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Ferdinando Sabatino, nato a Milano nel 1960 si è laureato in Filosofia morale con Franco Fergnani presso l’Università degli studi di Milano con una tesi sulla medicalizzazione e lo stato giuridico della delinquenza in cui applica le tesi di Foucault nei codici penali pre-unitari fino al codice Zanardelli. Professore di Storia e filosofia e di Filosofia e scienze umane, è esperto nei processi socioculturali delle comunicazioni di massa. Si è interessato al pensiero organizzativo delle strutture industriali, già docente presso la Scuola di specializzazione per l'insegnamento secondario dell’Università degli studi di Milano, ha collaborato con la cattedra di Filosofia morale del Dipartimento di filosofia. Si occupa prevalentemente di storia dei sistemi di pensiero e di fenomeni collettivi, ha studiato le istituzioni totali come forme di potere su cui le società moderne hanno articolato aspetti ideologici di risocializzazione per giungere alle più sofisticate e complesse forme ideologiche contemporanee. Ha orientato recentemente i suoi interessi sui problemi della violenza collettiva ed etnica; sulla questione dei diritti e sul conflitto tra lavoro e capitale.
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"...bisogna discernere il rumore sordo e prolungato della battaglia"
Michel Foucault

martedì 16 dicembre 2025

MA QUESTO DISAGIO DI CUI SI PARLA DA DOVE PROVIENE?

Mi è capitato di leggere l'ennesimo articolo sui docenti e la scuola in cui si riassumeva un' intervista rilasciata dallo psicoanalista Massimo Ammaniti su Repubblica, oggetto ovviamente l'inadeguatezza della scuola di fronte al disagio giovanile. Intervista del 2024 ma il periodo non conta, il tema invece sì. Lì per lì non è che fossi del tutto maldisposto al tema, anche io penso che, in fondo, qualcosa da rimettere in ordine ci sarebbe in questo mondo. Quello che proprio non mi va giù invece è questa sindrome da 'sparare sul pianista' che trovo veramente ingiuriosa, anche perché le soluzioni proposte sono più facili a dirsi che a farsi. Tutto queste malessere degli studenti, tutta questa fragilità a cui contribuisce la stessa scuola, tutti questi attacchi di panico, disturbi alimentari legati al contesto scolastico che non è più un luogo sicuro (perché mai lo dovrebbe essere poi?), tutta questa scuola che è rimasta indietro di fronte a questo disagio francamente lo trovo insopportabile. In fin dei conti la scuola riproduce quello che la società è; e la società, compreso le sue famiglie, sono questa roba qui, sono nuclei liquidi che hanno accettato le regole di una società individualista, consumista e affamata di protagonismo  e di successo basato sulla ricchezza. Si sono mai chiesti questi esperti da dove mai provenissero tutte queste anime perdute che trovano nella scuola un rifugio che non c'è? Da famiglie in crisi di identità che cercano di risolvere i loro problemi attraverso il consumo. E questo fin dalla tenera età dei loro pargoli che nascondono in campane di vetro. Il bambino frigna, tieni il giocattolo. C'è un disagio? Ok, eccoti la moto, il cellulare, l'Ipad. Insomma, ogni cosa ha un prezzo. Anche il disagio lo ha. Dunque? Perché non partire da lì?   Se sono cambiati i giovani il problema sta nel contesto non nella scuola che, spesso, si trova senza armi per combattere quel contesto. Anche la scuola è cambiata per queste pessime e ripetute riforme, andando incontro alle famiglie che cercano una facile uscita da questo 'purgatorio' che è la scuola. Sono famiglie iperprotettive come prodotti di una società sempre più atomizzata e individualista che ha fatto a meno del sapere, delle conoscenze. Non servono più per la scalata sociale, bisogna apparire e avere percorsi facilitati per poter essere. Si cerca la soluzione più comoda. Esattamente come quello che le famiglie richiedono alla scuola in tutti i modi attraverso certificazioni anche mediche. Questa è la realtà che non vogliamo vedere. Pertanto non è che cambiando i metodi di insegnamento per una supposta centralità dello studente (che nella scuola non è mai venuta meno) i docenti sarebbero finalmente in grado di muoversi in una platea che non li segue più. Il quadro dipinto da Ammaniti mi sembra troppo severo nei confronti di docenti che non vengono dal passato ma  hanno i piedi ben piantati in questo mondo, di educatori che educano quindi. Non è che per rispondere ai cambiamenti degli studenti l'istruzione debba snaturarsi a tal punto da diventare un'altra cosa. La scuola deve dare strumenti, visioni del futuro a tutti i suoi membri e questi strumenti richiedono tempo e fatica. L'inclusivita' sta nell'opportunita' date a ognuno che la voglia cogliere indipendentemente dal reddito, garantendo servizi e strumenti. Non facilitazioni o percorsi facilitati. Sarebbe un atto 'classista', forse quello più 'classista' se ci pensiamo bene poiché, alla fine, coloro che se ne avvantaggierebbero sarebbero solo quelli che provengono da famiglie benestanti con conoscenze amicali e disponibilità illimitate. Questa è la realtà della distruzione dell'istruzione di oggi. La scuola è sempre stata l'arma in più contro ogni tipo di blocco sociale, utile per la mobilità sociale che oggi è venuta meno. Un po' meno le sciocchezze che si dicono.