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Ferdinando Sabatino, nato a Milano nel 1960 si è laureato in Filosofia morale con Franco Fergnani presso l’Università degli studi di Milano con una tesi sulla medicalizzazione e lo stato giuridico della delinquenza in cui applica le tesi di Foucault nei codici penali pre-unitari fino al codice Zanardelli. Professore di Storia e filosofia e di Filosofia e scienze umane, è esperto nei processi socioculturali delle comunicazioni di massa. Si è interessato al pensiero organizzativo delle strutture industriali, già docente presso la Scuola di specializzazione per l'insegnamento secondario dell’Università degli studi di Milano, ha collaborato con la cattedra di Filosofia morale del Dipartimento di filosofia. Si occupa prevalentemente di storia dei sistemi di pensiero e di fenomeni collettivi, ha studiato le istituzioni totali come forme di potere su cui le società moderne hanno articolato aspetti ideologici di risocializzazione per giungere alle più sofisticate e complesse forme ideologiche contemporanee. Ha orientato recentemente i suoi interessi sui problemi della violenza collettiva ed etnica; sulla questione dei diritti e sul conflitto tra lavoro e capitale.
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"...bisogna discernere il rumore sordo e prolungato della battaglia"
Michel Foucault

sabato 23 agosto 2025

QUELL'EUROPA CHE NON C'È

Ferragosto e dintorni, è già tempo di valutazioni e bilanci. Siamo al Meeting di Rimini, storico incontro annuale organizzato da “Comunione e Liberazione” per trattare i temi più spinosi e urgenti della società attuale. Quest'anno “Nei luoghi deserti costruiremo con mattoni nuovi”, una citazione tratta dai “Cori da La Rocca” di Thomas Stearns Eliot, è il titolo scelto per l’edizione 2025 della famosa kermesse. Innovazione, competenze, sicurezza, ascolto e previdenza sono i “mattoni nuovi”,  le nuove parole scelte per affrontare le sfide del futuro che ci attende. Tra gli interventi di spicco c'è anche quello di Mario Draghi, l'uomo di Bruxelles che ‘tanto fece’ per il nostro paese nella fase pandemica (in senso ironico) dal passato con Goldman Sachs e alla BCE di grande liquidatore come lo defini Cossiga, non certo un pericoloso comunista. Il suo intervento dal titolo “Trasformate lo scetticismo in azione”,  è stato durissimo per toni nei confronti  dell'Unione Europea, asserendo che questa Europa è ormai "marginale e spettatrice" e dunque, per questo evidente motivo, condannata all' irrilevanza sul piano geopolitico. È una critica corretta benché creda fermamente che la questione sia ben più grave di come la dipinge il banchiere perché l'Unione Europea che vediamo non è solo irrilevante, marginale e spettatrice ma, vieppiu’, si è auto-condannata al ruolo di colonia americana, cane da guardia fedele dell'imperialismo americano. Difatti, in questa evidente stortura del suo storico mandato soprattutto per coloro che ci hanno creduto, è proprio l'Unione Europea molto più degli americani a volere che la guerra in Ucraina continui all'infinito portando una guerra che nessuno dei popoli vuole nei confini più interni dell'Europa. Una stranezza che non finisce ancora di stupire per le conseguenze che ha e che avrà sempre più in futuro. È infatti l'Unione Europea a lanciare il piano del Rearm Europe, un vero disastro sia sul piano strategico sia sul piano dello spreco dei denari pubblici a danno dei singoli paesi e delle loro popolazioni che non sono state minimamente interpellate per questo suicidio collettivo. Ma quello che Draghi non dice nel suo intervento è che tutto questo ‘fare’ dell'Europa non si presenta come una patologica deviazione rispetto a una struttura sana (il progetto europeo, il manifesto di Ventotene etc) perché l'Unione Europea, a mio modesto parere, è nata già deviata nelle sue stesse fondamenta perché si è costituita come l’unione del capitale europeo (e mondiale) contro i lavoratori, il lavoro e i popoli della sua Europa. Facciamoci alcune domande semplici, ma da quando esiste questa Europa i peggioramenti delle condizioni lavorative sono state costanti e definitive, con leggi sempre calate dall'alto dalla Troika contro i lavoratori e contro le residue forze sindacali che si sono opposte fino a perdere oggi presa sulle singole politiche nazionali. L'Europa ha azzerato ogni opposizione di sinistra, ogni dialettica parlamentare, ogni opposizione sindacale, anzi ha fatto di meglio: ha assorbito questa sinistra dentro il loro progetto di dominio capitalistico facendo di essa l’alfiere per eccellenza dei cambiamenti in atto. Nulla nel nostro paese e in Europa è passato senza il loro assenso. Una riorganizzazione verticistica del capitale a partire dal 1989, anno della caduta del muro e fine dell'URSS, che vede contestualmente la caduta verticale delle diverse sinistre ormai orfane di un padre originario dimenticandosi che il vero padre originario stava nel cuore della vecchia Europa e non a est. È nella nostra culla che sono nate le idee socialiste contro la barbarie del primo capitalismo che ci portò al baratro del grande conflitto a inizio XX secolo. A ben vedere questa Unione Europea non ha rappresentato geopoliticamente una potenza autonoma e sovrana dal momento della sua costituzione ma, al contrario, ha consolidato la sua subalternità alla civiltà del dollaro e al suo imperialismo storico fallendo riguardo la sua autonomia. Pur facendo, dunque, un'analisi parzialmente vera Draghi, anche al cospetto del fallimento cogente del compito originario europeo, continua a sostenere che essa debba essere salvata “whatever it takes”, per usare una sua celebre espressione. Nonostante tutto e contro ogni cosa. Forse anche che "ci vuole più Europa" per riprendere il prediletto slogan europeista. Ma purtroppo, e non solo per gli euroscettici convinti, questa Unione Europea con tutti i danni che ha fatto, e che farà ancora, è un treno verso il baratro alla cui guida stanno piloti che non sanno minimamente cosa fare, certamente non a difendere gli interessi dei loro paesi e dei loro popoli che li hanno votati. Questi anni di guerra, indipendentemente da cosa si pensi degli attori principali, lo stanno dimostrando ampiamente contro il mainstream mediatico che afferma il contrario e fiancheggia il conflitto contro una Russia che intende invadere l'Europa dopo l'Ucraina. Il problema è che ci credono veramente nella loro russofobica follia che ci impoverisce tutti.