardanti alcuni interventi: 
- Reintroduzione (facoltativa) del latino nella scuola media, un’ora a settimana, per rafforzare il legame con il patrimonio culturale italiano e con la lingua latina.
- Fine della geostoria, ritorno all’insegnamento separato di storia (che si concentrerà su civiltà greca, romana, Cristianesimo, Rinascimento, Risorgimento e storia contemporanea occidentale e geografia (fiumi, montagne…).
- Più spazio alla lettura e alla scrittura, anche con poesie da imparare a memoria.
- Classici come Omero, Pascoli, Saba e autori contemporanei.
- Approfondimenti sull’epica classica, la mitologia greca e le saghe nordiche.
- Studio della Bibbia per comprenderne il ruolo nella storia e nell’arte (considerata un testo delle radici culturali occidentali, da introdurre alle elementari).
- Maggiore attenzione alla musica: canto corale, strumenti e civiltà musicali.
- Potenziamento dei laboratori artistici e dello studio del patrimonio italiano.
Mi spiace dirlo, ma è una proposta di riforma che sembra andare, forse potrebbe non lo sappiamo per ora, nella giusta direzione di un recupero della scuola come luogo di formazione in grado di formare cittadini degni di questo nome. Di sicuro c’è ancora tanto da fare e smantellare per restituire alla scuola la sua piena dignità, perché sarebbe necessario altresì sostituire tutti quei tristi cardini sui quali oggi regge la scuola dell’autonomia, la scuola-azienda, la scuola dei (farlocchi) progetti, la scuola delle (in)competenze, la scuola dell’abolizione dei contenuti, la scuola dell’Agenda 2030. La scuola del PD. È anzi probabile che la timida riforma prospettata da Valditara inevitabilmente, davanti a quei poderosi macigni sui quali si nascondono grossi interessi vedasi i carrozzoni Indire et similia che resistono, sia destinata ad arenarsi e a fallire miseramente. E tutto il ciarlare che si fa oggi diventare magicamente un vuoto a perdere. Insomma, è bastato che si profilasse una simile riforma per fare andare letteralmente in tilt la nostra sinistra, quella dell'  autonomia, ricordiamo, quella della legge 107 e di tutte amenità di tal genere, che mostra di essere il miglior baluardo di quella disintegrazione del sapere a vantaggio della fuffa ideologica partorita da pedagogisti conniventi che a ogni riga ricorre alla parola “inclusione” per nobiliare il nulla che sta dietro. Parola che nasconde in modo surrettizio tutta la nefasta ideologia basata sull’idea della cancellazione delle identità in cui tutti, nell'inclusione farlocca in cui crediamo di stare, siamo uguali, figlia invece del globalismo diffuso, figlia di quella supremazia del capitale finanziario sul mondo della produzione reale che si spaccia democratico perché ha vinto il pensiero unico. Saremmo, forse, tutti uguali nelle opportunità di accesso al sapere e non perché si abbassa il sapere. La tattica è sempre quella, e questa becera sinistra la usa da sempre: col pretesto dell’inclusione, un valore su cui nessuno discute ma che andrebbe calibrato su ‘cosa’ vogliamo intendere con ‘inclusione’, dell’educazione al rispetto si introducono nelle scuole corsi di varia natura senza capo né coda, dall’educazione sessuale secondo i criteri della cosiddetta “identità di genere” fino ai corsi sull'affettivita’, senza una Ratio se non quella di includere ogni cosa in un mondo che vedono solo costoro che hanno partorito tiutto questo e qualche pedagogista loro sodale. La solita idea di ‘educare il popolo’ a quello che il popolo non sa ancora volere, per cui lo si deve fare in nome del progresso inclusivo. «La cultura progressista si auto interpreta come un tentativo di imporre un dover essere a un mondo che non ha un proprio essere, i valori a un mondo che ne è privo, come se le comunità non ne avessero di propri, come se il mondo della vita non fosse già un orizzonte di significati legati tra di loro da catene di rimandi, come se in esso non si fossero già da sempre strutturati sistemi di interazioni e forme di legame. Per il codice interpretativo del sistema culturale della sinistra progressista le forme di legame esistenti divengono semplicemente “disordine”» (Vincenzo Costa, Categorie della politica).
Basti sentire ciò che ha detto la segretaria del PD Schlein al convegno sulla scuola organizzato dal suo (triste) partito, liquidando la proposta, peraltro timida, di riforma come qualcosa di “repressivo e reazionario”, una visione che rappresenta «un desiderio impossibile di un passato che non può tornare» e che rischia di portare il sistema educativo italiano indietro nel tempo». Alla faccia, detto da coloro che in trent'anni di autonomia hanno portato la scuola a un analfabetismo funzionale di tale portata che le indagini Ocse-Pisa e Piaac fotografano inesorabilmente, non è accettabile. Non contenti, Anna Ascani sempre del PD, in un intervento su FanPage arriva addirittura a dire che Valditara attenta alla democrazia e che le sue linee guida propongono «la peggiore forma di diseguaglianza possibile, quella che riguarda i bambini, che non hanno meriti o colpe nell’essere nati dove sono nati». Che Valditara ha in testa una scuola elitaria e autoritaria il cui obiettivo è quello di dividere i buoni dai cattivi, i sufficienti dagli insufficienti. Detta da una e da un partito che ha sfornato più ignoranza che lavoratori, anzi hanno proprio azzerato entrambi con il jobs act in un vuoto pneumatico e senza ritorno. Insomma, non sanno che pesci pigliare e allora cercano la rissa pedagogico-ideologica, dimostrando, se ancora ce ne fosse bisogno, come questa sinistra progressista continui a considerare la realtà il suo nemico principale. E questa realtà è fatta di una scuola allo sbando, priva di contenuti, semplificata e banalizzata, che sforna diplomati ultra-dequalificati, senza lavoro… ma inclusiva. Il problema è che ci credono. Meno male che ci ha pensato uno come Canfora a dire qualche cosa di ovvio e sensato da sinistra. Ci voleva l’illustre intellettuale e grecista per affermare cose ovvie, ma sappiamo che nel tempo in cui affermare che la gente non sa più leggere né capire è cosa dura, bisogna incrociare le spade perché qualche pedagogo oltranzista poi si sente in dovere di bacchettare per tanto ingeneroso ardire.
Dice Canfora: «Io so quello che so a memoria...La memoria è lo strumento che ci dà tutto quel che sappiamo, mentre ciò che abbiamo dimenticato non è più nella nostra mente. Quindi la memoria va valorizzata al massimo, esercitata. Davvero mi pare un po’ fuori luogo da ogni logica questa insurrezione contro l’esercizio della memoria, fa ridere». Più oltre rincara la dise: «Il latino non si è mai capito perché debba essere considerato di destra: è patetico come modo di ragionare…Non vi è nulla di reazionario nello studio del latino: «Non voglio citare Concetto Marchesi, grande latinista, esponente di primo piano del comunismo italiano…». E già se lo sono dimenticato di Concetto Marchesi. «nessuno è morto di latino finora». Infatti. 
Sullo studio della Bibbia, che ha suscitato turbamenti nella galassia della sinistra progressista, Canfora afferma: «Mi pare un po’ approssimativo parlare di Bibbia, perché si tratta di testi di enorme rilievo storico che sono stati accorpati nel corso del tempo, mettendo insieme, con qualche fatica, una tradizione ebraica e quella cristiana» ma (intervistato da Radio Cusano) «la conoscenza della lingua greca e latina, partendo da un testo semplice e molto (si spera) conosciuto come il Vangelo di Marco è un’idea tutt’altro che da buttare via, non è né retriva né sovversiva». Che dire, nonostante la lucida posizione di uno come Canfora, la sinistra trash di questo paese convinta nel suo stalinismo di fondo (l'unica cosa che gli resiste) di essere nel giusto, continua imperterrita a picconare l'unico e ultimo baluardo necessario per la scalata sociale, l'istruzione, convinta che includerci tutti verso il baratro sia la cosa più democratica mentre dovrebbero pensare, perché sia vera inclusione, a permettere a tutti soprattutto a chi non ha i mezzi economici una vera cultura. La democrazia è se si passa dal piano formale a quello sostanziale, altrimenti non è democrazia: è solo ideologia, ovvero “falsa coscienza” come dice Marx. Ma per la sinistra trash che ha dimenticato Marx e Gramsci continuando sulla scia di un bleirismo di maniera e che impazzisce per Jovanotti e Fazio non c'è più speranza. E anche un Valditara diventa un pericolo.