Dopo l'ennesima riproposizione visiva della manifestazione di sabato 15 indetta da Serra-Repubblica in cui sono comparsi, tra i 30-40 mila aficionados della piazza radical chic, molti esponenti della sedicente sinistra vediamo di capire di quale piazza vogliamo parlare. Perché c'è piazza e piazza. Tralasciamo lo sconcerto che ci fa capire che la sinistra è morta e sepolta già da un po’, mi ha fatto venire le teaveggole qualche discorso che, al netto di molti particolari inquietanti di cui si è contornato, ad uno sguardo complessivo offre una chiara e mortificante valenza del suo significato politico. Una piazza di nostalgici radical chic, diciamo benestanti con lo stomaco pieno, totalmente inconsapevoli della loro collocazione storica e del concetto guida che li doveva rendere partecipi in quella piazza: ovvero quale Europa vogliamo?
Lascia basiti soprattutto le performances di quei paradossali intellettuali che hanno proposto tra il trito e il ritrito una visione romantica dell’Europa culturale che non esiste. Ad esempio Vecchioni. Una delusione totale. Naturalmente con qualche sforzo in più si poteva trovare un alfiere certamente meno imbarazzante e più credibile di Vecchioni, autore di un discorso pieno di razzismo culturale e infarcito di una raccapricciante superficialità. Mi spiace caro Vecchioni che ti è successo? Cosa ti ha indotto a dire panzanate di tale levatura? Hai buttato in un pentolone nomi celebri come fossero figurine dei calciatori Panini, senza renderti conto che tutti i nomi fatti, da Hegel a Marx, da Leopardi a Manzoni e così discorrendo, tutti costoro si ponevano agli antipodi rispetto a tutto quello che la piazza esprimeva. In primis di pensare che la tradizione culturale europea e le politiche dell’Unione Europea avessero qualcosa in comune tanto da farci comprendere la sprovvedutezza manifesta, visto che da trent'anni in qua l’intera spinta dinamica delle “riforme culturali europee” sono state proprio all’insegna di un americanizzazione oltranzista come modello di formazione per tutti noi, dalla Coca Cola a Babbo Natale per passare da halloween ci siamo fatti colonnizzare in tutto e per tutto. Sentendo il discorso di Vecchioni, spiace dirlo e lo dico con un profondo nodo in gola, ‘noi’ (Europa) abbiamo tali e tanti intellettuali da Pirandello a Hegel, da Dante a Manzoni mentre ‘voi’ (Russia) cosa avete? Veramente ha detto una panzana del genere. Spiace dirlo ma il discorso di Vecchioni è stato tristemente e volgarmente razzista. Bassamente razzista e per uno che ha insegnato letteratura anche un po’ ignorante. Inutile fare le fila dei diversi grandi scrittori, filosofi e quant'altro vogliamo che provengono da quelle aree geografiche, premi Nobel, profondi intellettuali che dicono moltissimo del profondo ceppo culturale che unisce questa Europa di cui, fatevene una ragione, la Russia fa parte. Per non dire di tutte le culture ‘altre’ che giungono da altre latitudini che rendono enorme il nostro debito a queste culture rendendoci meno autoreferenziali di quanto ahimè forse vorremmo. Ma cosa ti è capitato caro Vecchioni? È bastato sederti nei salotti della RAI con Gramellini per scendere di livello? Oppure ci siamo tutto sbagliati su ciò che pensavamo di te? Da quel palco il tuo discorso maleodorava di razzismo culturale in modo immotivato. C’è chi dice che quella piazza, che gu hai giustificato, era solo la piazza dei benestanti ZTL che difendevano i propri privilegi. Credo sia possibile, probabilmente è così visto anche chi ha caldeggiato questo riposizionamento ovvero Repubblica, un giornale che ha vissuto per anni con l'equivoco Berlusconi che andava a pennello per le loro rivalse politiche. Berlusconi ha giustificato per più di vent'anni il vuoto a sinistra; è stato la foglia di fico di una sinistra senza idee né programmi. Oggi questa foglia di fico non c'è più. Tutte le uscite demenziali ascoltate si mostravano totalmente inconsapevoli del gorgo in cui questo paese si è ritrovato dal 2000 ad oggi come, ad esempio, l’ incremento della povertà assoluta da 1 milione a 6 milioni di cittadini da cui possiamo solo verificare la totale falsa coscienza del loro status di privilegiati. Una tristezza infinita proveniva da quella piazza che illustrava in maniera angosciante il totale e lapalissiano analfabetismo politico di molta parte del ceto dirigente e delle sue espressioni mediatiche. C'è da pensare che chi li legge sono tenuti volontariamente in coma farmacologico da tutti coloro che scrivono su quei giornali offrendo la loro penna al principe di turno. Ed è bastata la chiamata alle armi qualche settimana, su iniziativa del ‘compagno’ Michele Serra, per vedere l'alzata dei cadaveri tirati fuori dal congelatore e condotti in piazza per sostenere un “sogno europeo” che sta solo nei loro cassetti e nelle loro teste. Una Europa che non c'è. Una massa eterogenea di benestanti con la pancia che inneggiano a più non posso per una libertà che loro per primi hanno sconfessato da più di vent'anni in qua accettando tutti i diktat di matrigna Europa. Stando sempre zitti senza mai alzare la testa. Povera Italia e povera Europa, ma non so se dopo tutto questo meritavamo una fine migliore...

